Mi sia consentito, nel momento stesso in cui è arrivata la bella notizia della liberazione del giornalista di Repubblica, Daniele Mastrogiacomo, di rivolgere un commosso pensiero alla famiglia del suo autista, sgozzato barbaramente alcuni giorni fa e per il quale quasi nessuna parola è stata spesa dai corrispondenti italiani, dai politici e da Gino Strada nel corso delle edizioni straordinarie dei vari Tg. Unica eccezione, ma non avevo dubbi, quella di Capuozzo.
Altro aspetto da valutare, anch’esso toccato solo da Capuozzo, è quello del prezzo della liberazione. Cinque talebani liberati e, forse, anche un pagamento in denaro.
Insieme alla gioia per la liberazione di Mastrogiacomo, sarebbe anche opportuno esprimere la forte preoccupazione che la vicenda suscita per il futuro.
Gli italiani sono ormai divenuti i bersagli preferiti per i tagliagole talebani; del resto non potrebbe essere altrimenti con un paese che ha delegittimato in poco tempo le proprie strutture di intelligence, con un governo che è capace solo di proporre di allargare le trattative agli stessi tagliagole che lo ricattano.
A questo punto sarebbe meglio venire via del tutto: per la sicurezza dei nostri e per quella degli alleati, per i quali la nostra presenza, in queste condizioni, è fonte solo di maggiori pericoli.
Sono contento per Mastrogiacomo, sinceramente, ma mi vergogno del passaporto che ho.
Pio Borri

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