
Sono belle e libere le città d’agosto. Le puoi vivere come fossero amiche, affettuose quasi intime, e non metropoli sfidanti e asfissianti generatrici automatiche di ansie quotidiane. Le città d’agosto sono a misura di essere umano. Strade libere, palazzi silenziosi, negozi senza coda, parcheggi ovunque, musei se aperti con ingressi accettabili e ombra gradevole davanti al bar aperto. Una specie di vacanza in città. Luoghi comuni o realtà vissuta? Dipende. Anche dallo stato d’animo.
Fare in tre minuti il percorso, che a ottobre comporta trenta minuti, fa la sua bella differenza. Pensi ai miracoli di stagione. Semafori quasi inutili, rotonde da passeggio, giardini da villeggiatura. Le città d’agosto, grandi e piccole, hanno il loro fascino. Quando gli altri stanno al mare, in montagna, al lago o all’estero, vivere i viali e le piazze, i vicoli e le rotonde in quasi beata solitudine è una esperienza bella: a Faenza come a Firenze, a Mantova come a La Spezia, a Milano come a Catania, a Verona come a Suzzara. A Udine ci sono stato poche volte, mi sembra da atmosfera agostana anche ad aprile. Magari sbaglio.
Vacanza di sensi e di cuore prima ancora che di comodità e spostamenti. Perché non possiamo avere sempre le città come d’agosto? Quando parliamo di città intelligenti cosa abbiamo in mente? Città che ci risolvono i problemi e ci fanno vivere meglio. Un po’ come succede in questi giorni d’agosto quando i quartieri sono come borghi, i centri storici sono accoglienti anche con i turisti e quando anche i rapporti tra le persone si fanno più cortesi. L’emergenza sanitaria in corso ci obbliga a studiare e praticare sistemi intelligenti di vivere le città come i paesi, i borghi come le campagne.
All’edicola d’agosto il cliente dice due volte grazie al giornalaio e magari investe due minuti in chiacchiere e battute. Con mascherina. Bisognerebbe avere le città d’agosto con il clima di settembre e la possibilità di lavorare e spostarsi con razionalità. Bell’impresa. Ma è la sfida che ci attende. Rendere vivibili sempre i nostri orizzonti metropolitani o semplicemente urbani e cancellare dove è possibile pratiche, abitudini, azioni, attività non proprio necessarie. Come le resse, come le code.
L’emergenza pandemica combinata con la cosiddetta ripresa post vacanze e il rientro nelle attività ordinarie, dalle scuole alle fabbriche, dai negozi agli uffici consiglierà o imporrà nuove regole e nuovi modelli. Come e quando andare a scuola? Come e quando uscire da scuola? Quali altri posti diventeranno scuole? Come andare al lavoro? Chi andrà al lavoro? Quanto lavoro si potrà fare da casa? Come e quando fare le spese? Come e quando e quanto divertirsi?
Il bello della città d’agosto è che può essere un modello. Basta rilevare tempi e spazi e cercare di applicare sistemi adeguati ai mesi delle scuole e degli uffici, dei movimenti cosiddetto pieno ritmo. Ma ci sarà e, semmai, come sarà il pieno ritmo?
C’è il bello delle città d’agosto che si possono vivere tra parchi e musei aperti tra viali liberi e semafori sovente inutili, ma c’è anche il brutto delle città d’agosto perché molte sembrano lasciate sole, lasciate a sé stesse. Lasciate nel senso di abbandonate. Il brutto d’agosto è che alcuni angoli delle nostre città sembrano passare di mano, zone lasciate a gruppi border. A chi ci rimane per scelta si aggiunge chi ci rimane perché non ha altro posto in cui andare e diventa maggioranza.
Il bello delle città d’agosto è che trovi dimensioni più umane e puoi vedere panorami che nelle altre stagioni ti sogni anche solo per il fatto che quella facciata o quella aiuola era coperta da un camion o da muri di altri intoppi.
Il bello delle città d’agosto è che puoi pure alzare lo sguardo e guadare frontoni e torrette che in altri momenti dell’anno non immagini nemmeno di incrociare, Il bello delle città d’agosto è che puoi persino rilassarti a un incrocio mentre guardi gli altri (e gli alberi) che passano.
Il bello delle città d’agosto è che ti puoi fare il calendario della giornata e della serata calcolando al minimo i tempi di spostamenti e di parcheggi. Il bello delle città d’agosto è che ti senti più padrone della città in cui vivi e conti i giorni di libertà che ti separano dalla fatidica data del rientro. E il prossimo sarà comunque un rientro diverso.
Fabrizio Binacchi

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