Intanto la Commissione europea vuole vederci chiaro e già dal 16 giugno 2011 ha aperto una procedura di infrazione per le modalità con cui, per anni, è stata trattata la spazzatura della capitale.

Intanto la Commissione europea vuole vederci chiaro e già dal 16 giugno 2011 ha aperto una procedura di infrazione per le modalità con cui, per anni, è stata trattata la spazzatura della capitale. Sempre la Commissione Europea, il 24 ottobre scorso, ha condannato l’Italia alla Corte di giustizia dell’UE ad una multa di 56 milioni di euro per il mancato rispetto della sentenza con cui il nostro Paese era stato già riconosciuto colpevole per centinaia di discariche illegali e omessi controlli nella gestione dei rifiuti, nonostante impegni presi nel 2007.
Aggravante è il sospetto che ci sia chi vuole fare ancora business sulla discarica. Manlio Cerroni, presidente del Consiglio di amministrazione della Colari, la società proprietaria di Malagrotta, si è opposto all’esproprio dei suoi terreni per una seconda discarica. A oggi nel contratto d’acquisto non si fissa la cifra che incasserà la società che ha venduto i terreni. I Comuni che porteranno i rifiuti pagheranno Cerroni se sarà lui il gestore della discarica. A sua volta la Colari riconoscerà il 10% di 85 euro (tariffa minima, più alta di quella che attualmente pagano i Comuni) per ogni tonnellata di rifiuti solidi urbani alla Procoio Vecchio (la società venditrice del terreno), e il 7% di 175 euro (sempre tariffa minima fissata dal contratto) per ogni tonnellata di rifiuti speciali. Facendo un conto approssimativo, limitandosi ai rifiuti solidi urbani (Quadro Alto ha un potenziale di 2.500.000-2.800.000 tonnellate) significa in tre anni circa 210 milioni di euro d’incassi; il 10% di quella cifra (circa 21 milioni di euro) andrà alla società che ha venduto il terreno. Anche riducendo a 500mila tonnellate all’anno il conferimento nella futura discarica, considerando che il volume dei rifiuti diminuirà se tutti gli impianti di trattamento meccanico biologico viaggeranno senza sosta, il “fatturato” della discarica sarà di circa 130 milioni di euro in tre anni e 13 milioni andranno alla società venditrice.
Ora per Cerroni salta fuori anche un’inchiesta con le ipotesi di reato quali associazione a delinquere, estorsione, truffa, traffico illecito di rifiuti. Da “L’Espresso” sappiamo che i filoni d’indagine sono tre. Riguardano la gestione di Malagrotta, gli impianti per la produzione di combustibile da rifiuti (cdr) che l’imprenditore ha costruito ad Albano Laziale e la cava di Monti dell’Ortaccio che, nei progetti di Cerroni e del commissario per l’emergenza rifiuti, Goffredo Sottile, dovrebbe presto diventare la nuova mega discarica della capitale. Il fascicolo è così delicato che, oltre ai due pm titolari Maria Cristina Palaia e Alberto Galante, è sceso in campo anche il procuratore capo Giuseppe Pignatone, che ha deciso di coordinare in prima persona la fase finale dell’inchiesta. Ovviamente colui che è stato ribattezzato “Il Supremo” nega tutto. Però i conti non tornano e dal Comitato Rifiuti Zero fanno sapere: “Constatiamo che non è stato avviato nessun progetto per la costruzione di impianti di compostaggio necessari al trattamento dell’umido, che forse gli impianti Tmb di Ama lavorano al massimo della produzione, ma non quelli di Colari, che probabilmente fanno parte del pacchetto Monti dell’Ortaccio. In tutti i casi c’è una certezza: una valanga di immondizia non trattata viene ogni giorno scaricata a Malagrotta, nella valle dei veleni della Galeria, che rischia ancora una proroga fino a giugno 2013”.
Il gassificatore proposto dal Consorzio Ecologico Massimetta (Co.E.Ma.) utilizzerà tecnologia Japan Fukuyama (JFE), la stessa del brevetto svizzero Thermoselect s.p.a., adottato negli impianti di Karlsruhe (identico al progetto presentato da Colari per Malagrotta, ed a quelli proposti per Albano e Mediglia, MI) in Germania ed a Verbania in Italia, entrambi chiusi quasi subito per difetti ed inadeguatezze. La vicenda che riguarda quest’ultimo vede implicato anche il Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini che, all’inizio del 1993, garantì allo stesso lo status di centrale di produzione energetica, sebbene nel giugno del ’92 il PM Antonio Simone ne avesse bloccato l’attività ed avesse accusato i dirigenti della Thermoselect di violazione delle norme di tutela ambientale; tutti, poi, condannati in ogni grado di giudizio fino alla Cassazione. I dati parlavano di 60 tonnellate di rifiuti prodotti al giorno, 13 di gesso contaminato altamente inquinante e 8 di ossidi metallici al mese. Riaperto il gassificatore, dopo due esplosioni, un’altra indagine rivela un altro stoccaggio di rifiuti tossici, fino a quella per corruzione anche nei confronti di Clini, del dicembre 2005, per non aver richiesto un’autorizzazione preventiva, poi archiviata quando il processo venne trasferito al Tribunale di Roma. “Il ministro Corrado Clini, già implicato in uno scandalo legato alla Thermoselect nel 1996 per l’inceneritore di Verbania, si trova nuovamente ad essere denunciato, questa volta per violazione del segreto istruttorio e per abuso d’ufficio, nel 2012, in una controversia legata allo stesso tipo di tecnologia. Come faceva il ministro – si interrogano dal Comitato “No all’inceneritore di Albano” – a conoscere il contenuto di una sentenza del Consiglio di Stato prima della sua pubblicazione? Come mai Clini continua a progettare il ciclo rifiuti della Regione Lazio, fondando tutto sul binomio inceneritore-discarica (lo stesso che causò il disastro campano, vedi lo scandalo delle ecoballe dell’inceneritore di Acerra e il caso di Palermo)?”.
Dopo oltre 40 anni di impianti (fra gli altri: inceneritore di Ponte Malnome, chiuso dal Tribunale di Roma nel 1985, dopo un ventennio; discarica di Malagrotta, attiva dal 1976; raffineria di Roma, attiva dagli anni ’60), basta ora con il massacro ambientale della Valle Galeria, ormai soprannominata la Valle dei veleni. Su 8 impianti a RIR (Rischio di Incidente Rilevante) esistenti a Roma, 6 si trovano ancora a Malagrotta. L’incenerimento non è la soluzione del problema dei rifiuti, ma è il rifiuto della soluzione del problema.

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