Non siamo sicuri che l’esclusione del diplomatico libanese, l’ex console generale a Los Angeles, Johnny Ibrahim, come nuovo ambasciatore del Libano presso la Santa Sede sia dipesa dalla sua antica affiliazione massonica, come lo stesso diplomatico ha confermato di essere a suo tempo appartenuto ad una loggia di lingua francese. L’incompatibilità fra massoneria e Chiesa cattolica notoriamente fu stigmatizzata nel 1983 dall’allora Prefetto Ratzinger e valeva per i massoni “professi”. Invece per coloro che decidessero di abbandonare la setta massonica sarebbero considerati “figli prodighi” e riammessi entusiasticamente nel contesto chiesastico. Se invece così non fosse, che il peccato di disobbedienza (di questo si tratta per i massoni) non possa essere sanato neppure in occasione di pentimento e revoca dell’adesione, occorrerebbe rivedere le credenziali a tutta la nomenclatura vaticanesca alla ricerca degli eterni reprobi.
Che siano altre le cause del diniego per la nomina ad ambasciatore lo intuiamo per analogia con un altro caso paradigmatico diplomatico: l’esclusione di Laurent Stefanini come ambasciatore francese presso la Santa Sede; una rottura ancora non ricomposta dai tempi di François Hollande che va al di là del rifiuto della nomina – apparentemente – a causa della sua omosessualità divenuta notoria con l’outing su alcuni media che scatenò a suo tempo una campagna contro la sua candidatura fatta da ambienti francesi integralisti. Questo rifiuto sarebbe tanto più anomalo in quanto i gay, pur considerati “malati” per la Chiesa, ebbero già la tolleranza – perdono da papa Francesco quando dichiarò ai giornalisti sull’aereo da Rio de Janeiro a Roma: << Chi sono io per giudicare i gay? >> e aggiunse in altra occasione: << Accogliete gay e trans, è quello che farebbe Gesù!>>. Quindi le ragioni del rifiuto per Johnny Ibrahim e Laurent Stefanini debbono essere altre. Anche perché le loro credenziali professionali sono invidiabili.
Per la Francia abbiamo più indizi che portano a negare quella motivazione omosessuale nel rifiuto di Laurent Stefanini, nonostante il diplomatico si fosse recato personalmente a Roma per incontrare il Papa, la posizione Oltretevere non mutò. Nell’aprile scorso, Stefanini e il Pontefice avevano passato oltre quaranta minuti insieme, parlando e pregando. Successivamente la Santa Sede aveva ribadito in modo ufficioso che il punto della discordia non era tanto l’omosessualità di Stefanini, quanto la violazione da parte di Parigi di una delle regole più basilari della diplomazia internazionale: quando si chiede l’agreement a un altro Stato si aspetta di ricevere una risposta prima di dare pubblicamente il nome come certo. La nomina di Stefanini era stata invece pubblicata dal Figaro già nel gennaio scorso. Ma anche questa motivazione fatta più di forma che di sostanza appare pretestuosa. Il fatto vero è che con la Francia la Chiesa cattolica non se l’è mai detta troppo: troppo libertaria, troppo “gallicana”, troppo atea. Soprattutto con François Hollande i rapporti sono peggiorati e i segnali che arrivarono dal Vaticano non furono di una prossima riconciliazione; nonostante la missione in Vaticano il 18 ottobre 2015 del ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve (ora è Primo Ministro), per la beatificazione di due francesi. Si era anche parlato di una possibile visita in Francia di Francesco, celebrato da Le Point come “l’uomo più influente dell’Occidente”, ma l’appuntamento è stato rinviato a data da destinarsi. Il governo francese ha dunque deciso di non presentare alcun altro diplomatico per tutto il 2017. A questo punto, sarà probabilmente il prossimo presidente ad occuparsi di ricucire i rapporti con la Santa Sede, nominando finalmente un ambasciatore. Anche se Emmanuel Macron non appaia esente da vizi per la Chiesa cattolica pur essendo di formazione cattolica ma progressista sul piano dei diritti civili.
Quindi i Fratelli e i Gay del Vaticano si tranquillizzino, continuino pure i loro giochi; nessuno sarà licenziato per le proprie “ appartenenze”.
Guglielmo Adilardi

Lascia un commento