Matteo Renzi ha ereditato dalla precedente amministrazione problemi spinosi e questa non è una grande scoperta. Problemi che però devono esser considerati ancora più delicati perché le linee di divisione passavano e passano in gran parte all’interno del suo partito di riferimento, anzi d’appartenenza. Oltre a quelli di normale gestione, sono tre gli argomenti politicamente più qualificanti, avviati o da avviare verso una strada più o meno lunga di risoluzione: la tramvia al Duomo, la Tav con le annesse questioni della stazione e del sottoattraversamento, la città metropolitana ed i rapporti con le forze istituzionali, economiche e sociali che vi operano. In ciascuno di questi gruppi di problemi il sindaco ha colpito lateralmente ribaltando le logiche dello scontro frontale, trovando anche alleati preziosi e quasi concludenti.
Questione Duomo. Come sappiamo il problema è stato brillantemente risolto pedonalizzando l’area e suscitando attorno a questa idea un consenso che va al di là dell’ambito cittadino, ma che coinvolge il comune pensare di quanti, in Italia e nel mondo, sono criticamente attenti a Firenze nella salvaguardia della sua continuità, anche come premessa per una ripresa di centralità culturale, oltre la fruibilità turistica e di mero consumo. Curioso, ma significativo, che nuovi supporter di Renzi siano stati in questo frangente anche coloro [tipo ad esempio Ermete Realacci ed altri verdi effettivi o di complemento] che a suo tempo non avevano mancato di manifestare il loro consenso a Beppe Matulli.
Questione TAV. Non è risolta, ma ci sono le basi per un’intesa prossima ventura. Qualcuno probabilmente s’è domandato: la stazione di Foster, bellissima, a chi serve? E magari non ha trovato risposte soddisfacenti, se non altro in rapporto ai costi ed all’impiego di tempi. Il sindaco propone di risolvere il problema ridimensionando costi e forse tempi, ma riportando la stazione nel cuore della città, direttamente collegata al polo fieristico ed espositivo, da potenziare; si farà ugualmente il sottoattraversamento, ma il vecchio tracciato ferroviario dovrà servire come metropolitana di superficie. Su quest’ultimo punto è legittimo mantenere qualche perplessità, se non altro in ordine alla scarsa organicità dei tracciati ed all’insufficienza delle stazioni, ma tutto si può migliorare. Le categorie economiche fiorentine hanno già manifestato il loro consenso alla soluzione e anche questa circostanza costituisce un punto di forza.
Questione metropoli. E’ la più complessa e spinosa, non solo perché riguarda aspetti istituzionali, la cui soluzione è comunque da contrattarsi e decidersi in altri ambiti, ma anche perché i problemi realizzativi sono diversi e presentano concrete linee di divisione: ne cito al momento solo due perché sono quelli più presenti al dibattito in corso, l’aeroporto e la cittadella viola, ma per entrambe occorre sottolineare che la scelta dell’amministrazione fiorentina è stata quella di coinvolgere in primo luogo le forze che vi sono interessate, lasciando a queste l’onere della proposta e di rendere questa proposta credibile e suscettibile di essere realizzata. Sulla cittadella sono già state dette e spese molte parole, sull’aeroporto i mutamenti nelle vicende societarie hanno innescato un processo a cui difficilmente non potrà essere data risposta.
Un’ultima annotazione. Su tutti questi argomenti ed anche su altri sembra che il grande assente sia il partito a cui il sindaco appartiene, ma questa circostanza, al momento, non può essere fonte di meraviglia: privo di un gruppo dirigente autorevole, disorientato dagli effetti delle inchieste in corso, il partito democratico a livello fiorentino non naviga neppure a vista, ma resta agli ormeggi nel proprio porticciolo, con a bordo un equipaggio privo di comandante e forse anche delle bussole. Qualcuno invece prima o poi dovrà riprendere l’iniziativa della navigazione, magari approfittando dei nuovi assetti regionali in vista delle elezioni. Gli approcci laterali di Renzi possono andare benissimo in questa prima fase e supplire a molte carenze, ma prima o poi anche lui avrà necessità di un conforto strategico maggiore.
