Un grosso masso da un anno blocca una provinciale nel Cilento. Sarcasticamente gli hanno fatto anche la festa di compleanno. Per questioni burocratiche non è stato rimosso. Ma tanto ci passano attorno anche le ambulanze. Costumi italici: strada bloccata, segnaletica ignorata.
Piuttosto di fare un giro lungo si sfiora l’ostacolo. Tutto questo in una delle zone turistiche più belle e bramate d’Italia. Fra un poco, se non lo tolgono, quel masso diventerà un monumento agli eterni nodi d’Italia. E’ già un cartolina turistica.
Nonostante la Variante di Valico che ha effettivamente dato una bella svolta ai rapporti stradali nord sud, in giro per il Paese rimangono tanti tratti di autostrade, superstrade e strade di grande comunicazione e ad alta intensità di traffico che rimangono veri e propri imbuti.
Basta un quarto di flusso veicolare in più del normale che tutto diventa coda. Ce ne sono al nord, al centro, al sud, a est come a ovest: in questa geografia dei nodi stradali d’Italia più eterni del ritornello quest’anno abbassiamo le tasse non c’è differenza tra regioni ricche e regioni povere, tra amministrazioni gialle, verdi o blu, i nodi sono democraticamente disseminati dalla Campania al Veneto, dalla Toscana al Trentino. Ma quello che fa più pensare è che molti nodi e molti tratti critici sono conosciuti da anni e decenni e i rimedi attuati sembrano marginali e transitori.
Certo non si possono immaginare le quattro corsie ovunque ma in un pezzo di autostrada a pagamento di 30 chilometri, la A14 da Imola a Bologna San Lazzaro, che soprattutto d’estate diventa l’imbuto per eccellenza nei giorni dell’esodo, cioè quasi sempre, nei grandi progetti di sviluppo infrastrutturale si potrebbe pensare a qualche alternativa: allargare il tratto esistente o fare una variante.
La dorsale adriatica che si inerpica verso l’Emilia convoglia tutto il traffico che viene dalla costa riminese e marchigiana e poco prima di Imola ospita l’afflusso della diramazione per Ravenna che collega i lidi ravennati tipo Cervia, Milano Marittima, ma anche Cesenatico e marine varie. Magari a novembre non è un nodo ma per altri 8 mesi dell’anno lo diventa.
Se nel Cilento c’è un solo masso che blocca una provinciale, sulla E45 la Orte-Perugia-Ravenna sono i crateri e le buche, gli eterni cantieri e i restringimenti a determinare chilometri di nodi ed imbuti.
E’ una superstrada gratis nel senso che non c’è pedaggio e pare che molte imprese di trasporto preferiscano risparmiare persino sul pedaggio autostradale visti i tempi di crisi. Ma senza tener conto dicono molti camionisti che risparmi sul pedaggio ma ci rimetti in pneumatici, ammortizzatori e cerchioni.
La superstrada non ha corsia d’emergenza e le carreggiate non sono amplissime. Il bello è che se ne parla da decenni e interventi sostanziali non sembrano alle viste. Un tempo c’era il grande nodo della tangenziale di Mestre poi ben risolto dal tanto celebrato Passante di Mestre.
Ma per quelli che rimangono all’interno del perimetro c’è il nodo Venezia Est San Donà di Piave. I flussi per Jesolo Lido non sono una scoperta dell’altro giorno, eppure la raggiungibilità di quei lidi è fra le più complicate e lente d’Italia. Più a est di segnala il nodo storico verso i confini con la Slovenia e l’Austria: i tratti Palmanova Villesse Gorizia sono spesso sinonimo di rallentamenti e code.
Ma l’elenco è lungo: provate la Padova Cittadella o la Treviso Conegliano, provate il primo tratto dell’Autopalio tra Firenze Impruneta e San Casciano al netto dei cantieri, provate qualche sabato la A22 tra Verona Nord e Trento.
Non citiamo le diramazioni di Roma Nord e Sud e il tratto urbano della A24 perché quelli sono icone storiche dei nodi, come alcuni tratti della tangenziale di Milano e di Napoli. Insomma d’estate vengono a galla nodi nuovi ma tutto l’anno abbiamo i nodi storici. Se siamo una società fondata sulle comunicazioni perché dobbiamo vivere come se andassimo ancora a cavallo? O col treno a vapore? Ci mancano le carrozze per sognare.
Fabrizio Binacchi

Lascia un commento