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Ma è davvero emergenza migranti quando è al governo la destra?

Non si ha il coraggio di dire che gli oltre 120 mila migranti arrivati in Italia da inizio anno non rappresentano certo un’invasione; sia perché una buona parte di loro prosegue il proprio cammino verso l’Europa del Nord sia perché il nostro è un grande Paese in crisi demografica – dal 2014 l’Italia ha perso circa due milioni di abitanti – che per questo ha bisogno di forza lavoro in molti settori e di persone per ripopolare città e territori, soprattutto al Sud, se non vuole arretrare e ripiegare su se stesso.

di Enrico Rossi | 16 Settembre 2023
Il massiccio sbarco di migranti di questa settimana a Lampedusa ha fatto di nuovo esplodere la polemica politica
(fonte Wikimedia Commons)

Non si ha il coraggio di dire che gli oltre 120 mila migranti arrivati in Italia da inizio anno non rappresentano certo un’invasione; sia perché una buona parte di loro prosegue il proprio cammino verso l’Europa del Nord sia perché il nostro è un grande Paese in crisi demografica – dal 2014 l’Italia ha perso circa due milioni di abitanti – che per questo ha bisogno di forza lavoro in molti settori e di persone per ripopolare città e territori, soprattutto al Sud, se non vuole arretrare e ripiegare su se stesso.

Non si ha la forza di dire che bisogna consentire di emigrare dall’Africa subsahariana con regolari e controllati permessi, col passaporto su voli regolari, evitando i più costosi – e a rischio di morte – attraversamenti del deserto e del mare nelle mani di aguzzini.

Non si ha senso di responsabilità per dire che occorre una politica per l’accoglienza che indirizzi i migranti verso i territori spopolati e i settori di lavoro dove c’è carenza di manodopera.

L’esperienza di Mimmo Lucano a Riace, forse proprio per questo perseguitato dalla magistratura, insegna che è possibile ripopolare e salvare con i migranti interi paesi.

In definitiva, non si vuole avere il coraggio di prospettare l’immigrazione come un problema serio e allo stesso tempo una sfida che può essere vinta e costituire una grande opportunità di crescita e dinamismo per un paese troppo invecchiato e stanco.

Non si fa una politica lungimirante ma si strumentalizza un fenomeno per mettere paura ai cittadini con teorie false e razziste e si mira a conquistare voti promettendo che si fermeranno i “flussi migratori”.

Poi siccome accade che, malauguratamente, gli arrivi aumentino proprio quando la destra è al governo, ecco allora che si riproduce l’emergenza e la necessità di intervenire, di dire e di fare subito qualcosa per provare a recuperare la faccia che Meloni mette quasi su tutto e che ormai è abbondantemente persa.

Così, dopo l’inutile inasprimento delle pene per i cosiddetti “clandestini”, la ignobile gara tra Meloni e Salvini nel mostrarsi più inflessibili contro i migranti scivola pericolosamente sul tema dell’uso della forza militare.

Entrambi, presidente e vicepresidente del governo, parlano di impiego delle forze di Difesa, di blocco navale e, per chi entrasse, di galera più lunga in campi di concentramento da costruire in tutta fretta e – precisano – distanti dall’abitato.

Lunedì il governo si riunirà e il clima suscitato è di aspettative di grandi novità nelle politiche contro i migranti, i derelitti e i naufraghi.

Ormai si attende una vera dichiarazione di guerra per difendere la patria e l’identità nazionale.

Vedremo fino a che punto avranno la spudoratezza di spingersi e di passare ai fatti.

Si può ancora sperare che in gran parte saranno parole, perché a impedire che accada il peggio ci sono i trattati internazionali, la legge del mare, l’Unione Europea con le sue regole.

Soprattutto, nonostante i cambiamenti climatici, tra poco arriverà l’autunno e il mare diventerà impraticabile per i barchini dei migranti, la cui tragedia sparirà per un po’ dalle prime pagine dei giornali e dalle aperture dei telegiornali.

Resterà comunque la mancanza di una politica seria su uno dei temi più importanti della nostra vita comune; soprattutto si consoliderà l’idea che è normale ciò che invece è orrendo come appunto il fatto usare la vita delle persone per la propaganda politica, calpestarne i diritti umani, di essere indifferente di fronte alle sofferenze e alla morte del prossimo.

Cresce il dubbio e il ragionevole timore che tutto questo accumulo di odio finisca prima o poi per scatenarsi e che un giorno si arrivi davvero a quello che Meloni si lasciò sfuggire in una trasmissione televisiva e che oggi, nel ruolo di premier, dice di considerare criminale: affondare i barchini con la Marina militare.

Salvini ne parla apertamente, anzi rivendica questa primazia dell’orrore mentre bacia il crocifisso e propone una legge che obblighi ad esporlo.

Bisogna davvero riconoscere che, quanto a difendere Dio e la patria, il truce”, rispetto a Meloni, è sempre un po’ più avanti con il lavoro.

Enrico Rossi 

Pubblicato in : EditorialeTag: cambiamenti, crisi, emergenza, enrico rossi, forza lavoro, giornali, governo, italia, lavoro, magistratura, mare, meloni, persone

Info Enrico Rossi

Enrico Rossi è un politico italiano, presidente della Regione Toscana dal 2010 al 2020. È membro del Comitato europeo delle regioni (CoR) dal 26 gennaio 2015; dall’ottobre 2019 è vicepresidente del gruppo socialista al CoR. Sindaco di Pontedera dal 1990 al 2000, assessore regionale alla Sanità dal 2000 al 2010. Nel 1999 viene chiamato a Roma da Walter Veltroni per assumere l’incarico di vice responsabile nazionale dell’area economica dei Democratici di Sinistra.

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