
Sergio Mattarella, ha colto l’occasione del viaggio in Francia, nella Provenza, per lanciare un importante messaggio all’Unione Europea in questo difficile momento storico in cui si sono smarriti nel mondo i saggi principi dell’umanità.
Nella Sua lucida visione della realtà, da Marsiglia, una città carolingia che si affaccia nel Mediterraneo, simbolo di libertà, uguaglianza e solidarietà umana, Sergio Mattarella ha detto: “Un capitalismo rampante, redivivi corsari alla ricerca di nuovi spazi o dello spazio tutto intero, un protezionismo che va corrodendo i gangli della convivenza internazionale. La delegittimazione dei consessi internazionali. Svegliati, Europa, di fronte a tutto questo. Non staremo a guardare noi del Vecchio Continente, mentre la regressione in corso minaccia di riportarci alla storia di esattamente cent’anni fa, quando tra le due guerre il dispotismo si imponeva con false promesse di efficienza e sicurezza, ma solo per portarci alla catastrofe”.
Non fa nomi, il Capo dello Stato, ma qualcuno ne viene in mente ascoltando le Sue parole evocative: “Neofeudatari del Terzo Millennio, novelli corsari a cui attribuire patenti, che aspirano a vedersi affidare signorie nella dimensione pubblica, per gestire parti dei beni comuni rappresentati dal cyberspazio nonché dallo spazio extra-atmosferico, quasi usurpatori delle sovranità democratiche”.
Se ancora sussistesse qualche dubbio, Mattarella cita un trattato internazionale, l’Outer Space Treaty: “Lo spazio extra-atmosferico, compresi la luna e gli altri corpi celesti, non è soggetto ad appropriazione da parte degli Stati, né sotto pretesa di sovranità, né per utilizzazione od occupazione, né per qualsiasi altro mezzo possibile”.
Insomma, la forza del diritto contrapposta alla forza della guerra corsara, ed è proprio sul diritto delle genti e dei popoli che verte questa prolusione letta di fronte al corpo docente e agli studenti dell’università di Aix-Marseille, che gli ha tributato gli onori del Dottorato.
Mattarella nella Sua prolusione ha detto: “Stato di diritto, rispetto delle regole, collaborazione e capacità d’ascolto: nelle società umane e nella società delle nazioni. Nulla è definitivo, tutto si deve adattare alle mutate circostanze, e l’ordine internazionale, come tutti i contratti sociali e le strutture politiche, ribadisce la propria funzione, conferma la propria stabilità, se alimentato con impegno, sviluppando capacità di ascolto e cooperazione. È però proprio questo ciò che pare essere sempre più scarso, o reso più debole dalle pulsioni, le ambizioni di attori che ritengono di poter giocare una partita in nuove e più favorevoli condizioni, con l’attenuarsi delle remore rappresentate dalle possibili reazioni della comunità internazionale”.
Un inno al multilateralismo, quello che Mattarella ha pronunciato fasciato da una veste con un tocco rosso a fasce bianche, segno della sua nuova dignità accademica. Un multilateralismo rappresentato dall’Onu ma contrastato ora più che mai dai segnali arrivati da Stati Uniti e Israele che hanno abbandonato l’UNHCR.
Il Presidente ricorda: “I detrattori dell’Organizzazione dimenticano il suo ruolo cruciale nel processo di decolonizzazione, o nella costruzione di un impianto normativo per arginare l’escalation militare e favorire il disarmo, che traccia un calzante e preoccupante parallelo tra il Palazzo di Vetro di oggi e la sventurata esperienza della Società delle nazioni, tra le due guerre. Finì male, nel 1939, e se la storia non è destinata a ripetersi pedissequamente, dagli errori compiuti dagli uomini nella storia non si finisce mai di apprendere. A partire dalla constatazione, necessaria, che la crisi economica mondiale del 1929 scosse le basi dell’economia globale e alimentò una spirale di protezionismo, di misure unilaterali, con il progressivo erodersi delle alleanze. Non solo: fenomeni di carattere autoritario presero il sopravvento in alcuni Paesi, attratti dalla favola che regimi dispotici e illiberali fossero più efficaci nella tutela degli interessi nazionali”.
Si lasciano pochi dubbi su quali siano le preoccupazioni del Quirinale. Anzi, il discorso si fa esplicito: “Anziché cooperazione, a prevalere fu il criterio della dominazione. E furono guerre di conquista. Fu questo il progetto del Terzo Reich in Europa. L’odierna aggressione russa all’Ucraina è di questa natura. Ugualmente assistiamo anche a fenomeni di protezionismo di ritorno di fronte ai quali sarebbe opportuno tenere a mente che quella fase culminò con il ritiro di Washington proprio dalla Società delle Nazioni, e si trattò, per gli Usa, del cedimento alla tentazione dell’isolazionismo che rafforzò i tiranni e accelerò la tragedia. Quindi sia chiaro: la strategia dell’appeasement non funzionò nel 1938. Quando riflettiamo sulle prospettive di pace in Ucraina dobbiamo averne consapevolezza. Tanto più che l’utopia di un mondo unipolare si è consumata nel tempo di poco più di un ventennio e quindi chi pensa di far da solo è in ritardo sulla Storia, anche se tenta il ritorno alla politica delle sfere d’influenza. Anche qui non si dimentichi che fu proprio la politica delle sfere d’influenza a tenere l’Europa in stato di minorità. Allora ci si chieda, da questa parte dell’Atlantico: l’Europa intende essere oggetto nella disputa internazionale, area in cui altri esercitino la loro influenza, o, invece, divenire soggetto di politica internazionale, nell’affermazione dei valori della propria civiltà? Può accettare di essere schiacciata tra oligarchie e autocrazie?. Un vassallaggio felice, che si compie in un protettorato morbido ma che non può accontentare i liberi. Bisogna scegliere perché l’Europa è il più avanzato progetto, ed esempio di successo di pace e democrazia nella storia e non tradirà libertà e democrazia, dandosi i necessari strumenti per una politica estera e di difesa comune più incisiva, capace di trasmettere fiducia nei confronti del ruolo europeo nella risposta alle sfide globali. Una forza tranquilla, che fa del diritto internazionale e del suo rispetto la base di un autentico multilateralismo per salvaguardare la sicurezza ed il benessere dei popoli europei e contribuire alla pace mondiale, a partire dalla dimensione mediterranea e dal rapporto con il contiguo continente africano. Una strada che non è quella dell’abbandono degli organismi internazionali né quella del ripudio dei principi e delle norme che ci governano, ma di una profonda e condivisa riforma del sistema multilaterale, più inclusiva ed egualitaria rispetto a quanto furono capaci di fare le potenze vincitrici della seconda guerra mondiale. È da qui, dal mondo nuovo iniziato nel 1945, che bisogna ripartire. Per non tornare a quello del 1939”.
Il monito del Presidente Mattarella è molto forte, doveroso e condivisibile, oggi più che mai in cui la maggioranza di governo in Italia non è certamente rassicurante sui principi e sulle preoccupazioni manifestate. Preoccupazioni che hanno un triste riscontro nella realtà dei nostri giorni e che abbiamo manifestato ripetutamente dalle pagine di questo giornale.
Salvatore Rondello

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