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Marco Furfaro, quel movimentista anarco-radical-poco-chic nel “nuovo corso” di Zingaretti.

di Alessandro Silvestri | 8 Agosto 2019

Avrebbe potuto restare alla ribalta per qualche stagione come il “Pablo Iglesias italiano” ma da quando si tagliò il codino e si chiarì le idee su cosa voleva fare da grande, Marco Furfaro 39 anni, famiglia operaia da Agliana (PT) è stato uno dei pochi della generazione di mezzo, a bucara la cappa di piombo che grava sull’ascensore politico del paese.
Cominciò il suo percorso un po’ accidentato ma consapevole, con la passione per l’azione umanitaria tra le macerie della ex Jugoslavia, per poi approdare alla politica dalla porta principale divenendo un po’ rocambolescamente l’assistente dell’europarlamentare, astronauta e scienziato Umberto Guidoni eletto allora all’Europarlamento per i Comunisti Italiani.

E un po’ comunista Furfaro lo è rimasto sempre anche se dall’osservatorio privilegiato della UE, ha potuto toccare con mano più che la volatilità ideologica, l’entità dell’aspetto pragmatico alla risoluzione dei problemi concreti, non solo periferici, ma globali, oggi così drammaticamente d’attualità con la presa di coscienza del sovraccarico in atto per tutto l’ecosistema mondiale. Corrente stakanovista, visto che per fare bella figura e non deludere le aspettative, tra commissioni, riunioni, tavoli di lavoro e studio (perché è del tutto evidente che chi ha ambizioni politiche deve sottoporsi a continui corsi di aggiornamento ed avere capacità di lavorare almeno 12 ore al giorno) ha preferito non fare il turista privilegiato a Bruxelles, ma stare al pezzo. Ah questi neofiti!

Lo abbiamo incontrato a Fucecchio dove ha animato un dibattito sul futuro della sinistra e sulla emergenza ambientale, alla Festa del PD locale, sapientemente introdotto ed intervistato da Domenico Guarino di Controradio. Furfaro è praticamente l’unico toscano del nuovo corso zingarettiano e anche se ancora giovane alle nostre latitudini (altrove i quarantenni corrono già per la guida dei governi) ha un curriculum vitae tutto improntato dai suoi incontri irresistibili con gli epigoni della sinistra radicale italica. Da Nichi Vendola a Giuliano Pisapia, da SEL a Futura con Laura Boldrini.
Una sinistra rimasta però con poche idee, senza più leader e senza più prospettive, ma capace ancora di insultare e puntare il dito verso coloro che fanno le scelte di Marco Furfaro. Quelle di rilanciare e ridefinire il ruolo del centro-sinistra a partire dall’unico partito rimasto in piedi (pur tra notevoli difficoltà) per dare battaglia.
Certo, non è che l’accoglienza nel PD sia stata tutta rose e fiori, specialmente dalle parti della ex maggioranza renziana, ma il pelo sullo stomaco il “ragazzo” ce l’ha già bello robusto.

E oltre che comunista, pure moderatamente radicale un po’ lo è rimasto (ma come diceva Montanelli, di quelli che odorano di bucato appena fatto) parlando dei temi del lavoro sottopagato e sotto ricatto, condizione nella quale si trova la maggioranza di quelli della sua generazione e di quelle successive; dello spettro dell’incertezza e della mancanza di un senso comune di appartenenza che attanaglia la società, sempre più fatta di individui soli e abbandonati, al senso di impotenza rispetto all’attualità dei problemi e di ciò che accade intorno a noi; alla drastica caduta delle aspettative dei giovani universitari, costretti a subire anni lunghissimi di precarietà o in alternativa ad espatriare; del continuo lavorio mediatico dell’attuale Governo che non corrisponde ad effettivi miglioramenti delle condizioni socioeconomiche del paese; all’ondata di odio che il ministro Salvini alimenta in continuazione, scatenando una facilmente prevedibile “guerra tra poveri” dove solitamente sono i ricchi a vincere. La “Flat-Tax” conti alla mano conviene soltanto a quelli che guadagnano da 100.000 euro in sù…

