Le scelte del Presidente
Nessuna seria prospettiva per Bersani. Serve una politica per la crescita e le rifforme. In alternativa il voto, dopo aver fatto una nuova legge elettorale.

Così è avvenuto, e le elezioni del 24 e del 25 febbraio hanno consegnato l’ Italia ad una condizione che definire “immobilismo” è come chiamare gattone una tigre siberiana. Non so se sia veramente chiaro a tutti quanto quella scelta interna al Partito democratico è stata sciagurata e profondamente conservatrice, perché ha praticamente riportato indietro le lancette dell’ orologio della politica italiana ai tempi in cui la crisi e lo spread non mordevano ancora (almeno così si pensava) e quindi le giornate in parlamento si trascorrevano allegramente, azzuffandosi sul conflitto d’interesse e le leggi ad personam. Ebbene, quei tempi spensierati sono tornati: sospesi durante il periodo dell’ austerity montiana in cui si discuteva solo di riforma delle pensioni e del mercato del lavoro ( ma che noia!), probabilmente perché il Professore non sapeva divertirsi né divertire gli italiani che poi lo hanno per questo punito nelle cabine elettorali, ora hanno ripreso a girare con la loro frenetica e appassionante trama di eventi e personaggi da sceneggiata napoletana, i cui massimi capicomici sono Silvio Berlusconi in occhiali scuri e Ilda Bocassini, rossa di capelli e nero togata. Una coppia veramente teatrale che un po’ ricorderebbe i protagonisti della celebre novella di Pirandello, La patente, se non fosse che nella seconda la iella è solo un innocuo pretesto per fare quattrini, mentre nella prima il sesso con Ruby è diventato un contorto meccanismo giudiziario per trasferire il Cavaliere dalla Camera dei deputati alla galera.
Mentre, dunque, in tribunale si gioca la partita più entusiasmante del campionato, Bersani continua a rincorrere Grillo sui temi a lui cari della salute pubblica e della legge contro la corruzione, quindi sempre e comunque dell’antiberlusconismo, con la speranza di raccattare una manciata di voti e mettere su un governicchio insieme ad un movimento populista che pone al primo posto tra i suoi progetti l’ uscita dall’ eurozona. Contemporaneamente i deputati del Pdl guidano una marcia contro il tribunale di Milano, scambiandolo per la Bastiglia, e il loro leader invoca un presidente della Repubblica moderato minacciando (moderatamente) di far scoppiare le rivolte di piazza in caso contrario. Evidentemente il termine “moderato” presenta, per lui, un ampio margine di flessibilità nell’ uso.
A questo punto della storia, dopo che la corazzata Pd-Sel ha conquistato sia la presidenza della Camera con la vendoliana filopalestinese e terzomondista Boldrini, sia la presidenza del Senato con l’ ex-magistrato Grasso, giusto per dare un piccolo segnale di amore verso tutta la magistratura militante, appare evidente che l’ auspicabile soluzione di un governissimo di larghe e ragionate intese è naufragata o meglio è stata affondata dai siluri provenienti da sinistra e da destra. E visto che una soluzione, comunque, va trovata nel più breve tempo possibile, bisogna chiedersi che cosa sia realisticamente possibile augurarsi. Preclusa ogni forma d’intesa non solo col Pdl ma anche con Scelta civica, avendo respinto la candidatura di Monti alla presidenza del Senato, Bersani continuerà nella strada (che sembra più un vicolo cieco) dell’ accordo con Grillo. Napolitano sa bene quali sono le necessità del nostro Paese in questo momento e sa anche che un governo Bersani sostenuto dai grillini non garantirebbe nessuna prospettiva di stabilità e soprattutto di continuità con quella politica che soltanto pochi giorni fa il vicepresidente americano Joe Biden ha chiaramente elogiato.
Meglio, dunque, una volta fallito il tentativo di Bersani, un governo di scopo, guidato da una personalità di rilievo, questa volta non tecnica ma politica, che porti a compimento un programma essenziale, al primo punto del quale ci dovrà essere una nuova legge elettorale, e poi si ritorni subito a votare; sperando di non ritrovare sul palcoscenico le solite mascherine della commedia italiana a recitare le loro arcinote e deprimenti storielle.

Caro Roberto,le lancette del PD sono tornate indietro di 92 anni,(1921):
I giovani “turchi” sono i figli di un massimalismo sconfitto dalla storia,ma loro non se ne curano e vanno avanti,facendo la figura del “pesciolino rosso” che gira e gira e batte musate contro il vasetto.Condivido in buona misura la tua analisi.Leggo oggi le dichiarazioni di Zanda e mi prende lo sconforto.
Ma dove vivono lor signori?C’è un Paese alla canna del gas e questi vogliono mostrae muscoli”flaccidi” nei confronti del Cav.!!
Alla gente del Cav non importa un fico secco,preoccupano disoccupazione,tasse,