Ma che senso ha il premio Carlo Magno, appena conferito dalla città di Aquisgrana a papa Francesco per i suoi (presunti) meriti europeisti, dinanzi ai principali esponenti dell’ Ue, da Angela Merkel al re di Spagna Felipe, da Matteo Renzi a Jean Claude Junker, da Martin Schultz a Mario Draghi? Ovvero di quell’ Europa che l’anno scorso a Strasburgo lui definì una vecchia “nonna sterile” e che adesso vorrebbe “madre generosa ed accogliente” non di figli nati dal suo grembo e dalle sue tradizioni culturali-religiose-filosofiche, bensì di una nuova prole di immigrati prevalentemente nordafricani, mediorientali e di religione islamica.
Probabilmente Bergoglio non ama la nostra Europa, quella nata appunto con il Sacro Romano Impero di Carlo Magno ( incoronato la notte di Natale dell’ 800 da papa Leone III), i cui confini occidentali dei Pirenei erano diventati invalicabili da quando il suo antenato Carlo Martello re dei Franchi, a Poitiers, aveva sconfitto gli Arabi e ne aveva fermata l’ espansione verso il centro del nostro continente. Se non ci fossero stati i Franchi a respingere l’ esercito islamico, la storia dell’ Europa sarebbe stata molto diversa, e noi chissà cosa saremmo oggi: certamente non avremmo conosciuto il Rinascimento e l’ Umanesimo, come pure la grande stagione della Rivoluzione scientifica e, in seguito, quella dell’ Illuminismo e delle democrazie liberali.
Se il premio Carlo Magno avesse veramente un senso, sarebbe stato consegnato a Benedetto XVI, che a Ratisbona indicò con estrema lucidità intellettuale i confini culturali della civiltà occidentale; così come nel 2004 venne giustamente conferito a Giovanni Paolo II che aveva avuto il merito di lottare strenuamente contro l’ altro storico nemico dell’ Europa liberale, il comunismo sovietico.
Ma Bergoglio non ama questa Europa, o meglio questa idea di Europa. Lui è un multiculturalista e un terzomondista sfegatato. Del cristianesimo stesso ha una visione ipermodernista, che si preoccupa molto dell’ambiente e poco dell’affermazione dei principi non negoziabili. Questo papa, infatti, si è speso più a predicare contro l’ inquinamento e le estrazioni in mare, che non a denunciare gli abominevoli crimini commessi contro i fedeli cristiani dai fondamentalisti islamici.
E, dunque, continua a prendersela con quelle nazioni europee, il cui numero è in continuo aumento, che si preoccupano innanzitutto del benessere dei propri cittadini e vigilano sulle loro frontiere. “Distruggiamo i muri e costruiamo i ponti” è il mantra di papa Francesco, il quale non si rende conto che l’ Europa è nata ed ha prosperato anche grazie alla difesa dei suoi confini. Come ci hanno spiegato gli storici, l’ Occidente nasce quando i Greci sconfiggono lo sterminato esercito persiano a Maratona e poi ne distruggono la flotta a Salamina. Allora le polis greche, che pur erano sempre state divise, si allearono contro i Persiani, perché compresero che erano in gioco la loro libertà e le loro identità.
Se questo papa pensa che la ” sterile” Europa debba essere fecondata da una generazione di immigrati di religione e cultura islamica, ebbene, questa è la dimostrazione che egli non ama l’ Europa né la sua civiltà. L’ Europa dei popoli, quella che nasce sulla pianura di Maratona, a poche decine di chilometri da Atene, dove Platone e Aristotele gettarono le basi della logica e della metafisica, e che poi vide la grandezza di Roma caput mundi e di Roma cristiana; quell’ Europa non può essere destinata a diventare una colonia islamica conquistata con le armi dell’ immigrazione e della demografia.
Le prediche di Bergoglio, ormai, trovano ascolto soltanto in certi ambienti orientati al multiculturalismo e alla politica dell’accoglienza senza limiti. Ma per fortuna lo spirito delle Nazioni non è tramontato, anzi sembra proprio che il cuore dei popoli europei stia riprendendo a battere con forza e con passione.

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