Ricorda il Manifesto di Ventotene ma cita solo Rossi e Spinelli (dimenticando il socialista Eugenio Colorni assassinato a Roma dalla Banda Koch nel maggio del 1944). Cita ancora l’immacabile Gramsci ma anche la Arendt e Bauman, ovvero dei pensatori laici e non dogmatici del ‘900, e sarebbe bene che anche in Italia la sinistra facesse definitivamente la sua Bad Godesberg, aprendosi a tutti i più originali contributi di idee al progresso umano a disposizione, da Bernstein a Popper, da Russell a Chomsky senza dimenticare i nostri Salvemini, Croce, Rosselli, Silone, Bobbio…troppo spesso ingiustamente e improvvidamente dimenticati.

Si finisce parlando del tema di più stretta attualità del momento, questo fantomatico “Overshot Day” che ci dice improvvisamente e brutalmente come ogni anno consumiamo più risorse di quanto il nostro pianeta sia in grado di offrircene e che stiamo correndo inconsapevolmente ma spediti, verso il baratro, non tanto per il pianeta che sopravviverà imperterrito per altri milioni di anni, ma per noialtri, il genere umano, che rischiamo di scomparire per non essere stati in grado di rispettare, salvaguardare e dare il giusto valore alle risorse a nostra disposizione.
Qualcuno azzarda che abbiamo ancora 12 anni di tempo prima del “punto di non ritorno” prima del tuffo definitivo dall’antropocentrismo all’entropia.

E non possiamo dire che non ci avevano avvertiti, tanto il geniale Einstein che alla domanda con quali armi si sarebbe combattuta la III Guerra Mondiale rispose “non lo so, ma la quarta con le pietre” sia a partire dagli illuministi del XVIII secolo che cominciano a porre il tema del rapporto tra l’uomo e il pianeta. Persino la politica, buona ultima, dopo la nascita formale dell’ambientalismo negli anni ‘60, si occupa seriamente del tema a partire da quel “Rapporto Brundtland” intitolato “OUR COMMON FUTURE” dove i socialisti europei (già proprio loro, o non dovevano scomparire come specie ormai in via d’estinzione, secondo il mainstream?) tracciano negli anni ‘80 le linee guida dello “sviluppo sostenibile”.
Peccato soltanto che i media (soprattutto i nostri, impastoiati come sono nelle quotidiane beghe ultra-provinciali imposte da un certo leaderismo straccione e da operetta) se ne stiano accorgendo con una trentina e passa di anni di ritardo.

Insomma, ammesso che vivremo, vedremo.

Alessandro Silvestri

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: anni, bad godesberg, battaglia, bruxelles, conti, disposizione, emergenza, euro, futuro, giovani, governo, il manifesto, italia, Laici, lavoro, nuovo corso, pd, roma, sel, sinistra radicale, socialisti, vendola

Info Alessandro Silvestri

Nei primi anni ’90 si forma alla scuola politica del Circolo Rosselli di Firenze, dopo aver mosso i primi passi nel PSI della Basilicata. E’ allievo e collaboratore di Valdo Spini durante gli incarichi parlamentari e di governo. Dirigente del partito Laburista, partecipa alla nascita dei DS ed è tra i firmatari della mozione che introduce nel simbolo la definizione “Partito del Socialismo Europeo”.
Inviato locale de “Il Tirreno” è stato pubblicato su varie testate quotidiane e periodiche. Consigliere comunale e capogruppo di maggioranza di centro-sinistra a Castelfranco di Sotto dal 2001 al 2005. Nel 2005 partecipa al progetto della “Rosa nel Pugno” con l’ex presidente della Lega delle Cooperative Lanfranco Turci, col quale nel 2007 partecipa alla “Costituente Socialista” della quale è stato il principale ispiratore. In seguito al tentativo di ricostruire una forza organizzata dei socialisti in Italia, sostiene Anna Falcone come candidata segretaria e dal 2010 al 2016 collabora con Bobo Craxi.
Si è occupato professionalmente per 30 anni di ristorazione, in Italia e all’estero, dove ha lavorato anche per lo sport automobilistico e ha partecipato alla preparazione di due campagne di America’s Cup con Prada e con Mascalzone Latino.
Dal novembre 2022 è entrato a far parte della redazione del “Avanti! Della Domenica”.

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