• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

MA IL DOPO-BERLUSCONI È ANCORA DA COSTRUIRE

Unire il sindacato, recuperare un senso comune di appartenenza alla cosa pubblica e la politica si occupi di più dei problemi dei giovani, delle donne e degli anziani. di Silvano Miniati e Silvano Sgrevi

di Silvano Miniati | 26 Maggio 2011

Se come appare abbastanza probabile i risultati dei ballottaggi confermeranno e rafforzeranno le tendenze emerse nel primo turno si aprirà per il nostro Paese e per le forze riformiste in generale una nuova stagione.
Un successo ai ballottaggi avrebbe sicuramente il significato di una sconfitta netta del “neolaurismo”, in verrsione Berlusconi-Bossi-Moratti-Lettieri.
Si fa davvero fatica a pensare che milioni di cittadini siano talmente fragili da cadere nella trappola di chi dimostra di considerare, proprio mentre ricorre il 150° anniversario dell’unità d’Italia, lo stato unitario come una sorta di grande torta da tagliare a fette e da distribuire a destra e a manca, pensando così di attrarre voti.
Nel dopoguerra, si parlava molto dei boss che sarebbero arrivati addirittura a distribuire una scarpa prima del voto e l’altra a voto avvenuto.
Si trattava, occorre ricordarlo, di gente che veniva considerata “di malaffare”, della quale era consigliabile parlare il meno possibile. Ora, invece, le proposte oscene le fanno direttamente i leader di governo e le vanno a spiattellare 24 ore su 24 in radio e televisioni.
Se, come è possibile, queste ultime ridicole e offensive trovate sortiranno effetti diversi da quelli sperati da chi le ha pensate e proposte, potrà aprirsi davvero una nuova stagione, che avrà le sembianze di una nuova festa di liberazione, che potrebbe trovare il suo punto culminante in una grande partecipazione al voto referendario del 12-13 giugno p.v.
E’, però, vero che la sconfitta definitiva del berlusconismo non significherebbe di per sé la certezza che si è trovata finalmente la cura giusta per tutti i mali che affliggono il Paese. Significherebbe, tuttavia, che si sono poste almeno le premesse indispensabili. Basi dalle quali partire per approdare rapidamente all’elaborazione di un programma di risanamento politico, sociale e produttivo del Paese, che partendo dall’emergenza guardi con chiarezza ai prossimi anni. Gli schieramenti politici dovrebbero, quindi, essere in sintonia con il programma e non viceversa.
Nel compiere questo sforzo di elaborazione politica e programmatica e di tessitura delle alleanze, occorre recuperare, e subito, una grande capacità di collegamento con l’Europa. Continuare a ripetere che, senza l’Europa non si va da nessuna parte, anche se è corretto, non ci fa compiere passi in avanti. L’Europa ha grandissimi problemi sociali e politici, difficili da affrontare.
Nel farlo, le istituzioni europee arrancano e quando la mediazione finisce per prevalere sui contenuti, le risposte sono tardive e talvolta anche inefficaci. La situazione in Europa si complica, anche per il fatto che un vero sindacato europeo ancora non c’è e che particolarismi e nazionalismi ne frenano il definitivo decollo.
Va tenuto conto anche che le forze riformiste danno sì qualche segnale di ripresa, ma si dimostrano impacciate e in ritardo nel fare i conti con fenomeni, che spesso vengono etichettati come “frammentazione e disgregazione” e che, invece, andrebbero letti come spia del sorgere di nuovi movimenti e di modi diversi, soprattutto da parte dei giovani, di intendere la politica e la stessa democrazia, come sta succedendo in Spagna.
La crisi del berlusconismo pone, oggi, problemi non solo alle forze politiche italiane, ma anche all’insieme delle forze sociali. La Confindustria sembra, al momento, incapace di affrontare sia la crisi del Paese sia quella più specifica che investe il mondo imprenditoriale, il quale tende sempre più a trascurare il valore di una rappresentanza collettiva, che dovrebbe essere invece esaltata, anche quando si intendano difendere interessi settoriali.
Sul versante della piccola e media impresa, che rappresenta buona parte della realtà economica e produttiva del Paese, la nuova alleanza promossa dalle associazioni del lavoro autonomo, stenta ad affermarsi e, in più di un’occasione, dimostra di essere eccessivamente sensibile alla difesa di interessi corporativi. Va detto, con chiarezza, che problemi seri si pongono anche al sindacato, che, piaccia o no, se vuole contribuire a creare le condizioni per far uscire il Paese dalla crisi deve recuperare slancio progettuale e, soprattutto, unità.
Slancio progettuale nella elaborazione di piattaforme, che diano risposte ai problemi di oggi e anticipino le soluzioni per quelle di domani. Rifiutare la logica dei due tempi non può più rappresentare un’affermazione che si fa nel corso dei convegni.
Occorre recuperare l’unità perché è dimostrato che, senza di essa, con l’intero mondo del lavoro diviso in due metà, che grosso modo si equivalgono e che giustificano la loro esistenza, rimproverando all’altra metà mancanza di autonomia, sudditanza al governo o all’opposizione, non si possono nutrire grandi ambizioni.
Gli appelli di Napolitano all’unità non fanno affatto il gioco di una delle due metà. Continuare ad accreditare questo sospetto significa non solo offendere la sensibilità del Presidente, ma cercare di tirarlo dalla propria parte; gli appelli continui in senso contrario del Ministro Sacconi non portano vantaggi a quella delle due metà, della quale, in certi momenti, il Ministro sembra volersi intestare la rappresentanza.
Forse, è venuto il momento di prendere atto che il sindacato è, sì un’organizzazione della rappresentanza di interessi, ma che, come in passato ha più volte dimostrato, il suo interesse principale rimane il Paese nel suo complesso.
Acquisire questa consapevolezza dovrebbe significare che ci si può dividere anche “di brutto” sui tanti aspetti del ruolo e della funzione sindacale, si possono avere giudizi diversi e anche molto contrastanti sull’operato del governo, delle opposizioni, di singoli ministri, ma è politicanmente e anche moralmente obbligatorio scegliere di andare uniti agli appuntamenti che chiamano in causa i destini del nostro Paese.
Che in questa fase, siano in ballo i destini dell’Italia lo hanno capito gli elettori del primo turno e dovrebbero capirlo meglio anche le forze politiche e sociali. Se non saremo in grado di recuperare uno spirito di appartenenza e di partecipazione trasparente alla cosa pubblica, continueremo a far dipendere le nostre decisioni dagli indici, quasi costantemente negativi, dei vari istituti politico-finanziari internazionali.
A partiti e sindacati si impone la scelta di guardare maggiormente ai problemi di giovani, donne e anziani, piuttosto che alle pagelle licenziate da tutti questi eterei istituiti transnazionali.

Silvano Miniati e Silvano Sgrevi (avantidelladomenica.it)
*Network Sinistra riformista

Pubblicato in : Primo piano

Info Silvano Miniati

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti