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Ma Bergoglio è davvero un europeista?

Il Papa non ama quest’Europa e la sua civiltà. Le sue prediche, ormai, trovano ascolto soltanto in certi ambienti orientati al multiculturalismo e alla politica dell’accoglienza senza limiti.

di Roberto Riviello | 14 Maggio 2016

Ma che senso ha il premio Carlo Magno, appena conferito dalla città di Aquisgrana a papa Francesco per i suoi (presunti) meriti europeisti, dinanzi ai principali esponenti dell’ Ue, da Angela Merkel al re di Spagna Felipe, da Matteo Renzi a Jean Claude Junker, da Martin Schultz a Mario Draghi? Ovvero di quell’ Europa che l’anno scorso a Strasburgo lui definì una vecchia “nonna sterile” e che adesso vorrebbe “madre generosa ed accogliente” non di figli nati dal suo grembo e dalle sue tradizioni culturali-religiose-filosofiche, bensì di una nuova prole di immigrati prevalentemente nordafricani, mediorientali e di religione islamica.

Probabilmente Bergoglio non ama la nostra Europa, quella nata appunto con il Sacro Romano Impero di Carlo Magno ( incoronato la notte di Natale dell’ 800 da papa Leone III), i cui confini occidentali dei Pirenei erano diventati invalicabili da quando il suo antenato Carlo Martello re dei Franchi, a Poitiers, aveva sconfitto gli Arabi e ne aveva fermata l’ espansione verso il centro del nostro continente. Se non ci fossero stati i Franchi a respingere l’ esercito islamico, la storia dell’ Europa sarebbe stata molto diversa, e noi chissà cosa saremmo oggi: certamente non avremmo conosciuto il Rinascimento e l’ Umanesimo, come pure la grande stagione della Rivoluzione scientifica e, in seguito, quella dell’ Illuminismo e delle democrazie liberali.

Se il premio Carlo Magno avesse veramente un senso, sarebbe stato consegnato a Benedetto XVI, che a Ratisbona indicò con estrema lucidità intellettuale i confini culturali della civiltà occidentale; così come nel 2004 venne giustamente conferito a Giovanni Paolo II che aveva avuto il merito di lottare strenuamente contro l’ altro storico nemico dell’ Europa liberale, il comunismo sovietico.

Ma Bergoglio non ama questa Europa, o meglio questa idea di Europa. Lui è un multiculturalista e un terzomondista sfegatato. Del cristianesimo stesso ha una visione ipermodernista, che si preoccupa molto dell’ambiente e poco dell’affermazione dei principi non negoziabili. Questo papa, infatti, si è speso più a predicare contro l’ inquinamento e le estrazioni in mare, che non a denunciare gli abominevoli crimini commessi contro i fedeli cristiani dai fondamentalisti islamici.

E, dunque, continua a prendersela con quelle nazioni europee, il cui numero è in continuo aumento, che si preoccupano innanzitutto del benessere dei propri cittadini e vigilano sulle loro frontiere. “Distruggiamo i muri e costruiamo i ponti” è il mantra di papa Francesco, il quale non si rende conto che l’ Europa è nata ed ha prosperato anche grazie alla difesa dei suoi confini. Come ci hanno spiegato gli storici, l’ Occidente nasce quando i Greci sconfiggono lo sterminato esercito persiano a Maratona e poi ne distruggono la flotta a Salamina. Allora le polis greche, che pur erano sempre state divise, si allearono contro i Persiani, perché compresero che erano in gioco la loro libertà e le loro identità.

Se questo papa pensa che la ” sterile” Europa debba essere fecondata da una generazione di immigrati di religione e cultura islamica, ebbene, questa è la dimostrazione che egli non ama l’ Europa né la sua civiltà. L’ Europa dei popoli, quella che nasce sulla pianura di Maratona, a poche decine di chilometri da Atene, dove Platone e Aristotele gettarono le basi della logica e della metafisica, e che poi vide la grandezza di Roma caput mundi e di Roma cristiana; quell’ Europa non può essere destinata a diventare una colonia islamica conquistata con le armi dell’ immigrazione e della demografia.

Le prediche di Bergoglio, ormai, trovano ascolto soltanto in certi ambienti orientati al multiculturalismo e alla politica dell’accoglienza senza limiti. Ma per fortuna lo spirito delle Nazioni non è tramontato, anzi sembra proprio che il cuore dei popoli europei stia riprendendo a battere con forza e con passione.

Pubblicato in : Primo pianoTag: angela merkel, comunismo, draghi, europa, giovanni paolo, immigrazione, Liberali, mare, mario draghi, matteo renzi, merito, merkel, natale, religione, renzi, roma, spagna, stia, strasburgo

Info Roberto Riviello

Insegnante, si è laureato in Filosofia nell’Università di Firenze nel 1978, risiede nel Valdarno fiorentino. Commenta la politica italiana su Pensalibero.it e scrive racconti per radio poi diventati sceneggiati e testi teatrali messi in scena come regista. Ha al suo attivo anche un film sulla vita di un grande poeta toscano poi finito in manicomio. Trascorre il suo tempo libero passeggiando in campagna. È appassionato di storia, arte e cucina.

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