
Un concerto tutto al femminile, al teatro del Maggio, è stato accolto da un caloroso successo di pubblico. Sul podio dell’orchestra fiorentina dirigeva l’israeliana Bar Avni, cui si sono unite, nella prima parte della serata, tre pluripremiate interpreti: l’ormai più che affermata violinista Anna Tifu, la giovanissima violoncellista Erica Piccotti e la pianista Leonora Armellini, impegnate nell’esecuzione del Triplo concerto in do maggiore di Beethoven. Si tratta di un brano composto nel 1804 e che purtroppo viene eseguito con scarsa frequenza; basti pensare che l’ultima esecuzione al teatro del Maggio risale a ben 21 anni fa. Pur non trattandosi di un capolavoro paragonabile al Concerto per violino e ai cinque Concerti per pianoforte e orchestra, tuttavia è un pezzo assai godibile e caratterizzato da una musicalità coinvolgente, in cui i tre strumenti solisti, più che contrapporsi con energia, dialogano strettamente tra di loro e l’orchestra costituisce uno sfondo sonoro di supporto.
Le tre interpreti, tutte dotate di una tecnica solidissima, sono apparse in ottima sintonia fin dalle prime battute dell’Allegro di apertura, eseguito con il piglio giusto e valorizzando al massimo quel senso dell’equilibrio che è cifra fondamentale della composizione beethoveniana; molto intensa anche la breve parentesi del Largo, un’oasi lirica in cui è emerso particolarmente il violoncello di Piccotti, che ha evidenziato un fraseggio assai ‘respirato’ ed espressivo, ben sostenuto dalle altre due interpreti. Ottima anche la lettura dell’ultimo movimento, un Rondò su ritmo di polacca, nel quale ha svettato soprattutto l’autorevolezza interpretativa della violinista Anna Tifu, che, assieme all’ottima pianista Armellini e alla talentuosa violoncellista Piccotti, è stata accolta al termine del concerto da insistiti applausi del pubblico, che sperava in un bis che però non è arrivato. In questo primo pezzo l’orchestra del Maggio è stata nel complesso ben controllata da Bar Avni, attenta soprattutto a gestire il volume sonoro dell’organico strumentale, al fine di non dominare sulle soliste.
La serata musicale, che avrebbe dovuto iniziare con il pezzo “Subito con forza” della coreana Unsuk Chin (un omaggio a Beethoven del 2020, scritto in occasione del 250º anniversario della nascita del compositore tedesco) e che non è stato eseguito a causa dello sciopero indetto dalla Cgil, è quindi proseguita nella seconda parte con la Sinfonia n. 8 di Dvorak, brano di trascinante ricchezza melodica e ritmica. Bar Avni ha diretto gli strumentisti del Maggio, che erano in ottima forma, mostrando una certa personalità e avvalendosi di una gestualità chiara ed efficace, che sembrava assecondare la libera espressione dell’orchestra; molto appassionata la lettura dell’Allegro iniziale, pur con qualche eccesso sul piano fonico, mentre nell’Adagio, in un’atmosfera campestre e magica al tempo stesso, si sono magnificamente distinti i legni. E dopo il breve Allegretto, la Sinfonia si è conclusa con un’energica e a tratti frenetica interpretazione di Avni dell’Allegro ma non troppo finale, ove gli orchestrali hanno offerto una prova davvero superlativa.
Luca Summer

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