• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Meglio tardi che mai. Draghi ha demolito il liberismo miope tecnocratico della U

di Marco Mayer | 19 Aprile 2024

Meglio tardi che mai.  Mario Draghi alla conferenza di La Hulpe in Belgio ha fatto bene a demolire la teoria “boomerang” del playing field europeo che tanto ha danneggiato l’economia europea dalla crisi finanziaria del 2007/8 ai giorni nostri.  Come ha ricordato Startmag Draghi ha parlato chiaro: “l’Europa si è focalizzata sulle cose sbagliate. Ci siamo rivolti verso l’interno, vedendo in noi stessi i nostri concorrenti, anche in settori, come la difesa e l’energia, nei quali abbiamo profondi interessi comuni. Allo stesso tempo, non abbiamo guardato al di fuori” https://www.startmag.it/mondo/mario-draghi-discorso-competitivita-europea/

A questo punto la domanda da porre é la seguente. Perché  – a differenza degli Stati Uniti –  negli ultimi 15 anni la UE ha continuato a perseguire in modo ottuso e ostinato le condizioni “perfette” della  concorrenza al proprio interno come se l’Europa potesse essere immune rispetto alle dinamiche che da più di due decenni anni  caratterizzano l’ andamento dei mercati su scala globale? 

 Una prima risposta viene dalla Teoria dell’organizzazione.  La UE non é un attore politico di rilevanza globale e sappiamo che  – in assenza di stimoli politici –   qualunque tecno-burocrazia tende a ripetere in modo automatico  le  proprie pratiche abituali ignorando completamente ciò che succede all’esterno dei propri confini di competenza amministrativa, mi riferisco specificatamente “ai processi routinari prodotti dalla forza di inerzia”  descritti autorevolmente da Karl Pearson. 

 Una  seconda risposta attiene alla cultura politica dominante e chiama in causa una visione sbagliata del mercato globale e del suo impatto sul nostro continente della maggioranza degli economisti europei. Essi sembrano aver dimenticato i fondamentali del pensiero di Luigi  Einaudi, ovvero che  la formazione del prezzo di equilibrio tra domanda ed offerta in un regime di concorrenza  può realizzarsi a condizione che le istituzioni pubbliche siano in grado di imporre e garantire effettive condizioni di libertà, lealtà, ordine pubblico e giustizia.

 A tal proposito suggerisco ai lettori di Startmag di rileggere un passaggio esemplare delle lezioni di politica sociale di Einaudi:  

“Siete mai stati in un borgo di campagna in un giorno di fiera? Quella fiera è un mercato. Sulla fiera si offre di tutto e molti offrono la stessa cosa. Migliaia di compratori desiderosi di rifornirsi delle masserizie e cose che a loro mancano. Arrivano a torme e di bonora i compratori perché sanno che dove c’è grande concorso è sempre più facile trovare ciò di cui si ha bisogno e trovarlo alle migliori condizioni di prezzo. Giungono numerosi e puntuali anche i venditori perché sanno che dove c’è grande moltitudine di gente desiderosa di comprare è sempre più buon mercato ed i venditori di vendere a caro prezzo. Spinti da motivi opposti, essi si affrettano verso lo stesso luogo, verso la fiera, il mercato”… “Tutti coloro che vanno alla fiera sanno che questa non potrebbe aver luogo se, oltre ai banchi dei venditori ed oltre alla folla dei compratori, non ci fosse qualcos’altro: il cappello a due punte della coppia di carabinieri che si vede passare sulla piazza, la divisa della guardia municipale che fa tacere due che si sono presi a male parole, il palazzo del municipio, con il segretario ed il sindaco, la pretura e la conciliatura, il notaio che redige i contratti, l’avvocato cui si ricorre quando si crede di essere a torto imbrogliati in un contratto, il parroco, il quale ricorda i doveri del buon cristiano doveri che non bisogna mai dimenticare nemmeno alla fiera” . 
Ignorando la differenza abissale che intercorre tra le logiche che presiedono l’ idealtipo di mercato teorizzato da Luigi  Einaudi e le dinamiche che dominano il mercato globale il fondamentalismo liberista – come ha tante volte ripetuto Dani Rodrick – ha  fatto “più danni della grandine”.  Con il rapido succedersi di crisi economiche e finanziarie dal 1997 al 2008 l’inconsistenza empirica del pensiero liberista è emersa sempre più nitidamente. L’idea che globalizzando il mercato si potessero mantenere la trasparenza e l’equilibrio del mercato ha generato una visione falsa sui meccanismi di funzionamento dell’economia mondiale. 
Si pensi soltanto a quanto veniva sostenuto da Kenichi Ohmae – indicato dall’Economist come uno dei 5 guru mondiali del management: “Il potere sull’attività economica migrerà inevitabilmente alla rete senza confini formata dalle innumerevoli decisioni individuali prese a partire dalla realtà del mercato” . 

