
La nomina di Mario Monti a senatore a vita con la possibilità di vederlo a capo di un governo di transizione ha risvegliato l’opinione pubblica. Ore di fuoco per le redazioni che, tra pareri favorevoli e contrari, interviste e sondaggi, hanno messo insieme un quadro dettagliato della situazione attuale, con una coda di ipotesi e scenari possibili all’indomani delle dimissioni di Silvio Berlusconi.
Ma vediamo come alcuni illustri giornalisti, nelle ultime ore o anni addietro, hanno scritto e parlato dell’ex Commissario Europeo.
Tra le riflessioni più recenti vi sono quelle di Eugenio Scalfari, ospite nella puntata del 9 novembre di “Otto e mezzo”, il programma di Lilli Gruber in onda su La7. La nomina di Monti è una indicazione precisa, dice Scalfari aggiungendo, poi: “Napolitano secondo me è un genio della politica per esperienza e per intelligenza”.
Ma sulla nomina di Monti, in particolare, il fondatore di Repubblica non indugia: “Rompe tutti i giochi, cioè Monti diventa quello che merita di diventare e cioè un padre della Patria, non è un tecnico adesso, è un senatore a vita. E quindi riconosciuto come tale dal Capo dello Stato che lo nomina, faccio osservare, nel posto lasciato libero, vacante, perché i senatori a vita sono cinque”. Il posto che manca è quello che Napolitano lasciò libero perché diventò Presidente della Repubblica, spiega ancora Eugenio Scalfari. E quando Gruber gli chiede “Cosa potrebbe diventare Mario Monti?”, Scalfari risponde: “Potrebbe diventare, ma le scelte poi le fa naturalmente Napolitano, l’incaricato di fare il nuovo governo”.
Di Mario Monti, Scalfari ha scritto molte volte nella sua trentennale attività di direttore e di editorialista di Repubblica.
Spulciando tra gli archivi abbiamo trovato, ad esempio, un editoriale del 30 ottobre 1995, nel quale Scalfari inseriva Monti in un ristretto elenco di personalità che avrebbero potuto rappresentare una sorta di compromesso tra il partito industriale e il resto del Paese. “Protagonisti moderati” li definiva Scalfari, “Con buona cultura economica, avvezzi al pragmatismo e alieni da ogni tentazione ideologica, parlo di un Ciampi, di un Amato, di un Prodi, di un Mario Monti, di Lamberto Dini”.
Ma non era sempre stato d’accordo, Scalfari, con l’economista Monti. Qualche anno prima, nel giorno di ferragosto del 1989, sempre sulla prima pagina di Repubblica, il direttore, rivolgendosi al Ministro Carli (Caro ministro Carli, userò anch’io il genere epistolare inaugurato da Mario Monti domenica scorsa per discutere una questione di grande interesse…) prese le distanze dalla stessa lettera di Monti, sentendo il bisogno di chiarire questioni, a suo dire, “assai malposte”.
Un giornalista che, in qualche modo, aveva difeso Monti, era Montanelli. Si ricorda (lo fa anche Travaglio in uno dei suoi libri) un episodio importante nella storia economica italiana, quando, cioè, Cuccia “fa cacciare i due consiglieri non fidatissimi, Sergio Siglienti e Mario Monti”. La Voce del giorno dopo “gli dedica una delle sue copertina più truculente: il volto minaccioso di Cuccia di fianco a quelli di Gianfranco Fini e Pietro Pacciani, sotto il titolo 25 aprile 1994… e liberaci dai mostri”. Indubbiamente Montanelli apprezzava le qualità del presidente della Bocconi, poi commissario europeo. Lo disse chiaramente nel corso di una intervista rilasciata a Curzio Maltese, a proposito di Berlusconi: “Alla fine, anche per fare un regime ci vogliono persone di qualità. Quelli di qualità, da Mario Monti in poi, gli hanno detto no”. (la Primavera di MicroMega dell’8 maggio 2001).
Di Berlusconi si sa che in tempi non sospetti l’avrebbe voluto alla direzione generale della Banca d’Italia. Il cavaliere in effetti ha più volte corteggiato l’economista Monti immaginando per lui incarichi e ruoli di primo piano. Lo scrive anche Bruno Vespa in “La corsa”, uno dei suoi resoconti annuali in 400 pagine sullo stato del Paese e degli inciuci politici che lo reggono. Proprio in questo volume, pubblicato nel 1998, Vespa dedica più di un paragrafo a “Mario Monti, il professore indipendente”. Ed è curioso che proprio nell’attacco, il conduttore di Porta A Porta, scrivesse: “Ci sono tre incarichi ai quali difficilmente Mario Monti potrebbe sottrarsi: governatore della Banca d’Italia, presidente del Consiglio, capo dello Stato. Chi lo conosce bene, tende peraltro a escludere il secondo”. Mentre nell’ultima delle nove pagine a lui dedicate, Vespa porta Monti a ragionare su una ipotesi “Quirinale”. E la risposta è: “Sono sicuro che se le dessi una risposta positiva, qualcuno penserebbe che sto facendo dei pensieri. Preferirei quindi che lei non mi facesse la domanda”.
Tra gli apprezzamenti rivolti a Monti in tempi non lontani ma comunque non sospetti, ci piace ricordare quanto detto da Paolo Mieli nel corso di una delle giornate di “Cortina Incontra”. E’ l’8 agosto di quest’anno. E Mieli, alla domanda se Monti possa essere il leader di qualsiasi coalizione, risponde: “Io credo che Mario Monti potrebbe essere un leader per tutte le combinazioni e forse anche qualcosa di più. Nel senso che anche i marziani o i venusiani che comandassero in Italia concorderebbero su Monti. Con una condizione. Credo che Monti chiederebbe una deroga per un programma di gestione definitiva e non temporanea”.
Ancora una curiosità. Il 20 dicembre 2005, un blog di giovani del centro sinistra, analizzando il momento politico, titola: “Mario Monti sarà il prossimo Presidente del Consiglio”. Il nome del blog è “Il centrosinistra dei giovani. I giovani e le nuove politiche progressiste italiane” (ha cessato gli aggiornamenti nel 2008). Il link è questo: http://ilcentrosinistradeigiovani.blogosfere.it/2005/12/mario-monti-sar.html

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