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Magnifica presenza

di Maria Rita Monaco | 26 Marzo 2012

Forse uno dei  film più belli di Ozpetek  che mescola generi e storie, passando dalla commedia alla suspence, al dramma  con  personaggi veri o fantasmatici.

Forse uno dei  film più belli di Ozpetek, senza dubbio il più difficile, suggerisce varie chiavi di lettura e sulla sceneggiatura  scritta dallo stesso Ozpetek in collaborazione con Federica Pontremoli  si impianta,quasi in un compendio  dei temi amati e affrontati dal regista negli anni, la storia che stiamo per vedere.

C’è un evidente gioco di specchi fondamentale nella struttura del racconto (cosa vedi nello specchio, chi c’è nello specchio, come ti vede lo specchio , cosa riflette lo specchio?) E nello specchio affiorano e si riflettono, i personaggi di un’altra storia, “fantasmi” che esigono attenzione e comprensione . personaggi che si specchiano negli occhi di Pietro e fanno sì che anche Pietro si specchi e si scopra nei loro, quasi avessero bisogno di questo continuo confronto per potresti riappropriare della loro storia personale e portarla fino in fondo; sono  personaggi quasi pirandelliani, sono 8 stavolta, ma come i “Sei personaggi” sono alla ricerca di un regista che li aiuti a capire la loro storia, che li faccia finalmente arrivare ad una conclusione, alla conoscenza della loro fine.

Ozpetek mescola generi e storie, passando dalla commedia alla suspence, al dramma  con  personaggi veri o fantasmatici.

C’è un giovane incerto su quasi tutto, perfino sulla sua sessualità.Pietro è , come da sua stessa definizione, “un gay che non riesce ad essere gay, figuriamoci ad essere  etero”  ma  solo su una cosa non ha dubbi : vuole fare l’attore e non importa se la sua inflessione dialettale (arriva da Catania a Roma) lo mette in difficoltà come pure la sua mancanza di impostazione scenica.

Pietro vive nel ricordo e nel rimpianto di un “amore” non corrisposto e non si accorge della possibile “storia” che potrebbe nascere con il vicino di casa Paolo con il quale riesce solo a scambiare una serie di sguardi che non portano ad altro.

Per mantenersi e potersi permettere una casa lontano dalla cugina troppo invadente non esita a fare il pasticciere, tutta la notte impasta e informa cornetti , mentre parla dei suoi sogni con gli addetti alle torte che, stranieri, non capiscono una parola dei suoi lunghi monologhi. Ma in questa “non comprensione”   si può leggere la difficile integrazione di chi non è “omologato” in questa nostra società del politicamente corretto che finge di accettare tutti per meglio differenziarli ed emarginarli.

C’è una sorta di veggente che tutto sa e tutto può. Un cameo  di  Maurizio Coruzzi  che, smessi i panni di Platinette , impersona il grande sapiente  in un ambiente che sa quasi di solfureo.

Quale occasione migliore per un aspirante attore finire in una casa “abitata” da strane presenze che all’inizio lo impauriscono  e poi diventano sempre più materiali e tangibili?,  In cambio della sua attenzione cercano di insegnargli come ci si muove in scena, quali atteggiamenti tenere, come impostare la voce, come usare il corpo…peccato che lo facciano con le stesse mosse, le stesse intonazioni, gli stessi particolari di attori teatrali degli anni ’40.

“Dove siete? Non avete il coraggio di farvi vedere, vero?  Bei consigli mi avete dato, mi hanno preso per pazzo.” Grida Pietro tornando dall’ennesimo provino fallito all’indirizzo dei suoi “maestri”.

Ma chi è la “magnifica presenza” del titolo? Forse Elio Germano (Pietro) che diventa quasi regista per  permettere ai “fantasmi” di conoscere e accettare la propria storia, per potere essere finalmente liberi e pacificati, in grado di trasmettere il fuoco della passione da attori di teatro, ad un aspirante attore.

Oppure è Livia un’Anna Proclemer “ magnifica presenza” del nostro teatro che, nelle poche scene in cui appare dà uno spessore particolare e un’emozione fremente  alla storia/vita dei fantasmi confinati nel villino di Monteverde. Ed è proprio partendo da questa interpretazione cinica  da prima donna quale è stata per anni nella storia del nostro teatro che il regista ci porta alla modernità del contemporaneo con il Teatro Valle attualmente occupato e autogestito.

Come in altri film di Ozpetek è il passato che invade il presente , lo condiziona in un certo senso inserendo  una sorta di saggezza di chi è disposto a mettersi in gioco: “Non ti svegliare. Finché dormi sei il mio segreto. Se ti svegli sarai vero…e di tutti” sussurra  lo scrittore a Pietro  che finalmente ha preso sonno allontanandosi dalle paure che i “fantasmi” suscitano in lui.

E sarà dell’empatia che lega ogni giorno di più Pietro e i fantasmi  che coabitano con lui e dall’incontro con l’unica attrice sopravvissuta  che si dipanerà la matassa della storia degli “8 personaggi” denunciati e traditi da Livia, la sopravvissuta  “Eravamo in guerra ma noi bevevamo champagne”che  in quel teatro, che è la vita quotidiana, si parlerà finalmente di fascismo e antifascismo (evidente la nostra incapacità chiudere  i conticon il passato) in quella recita terribile delle passioni umane evocata dal cameo di Anna Proclemer.

Tutto concorre a sottolineare la cifra di Ozpetch, dalla musica al continuo intersecarsi tra passato e presente, e se qualche volta si ha l’impressione che il film si avviti su se stesso, possiamo tranquillamente dire che il regista, ancora una volta, ci ha provato e, lasciatemelo dire, fortuna che c’è ancora chi tenta di dare una certa professionalità e un po’ di cuore e intelligenza al cinema italiano.

Pubblicato in : Cinema

Info Maria Rita Monaco

Insegnante di lettere nelle scuole medie, alla fine degli anni settanta è tra i fondatori del Laboratorio Immagine Donna con il quale, sino al 2008, promuove festival cinematografici. Dal 1981 al 1987 è assistente in “Teoria e tecnica delle comunicazioni di Massa” del professor Baldelli presso l’Università di Firenze. Ha partecipato a progetti di educazione e comunicazione cinematografica e curato vari cineforum. Collaborato attivamente con la Biblioteca delle Donne di Soverato e con la Commissione Pari Opportunità di Catanzaro. Dal 2008 scrive recensioni di film e libri su Pensalibero.it

Interazioni del lettore

Commenti

  1. FRANCO

    27 Marzo 2012 alle 23:52

    Bellissima recensione sono d’accordo su tutto, e aggiungo che per amare questo film bisogna amare anche il teatro e conoscerlo…

    Rispondi
    • Maria Rita Monaco

      28 Marzo 2012 alle 01:10

      Infatti il film è anche e soprattutto una dichiarazione d’amore per il teatro

      Rispondi

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