Secondo il bravissimo commentatore del Corriere della Sera, Angelo Panebianco, è tutta colpa della legge elettorale proporzionale se all’interno di entrambe le coalizioni i partiti se le danno di santa ragione e non riescono a mettere assieme un programma condiviso.
Dove ha vissuto Panebianco dal ’94 (data di entrata in vigore del maggioritario) ad oggi?
Stava sulla luna quando il primo governo Berlusconi venne buttato giù dalle piroette dei suoi alleati, ancorché innescate da un avviso di garanzia emesso dalla solita e neutrale procura di Milano?
E si era trasferito su Marte quando, negli anni del centro-sinistra, si ebbero quattro governi in cinque anni e ci fu bisogno del soccorso dell’opposizione per non perdere faccia e dignità in politica estera?
Che il proporzionale esasperi le differenze è fuori di dubbio. Ma sarebbe forse meglio se le contraddizioni esplodessero all’indomani del voto, dopo averle tenute ben nascoste agli elettori?
Del resto il professor Panebianco non ha mai manifestato grande entusiasmo per il sistema appena mandato in soffitta. Ha ben potuto vedere come noi le conseguenze che esso ha avuto: moltiplicazione dei partiti, accentuato potere di ricatto perché con il maggioritario un 1% è più determinante ai fini della vittoria di quanto lo sia con il proporzionale, vischiosità e mancanza di ricambio, paralisi del governo. Forse che non abbiamo letto anche sul Corriere della Sera che Berlusconi non ha realizzato il suo programma e quest’ultimo addossare tutta la colpa ai riottosi alleati?
Infine, ma non meno importante: è giusto che le liti avvengano alla luce del sole e prima del voto.
Il vero problema (che prima o poi dovrà essere affrontato) è come si è giunti a questa situazione e a questi schieramenti. Panebianco lo sa quanto e meglio di noi. Per effetto di Tangentopoli e della fine della prima repubblica, si sono creati schieramenti raccogliticci: si sono messi assieme partiti che niente avevano in comune se non l’avere come riferimento gli stessi potentati economici, finanziari e mediatici. Il collante che tiene assieme i due poli è questo. Non è trasparente e non può essere preso in considerazione dagli elettori quando decidono del loro voto: semplicemente perché non tutti riescono a riconoscerlo.
Se non altro il proporzionale, rispetto al maggioritario, rende più difficile alle oligarchie e alle lobbies il controllo sulla società. Scusate se è poco.
Meglio litigare prima o dopo?
Per Panebianco, è colpa della legge elettorale proporzionale se all’interno di entrambe le coalizioni i partiti se le danno di santa ragione. Ma sarebbe forse meglio se le contraddizioni esplodessero all’indomani del voto, dopo averle tenute ben nascoste agli elettori? Se non altro il proporzionale, rispetto al maggioritario, rende più difficile alle oligarchie e alle lobbies il controllo sulla società.

“Se non altro il proporzionale, rispetto al maggioritario, rende più difficile alle oligarchie e alle lobbies il controllo sulla società.”….E’ già qualcosa ! MA NON E’ UN CASO SE LOBBIES ED OLIGARCHIE SI SONO PREMURATE DI TENER FUORI DAL GIOCO IL VOTO DI PREFERENZA!Spiegando al popolo che l’assenza è dovuta a motivi di “praticità”……ci risparmiano la fatica di scegliere le persone ! Ma…dove finisce il voto “personale,libero e segreto”,come proclama la nostra Costituzione ?Nella saccoccia delle oligarchie,che diamine!
Ho fatto anch’io queste considerazioni caro Cariglia (ovvero chi ha scritto questo commento) e ho pensato: ma vuoi vedere che è tutta colpa della democrazia se gli uomini possono esprimersi liberamente e a volte anche ECCESSIVAMENTE?
La verità è che questi hanno sempre litigato litigano e litigheranno, qualsiasi sia il sistema elettorale, perche contengono nel PENTO(L’UNI)ONE anime del sistema, dell’anti sistema e purtroppo anche dell’a-sistema (Francia o Spagna purché se magna insomma). Comunque sarebbe stato meglio che avessero litigato molto prima di mettere su la FABBRICA DEL PROGRAMMA, che come tutte le cose IRI-ZZATE, è stata un fallimento!
Del resto cosa si può pretendere da persone che “dicono quello che non pensano e fanno quello che non dicono?
Giampaolo Mercanzin