Silla Cellino

Caro Silla,
il silenzio della cittadinanza obbediente mi dice che siamo fuori della polis, e infatti alimentare il culto di un luogo significa renderlo apolitico. A Firenze si continua a navigare in quel culto apolitico e inutile è lo sforzo di dimostrare il contrario. Perciò ritengo che i comportamenti massivi del passato siano ben stampati nel futuro.
Solo per far osservare a Marzio Siracusa, che non conosco personalmente, ma che dai suoi interventi non mi sembra un lettore disattento, che probabilmente in questa occasione l’acidità prevale sull’attenzione. Se infatti c’è una cosa che caratterizza gli interventi su Pensalibero [ovviamente parlo in primo luogo per i miei] è proprio il disincanto, anche per personali e lontane vicissitudini, da una certa passione politica come in negativo la intende Siracusa. Da qui a non dover dare atto se qualcosa avviene in contrasto con comportamenti massivi del passato credo ne corra un bel po’.
Purtroppo molti ,e mi metto nel novero anch’ io , commentano in qualche modo un argomento ,solo per far ascoltare ad altri il rumore della propria voce. Non è un gran male ,tutto sommato : anche un rumore serve per destare l’attenzione su di una questione. La “pedonalizzazione del Duomo” era ed è un sistema rapido per derimere le questioni del treno nel centro storico . Adesso solo a piedi : peccato che si tratti solo del cortile interno della nostra Cattedrale ,e quindi ben vengano altre pedonalizzazioni . Del resto ,come avviene in molti centri storici di città europee ,che preservano i loro “salotti buoni” senza incertezze e con orgoglio.
Quanto alla questione “metropoli “,osservo solo che essa ha per ora solo incentivato le pretese dei centri minori , quasi fossero essi ,con i loro Sindaci , i capoluogo della metropoli . Sarebbe bene chiarire le cose ,in fondo .
Bene Renzi ,che evidentemente vuole essere ,più che un funzionario di partito travestito da Sindaco , un vero Sindaco di tutti i fiorentini . Magari anche ricreando un partito che oggi non può esistere ,come non esiste più nè a destra nè a sinistra , dato che la “voce del popolo” senza il voto di preferenza elettorale non c’ è più . E questo andrebbe ricordato anche al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ,se davvero vuol fare il garante della Costituzione…
Quando si decide che le cose vanno male vanno malissimo, quando si decide che vanno bene allora vanno benissimo. Quando si decide che una cosa è vecchia è vecchissima, ma se la vediamo nuova è nuovissima. La passione politica, anche in tempi tragici, è da sempre preconfezionata, figuriamoci oggi. Basta cambiare prospettiva e tutto cambia, ad esempio parlando della legge speciale per Firenze del cui frullato politico si insiste a tacere. E poi una considerazione che è sotto gli occhi da secoli: Brunelleschi geniale architetto nemmeno intuì cosa fosse l’urbanistica e da quel vacuum Firenze si porta dietro i suoi problemi. Chi avrà il coraggio di dire che la cattedrale è mortificata tra dei vicoli, che per ammirarla senza ridurla a panorama viene l’artrite cervicale, chi avrà il coraggio di dire fra lo scandalo e il sorrisino degli esperti che piazza Duomo non esiste ma potrebbe esistere demolendo il circostante ottocentesco? Argomento vecchio e improponibile? Ma allora smettiamo di giocare alla politica. Non solo la battaglia per piazza Duomo è una battaglia inventata, in cui Renzi non ha giocato nulla se non la dabbenaggine della platea di sinistra e di destra, ma ci sono piazze a Firenze ben più importanti e belle dell’invisibile piazza Duomo, e dico di piazza Tasso prima dell’alluvione, piazza del Carmine, del Cestello e S.Spirito, che aspettano dì essere restituite alla loro fiorentinità vera, e poi ci sono i larghi e i canti ridotti a magazzini di ferraglia automobilistica. Riscopra Renzi i salotti veri della città senza offrirsi al giornalismo compiaciuto.
Mi trovano perfettamente d’accordo i punti elencati da Silla.
Una riflessione sull’ultimo: è tutto vero, ma in questi mesi Matteo ha “riconquistato” un partito che sostanzialmente se lo era ritrovato non volendo come candidato. Dunque non è elemento scollato da esso.
Detto ciò, questa sera Alfredo Esposito, 31 anni, è stato eletto segretario cittadino del PD. Credo sia un buon segnale. Auguri, e buon lavoro