Dopo l’intervento di Riccardo Pacifici, presidente della Comunità di Roma
“Alcuni mi rimproverano di essere ebreo, altri mi lodano per esserlo, altri ancora me lo perdonano, ma tutti ci pensano… sono tutti affascinati da questo cerchio magico ebraico, nessuno può uscirne (Ludwig Borne (Loeb Baruch), 1830)”.
“Finora ovunque abbia agito questa chimerica società civile è parsa spesso una accozzaglia di dilettanti e pasticcioni. Ora arroganti ora vanitosi (Aldo Grasso)”.

E ancora, sull’onda dell’entusiasmo per l’elezione del nuovo papa, i media hanno esaltato il ruolo del teocrate per il suo abbraccio con l’ebraismo. In realtà è prassi l’invito all’intronazione, anche se la volta precedente il rabbino capo declinò l’invito perché in coincidenza con una importante festività ebraica. E, sarebbe appena il caso di ricordare, che il dialogo col mondo ebraico iniziò anche per opera del rabbino Jules Isaac che implorò Giovanni XXIII di ricordare le vittime della Seconda guerra mondiale. Al nuovo papa che tanti entusiasmi ha suscitato, sarebbe opportuno chiedere – ma sarebbe giusto che i cattolici facessero questa richiesta – di desecretare gli archivi che custodiscono gli atti di Pio XII che forse non volle vedere quel che succedeva agli ebrei italiani, e magari di soprassedere sulla eventuale santificazione. Agli ebrei dispiacerebbe vedere una figura così controversa sull’altare, ma ai cattolici non resterebbe che inginocchiarsi
Questa è la situazione che ha esasperato Riccardo Pacifici. Che ricorderà però che dove c’è vita c’è compromesso e si incontrerà presto con Beppe Grillo. Perché come dice il grande scrittore Amos Oz, l’opposto del compromesso non è l’integrità, ma il fanatismo e la morte.

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