Non ha ancora ritirato l’Ambrogino d’Oro, ma resta un uomo umile Marco Cappato e non intende certo appendere l’auto al chiodo. E così ha deciso di costituirsi per aver portato a morire un 82enne. Un 82enne con un Parkinson atipico che non dipendeva da alcun macchinario. E che, quindi, secondo la sentenza della Corte Costituzionale che gli aveva evitato il carcere la scorsa volta, non poteva essere ucciso, pur se con il suo consenso. Né aiutato a morire.
Alcune considerazioni: mi pare che il trend sia ormai chiaro: nessuna resa finché non arriveremo a concedere una morte di stato a chiunque decida di essere stufo di vivere. Maggiorenne, minorenne, sano, malato. Nulla realmente importa. Si deve semplicemente concedere allo Stato il potere di ammazzare i propri cittadini più deboli.
L’illusione è che la cosa si fermerà a chi lo chiede. Le esperienze nordiche ci insegnano che è solo l’inizio. Avremo, prima o poi, i pazienti incapaci di intendere e volere uccisi su mandato dei propri tutori e contro il parere dei familiari, come in Belgio. E poi ci saranno i bambini strappati dalle braccia delle madri e soppressi perché dichiarati senza il diritto di vivere da una commissione medica, vedasi Inghilterra.
Non sono ipotesi, sono vite e morti reali. Iniziati sempre con qualche caso disperato e finiti con la disperazione di chi aveva creduto che si sarebbero fermati là. Questa società, che suona vuota come una campana a morto, non concepisce esistenze diverse da quella votata alla ricerca del piacere. E non è disposta a fermarsi davanti a nulla per rimuovere le divergenze, affinché non testimonino l’ipocrisia di fondo di chi nega il dolore come elemento naturale della condizione umana.
Quando Cappato ritirerà l’Ambrogino ricordatevi di tutto questo, perché non esiste l’ipotesi che ci si fermi qui. L’unico modo di spezzare questa catena è chiedere con decisione che la legge venga fatta rispettare. Una novità assoluta, in effetti, in questo paese.
Luca Rampazzo

Gentile dottore, le obiezioni che si potrebbero muovere a codesto suo incredibile pezzo sarebbero tali e tante da non poter essere esaurite in questo spazio. Semplicemente, allora, la consiglierei di approfondire il problema prima di avere la temerarietà – autentica temerarietà – di esporre tesi tanto superficiali e, ne sono certo, assai poco meditate. Infinita solidarietà a Marco Cappato e all’associazione Luca Coscioni. Con molti distinti saluti. Giancarlo Lupi (Roma)
Sul tema ho scritto la mia tesi di laurea e sono dieci anni che lo seguo, anche per mie vicende mediche.
convincente direi
La vera libertà degli antichi era concepita, agli inizi della filosofia greca, come libertà “dallo” Stato, già assurto a entità dispensatrice della vita e della morte. Gli antichi furono piuttosto i saggi (sophoi) della Tradizione, niente a che vedere con i filosofi (philosophoi) della polis. È stato il circolo della De Stael e in particolare lo scritto di Constant a ingenerare una falsa interpretazione e quindi anche l’odierna teoria che distingue una libertà “negativa” (degli antichi) e una libertà “positiva” (dei moderni), ma “dello” Stato, e non viceversa “dallo” Stato. Nell’accezione di Constant, la libertà dello Stato in quanto negativa assumeva e assume solo una valenza “politica”, in quanto positiva anche una valenza “morale”. È ancora possibile stare dalla parte degli antichi sophoi? Penso proprio di sì. Ed è quanto avviene oggi in Svizzera. Al di là di ogni dietrologia.
Mi trovo d’accordo su tutto, salvo la conclusione. Quella Svizzera è una libertà positiva, lo Stato decide chi può entrare e a che condizioni può usare le camere del suicidio. Sta solo allargando le maglie rispetto a noi. La vera libertà negativa era molto più vicina al nostro sistema, nel 2018, quando lo Stato puniva sempre l’omicidio del consenziente. Esisteva la libertà di porre termine alla propria vita, ma non quella di toglierla ad altri. Quando si abbatte questa barriera è purtroppo impensabile che lo Stato rinunci a decidere chi può essere soppresso e a che condizioni. Generando un diritto positivo, che, la storia ci insegna e il diritto comparato ci conferma, rimane “positivo” solo nella più tecnica delle accezioni.
Mi permetta, ma non dovremmo confondere i due diversi piani della fattispecie. La fattispecie concreta esula dalla fattispecie astratta relativa all’ammissibilita’ e all’esercizio di un diritto comunque nell’ambito dei criteri o limiti generali imposti da un ordinamento. Nel caso di specie, l’esercizio di un diritto di libertà senza minimamente ledere la libertà altrui
L’uomo che si è recato in Svizzera non lede la libertà di nessuno, come correttamente nota. Marco Cappato che prova a rendere lo Stato arbitro della vita e della morte sta certamente cercando di alterare anche la mia libertà, temo.