Negli ultimi venti anni é  accaduto esattamente l’opposto, ma solo dopo l’invasione dell’Ucraina e la pandemia gli economisti europei mainstream sembrano aver riscoperto l’ influenza di fattori politici nell’economia mondiale : il ruolo delle grandi potenze, il peso dei fattori geopolitici, l’impatto nell’economia della differenza tra  Stati di diritto e regimi democratici nonché  i rischi dei processi oligopolistici della globalizzazione su cui lo stesso Milton Friedman aveva formulato qualche dubbio.L’importante discorso di Mario Draghi solleva un  terzo aspetto. Esso chiama in causa direttamente la fragilità delle forze politiche all’interno dei paesi europei così come dei loro rappresentanti a Bruxelles a Strasburgo. Ciò che deve preoccupare é soprattutto 

la sua permeabilità trasversale rispetto alle pressione in chiaro e in scuro dei più potenti gruppi di interesse. 

A sinistra si è assistito al paradosso che in nome degli stessi principi di libera   concorrenza   si sono da un alto demonizzati i taxisti https://www.euronews.com/next/2022/07/11/uber-files-leak-reveals-how-uber-lobbied-leaders-and-duped-police-to-grab-new-marketse dall’altro spalancate le porte alle aziende cinesi digitali e di telecomunicazione sussidiate dalle politiche protezionistiche del Partito Comunista Cinese. A destra (penso in particolare alla  Germania di Alternative fur Deutschland e all’Ungheria di Orban)   in nome dei valori della tradizione e del conservatorismo si stanno legittimando gli obiettivi del neo imperialismo russo nonché  gli interessi delle industrie strategiche (vedi Rosatom)  della Federazione Russa. 

Ricordo, infine,  che sono passati ben 17 anni dal 5 novembre 2008, nel pieno di una delle più drammatiche fasi della crisi mondiale, la Regina Elisabetta II, durante la cerimonia di inaugurazione della nuova sede della London School of Economics la regina chiese polemicamente: ‘‘ E’ orrendo;  perché  nessuno si é accorto che la tempesta stava arrivando? La provocazione provocò un’ aspra discussione culminata nel forum indetto il 17 giugno 2009 dalla Royal British Academy for Humanities and Social Sciences. Dal convegno scaturì  una lettera alla Regina in cui si riconobbe l’incapacità della comunità mondiale degli economisti di prevedere il rischio globale determinato dalla interconnessione di molteplici squilibri di mercato ciascuno dei quali era stato – viceversa –   analizzato solo separatamente.  L’aspetto essenziale  è che  gli esperti della Corona britannica sottolinearono che l’interconnessione complessiva degli squilibri globali non è vigilata da nessuna autorità e provocata da molteplici attori politici statuali (Cina in primis) nonché da mega gruppi monopolistici le cui decisioni (o non decisioni) – scoordinate e potenzialmente in conflitto – producono strutturali distorsioni di mercato nell’arena economica globale. 

Mi auguro che in Europa il messaggio di Mario Draghi  trovi risposte politiche e intellettuali molto più rapide rispetto all’appello accorato lanciato dalla Regina  Elisabetta II tanti anni fa.

Marco Mayer

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, belgio, bruxelles, cerimonia, cina, crisi, crisi finanziaria, cultura politica, danni, discorso, draghi, economia europea, economia mondiale, europa, finanziaria, germania, globalizzazione, mario draghi, mercati, mercato, mondo, ordine pubblico, paesi europei, provocazione, regime

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti