
Le Filippine hanno accusato la Guardia Costiera cinese di aver colpito e ferito gravemente un marinaio della Marina durante uno scontro avvenuto ieri nei pressi di Second Thomas Shoal, un atollo conteso nel mar Cinese meridionale. L’esercito filippino ha dichiarato che il militare ha riportato gravi ferite alla testa dopo essere stato colpito alla testa con un manganello di legno nel corso di un’operazione cinese contro un’imbarcazione filippina diretta all’avamposto militare presente sull’atollo. La Guardia costiera cinese ha pubblicato la sua versione dei fatti, secondo cui, mentre una sua motovedetta stava effettuando una pattuglia di routine, l’imbarcazione filippina illegalmente “incagliata” ha messo in mare due gommoni che si sarebbero avvicinati ad alta velocità tentando di speronare la motovedetta cinese.
La guardia costiera ha anche aggiunto che il personale filippino avrebbe utilizzato remi e lunghe pertiche per attaccare gli agenti, a cui le forze dell’ordine cinesi avrebbero risposto con misure “in conformità con la legge e i regolamenti”. Lo scontro riaccende le tensioni intorno all’atollo, dopo mesi di relativa calma seguiti all’accordo provvisorio del 2024. Inoltre, arriva alla vigilia della riunione dei ministri degli Esteri ASEAN a Manila, dove è previsto un incontro tra il ministro degli Esteri cinese Wang Yi e il suo omologo filippino Muhtar Tileuberdi.
Tensioni anche con il Giappone, dove oggi il ministro della Difesa, Shinjiro Koizumi, ha dichiarato che le Marine di Cina e Russia hanno condotto nel fine settimana esercitazioni a fuoco vivo all’interno della zona economica esclusiva (Zee) giapponese. Secondo il dicastero nipponico, un cacciatorpediniere lanciamissili cinese ha effettuato domenica un’esercitazione con l’impiego di armi automatiche a circa 180 chilometri a sud-ovest dell’isola di Okinotori. È la prima volta che Tokyo rende pubblica un’attività di questo tipo condotta dalla Cina nella Zee giapponese. Il Giappone ha presentato una protesta diplomatica a Pechino, sostenendo che tali esercitazioni mettono a rischio la navigazione nelle acque circostanti.
Cina, Pechino sostiene il mercato azionario
La Cina ha rafforzato le misure a difesa del mercato azionario nazionale del valore di 15 mila miliardi di dollari, dopo le forti turbolenze che hanno colpito il comparto tecnologico e il crollo dei titoli tecnologici a Shanghai, a seguito delle dichiarazioni di Xi Jinping durante la Conferenza internazionale sull’intelligenza artificiale (Waic), aperta lo scorso venerdì a Shanghai. Il leader cinese ha annunciato la nascita di un’Organizzazione mondiale per la cooperazione sull’intelligenza artificiale (Waico), proponendo inoltre sistemi di monitoraggio, allerta preventiva e regolamentazione per prevenire usi impropri della tecnologia. In una dichiarazione pubblicato sul sito web, la China Securities Regulatory Commission (CSRC) ha convocato nella giornata di ieri una riunione con otto rappresentanti degli investitori e ha annunciato un piano per garantire la stabilità dei mercati, promettendo anche un rafforzamento della vigilanza.
Intanto, domenica sera due conglomerati statali hanno annunciato di aver acquistato azioni per circa 60 miliardi di yuan, mentre numerose società quotate hanno presentato piani di riacquisto di azioni proprie o di aumento delle partecipazioni azionarie. Durante la riunione di lunedì, il presidente della CSRC Wu Qing ha dichiarato che i partecipanti hanno chiesto una maggiore distribuzione di dividendi da parte delle società quotate e regolamentare sia il trading quantitativo che l’adozione dell’intelligenza artificiale. L’azione richiama quella già adottata nel 2015, quando gli investitori statali (comunemente chiamati “la squadra nazionale”) intervennero per arginare un crollo che aveva bruciato circa 5.000 miliardi di dollari di capitalizzazione.
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