
Le celebrazioni del 14 luglio a Parigi sono state molto più di una semplice Festa della Repubblica. Macron le ha trasformate in un palcoscenico politico, facendo sfilare davanti a una trentina di capi di Stato la sua idea di Europa: più esercito, più difesa comune, più protagonismo francese.
La presenza di Zelensky non è apparsa casuale, ma il simbolo perfetto di una narrazione che da oltre tre anni accompagna ogni passaggio politico dell’Unione europea. Ormai il presidente ucraino sembra diventato il lasciapassare per giustificare qualsiasi scelta strategica, economica o militare.
Il problema è che, mentre si costruisce il racconto della paura, si chiedono ai cittadini europei sacrifici sempre più pesanti. Cinquecento milioni di persone vedono ridursi il proprio potere d’acquisto, aumentare il costo della vita e restringersi gli spazi di libertà economica. La sicurezza viene evocata come priorità assoluta, ma molti europei finiscono per percepire come più inquietante la distanza di una classe dirigente che governa Bruxelles che non la minaccia, continuamente evocata, di un’invasione russa.
Alimentare il timore è diventato il modo più semplice per ottenere consenso su decisioni che, in condizioni normali, sarebbero oggetto di ben altro dibattito. Non entro nel merito del conflitto perché condivido gran parte delle analisi di Marco Travaglio, che ha il merito, raro di questi tempi, di attenersi ai fatti e ai documenti anziché alle suggestioni propagandistiche. Si può essere d’accordo oppure no con le sue conclusioni, ma resta difficile ignorare una domanda: chi sta davvero pagando il prezzo di questa guerra e chi, invece, ne sta ricavando vantaggi politici, economici e industriali?
Intanto ai cittadini si continua a chiedere sobrietà. Bisogna risparmiare energia, rinunciare all’automobile, limitare i consumi, portare da casa i contenitori per acquistare il cibo sfuso. Di questo passo, per comprare un etto di formaggio dovremo presentarci al supermercato con la vaschetta sotto braccio e magari con una tagliola, non si sa mai che oltre al formaggio ci venga affidata anche la caccia al topo. L’impressione è che si stia trasformando la grande distribuzione nell’Esercito della Salvezza, mentre miliardi vengono destinati ad armamenti e programmi militari.
E Macron? Osservandolo sfilare sotto l’Arco di Trionfo, viene il sospetto che il suo obiettivo non sia soltanto guidare la Francia, ma ritagliarsi il ruolo di leader politico dell’Europa del dopo Von der Leyen. È una lettura politica, naturalmente, ma diversi segnali sembrano andare in quella direzione. Del resto, in patria cresce il numero di francesi che gli rimprovera di dedicare più tempo ai riflettori internazionali che ai problemi interni, lasciando un Paese sempre più diviso e un quadro politico schiacciato tra le diverse anime della destra. Forse è ancora presto per parlare di successione.
Ma quando un presidente trasforma una festa nazionale in una vetrina della futura Europa militare, il dubbio viene spontaneo: più che celebrare la Francia, Macron sembra già impegnato a prendere le misure della giacca di Ursula Von der Leyen.
Angelo Santoro
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