Mutui, tasse, bollette, tariffe che vanno e vengono, affitti e altri balzelli, restringono la capacità di spesa delle famiglie verso altri tipi di consumi da quelli alimentari a quelli del tempo libero.
Numeri discreti nelle statistiche, inversione di tendenza, si passa al più zero virgola qualcosa e i politici danno commenti quasi entusiasti. Poi quando si arriva al dunque delle famiglie si scopre che l’indice di ricchezza e solidità è fermo al periodo della recessione.
Per forza: alle famiglie non sono ancora arrivati i segnali concreti di ripresa. Anzi, peggio: per la maggior parte delle famiglie italiane questa ripresa è finta. Considerazione che peggiora la relazione: se mi dicono che c’è ripresa e invece io ho ancora segni di malessere e di crisi, dice il mitico italiano-medio, vuol dire che “o non sanno fare bene i conti o mi stanno prendendo in giro”.
Oppure, ancora, economisti, osservatori, tecnici e politici vivono in un’altra dimensione. Cosa da non escludere a priori viste, le recenti figuracce in fatto di pensioni, di impresentabili, di Iva e via fantasticando.
Al netto delle centinaia di analisi che ogni settimana piovono sui tavoli e nei computer di tutti noi c’è una divaricazione che va sottolineata. Riprende il prodotto interno lordo, riprende il mattone, aumentano, pare, i capitali in risparmi e in assicurazioni ma non riprende la fiducia quotidiana del consumatore.
Come si dice dalle nostre parti: l’italiano sta col dente levato. Sta sul chi va là. Parola d’ordine: scetticismo. Se non pessimismo. Per forza.
Secondo l’ultima -ben confezionata e ben commentata- indagine di Confesercenti sulla solidità economica dei nuclei base della nostra società, 6 famiglie su 10 hanno la concreta paura che un familiare perda il posto di lavoro, due terzi degli italiani confermano che i consumi sono immutati o addirittura in calo, e quasi la metà degli italiani riesce a mala pena a coprire tutte le spese con dando fondo a tutti i redditi disponibili.
Mutui, tasse, bollette, tariffe che vanno e vengono, affitti e altri balzelli, che non sai nemmeno immaginare al momento, restringono la capacità di spesa delle famiglie verso altri tipi di consumi da quelli alimentari a quelli del tempo libero. Tutti mettono, o cercano di aumentare, balzelli senza sbandierarlo e nella pratica diventano tutte tasse aggiuntive: è di queste ore la notizia che la Regione Lazio ha aumentato la sua addizionale. Le famiglie tendono a restringere persino le spese per la salute e la sanità, per le visite specialistiche e gli interventi non del tutto urgenti. L’anca, la cataratta o il ginocchio vabbè bisogna farlo, ma se appena appena si può fare a meno niente visita dermatologica, il neo può aspettare. Non è bello, non è sano.
La stessa rilevazione dei commercianti registra che per una famiglia su 5 il costo della vita è ancora insostenibile a fronte di un 45 per cento che dice che è soddisfacente, e la metà esatta dice che non ha sentito miglioramenti rispetto all’anno prima.
Sintetizza bene il sociologo De Rita che di questi fenomeni s’intende: la gente non si fida, solo nei prossimi mesi si capirà se c’è davvero la fiducia.
E questa benedetta fiducia non si misura col righello e non si pesa con la bilancia: è un fattore/risultato complesso composto da sensazioni anche aleatorie e dati quasi certi, percezioni e voci, andamenti e valutazioni soggettive ed oggettive. Una bella matassa ingarbugliata. Che il caos Europa, Grecia e regionali certo non aiuta a sbrogliare. Perché, va detto, certi problemi possiamo risolverceli in casa, molti altri dipendono da molti altri. Ed è la matassa più intricata.

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