
Oggi, quando sento parlare di centro sinistra, mi viene da sorridere.
Una di quelle categorie politiche che potevano godere appieno di senso all’epoca dei partiti partecipati e strutturati, non di quelli costruiti a immagine e somiglianza del capo, leggeri nel proprio apparato ideologico e volatili nella propria struttura.
Categorie politiche che potevano godere di un senso pieno durante la straordinaria stagione di progettualità e d’impegno per l’Italia che mise insieme DC, PSI e PSDI con gli altri partiti laici durante la stagione del “centro sinistra”. Che vide in Aldo Moro e Pietro Nenni figure ispiratrici del futuro che si voleva dare ad un Paese che doveva assumere ancora un profilo sullo scacchiere internazionale.
Fu il periodo in cui l’Italia conobbe la maggiore spinta riformatrice della sua storia, dopo la ricostruzione avvenuta durante il centrismo.
Lavoro, istruzione, economia, nazionalizzazione dei grandi asset di Stato, diritto di famiglia, fiscalità, infrastrutture strategiche.
La stagione che gettò i semi per l’inizio di quelle battaglie civili che portarono il nostro paese a introdurre il divorzio e l’interruzione volontaria di gravidanza. Grandi temi etici, conquiste di libertà, al di là dei toni, delle pregiudiziali ideologiche e delle strumentalizzazioni inevitabili di quei tempi.
Solo negli anni Ottanta, con le presidenze del consiglio Spadolini e Craxi, l’Italia godette di un nuovo periodo fiorente, che la portò a figurare tra le prime sette nazioni al mondo, con un ottimismo mai avuto prima e il Made in Italy ai suoi massimi livelli di export.
La nava andava, e molto bene.
Il marinaio sapeva dove andare, per dirla con Seneca.
Cosa resta oggi, in eredità a chi vorrebbe rappresentare la sinistra, di quel patrimonio ideale, pragmatico e concreto che portò in dote all’Italia di oggi una spinta riformista mai conosciuta dopo?
Viene in mente il vecchio slogan dei socialdemocratici di Saragat: “case, scuole, ospedali”.
Cosa resta in dote, oggi, a questa falsa sinistra che pare essersi dimenticata dei lavoratori, dell’istruzione. Che non si occupa delle emergenze della sanità, dei reali problemi dell’ambiente, dell’economia…
Si smetta di parlare di sinistra, centro sinistra e formule simili, se questo vuol solo dire diritti delle minoranze, maternità surrogata e una non meglio precisata sostenibilità ambientale.
Piuttosto, visto che in ballo ci sono le risorse del PNRR, sarebbe auspicabile che il focus delle istituzioni che ci governano a ogni livello – e della politica tutta – fosse concentrato sulle priorità, non su temi dei quali dovrebbe occuparsi il privato.
Ha una logica indirizzare risorse pubbliche verso stadi o altre infrastrutture similari? Ha una logica continuare a indirizzare proposte di legge al Parlamento su questioni di rilevanza generale – fin troppo spesso etiche – quando il nostro territorio abbisogna di strade, scuole, presidi sanitari, sistemi di smaltimento dei rifiuti, lavoro?
“Case, scuole, ospedali”
Non sarebbe male tornare ad occuparsene veramente.
Francesco Carbini

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