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L’impulso malagodiano per una nuova azione liberale

Lanciata qualche anno fa una petizione per chiedere al Sindaco di Roma che venga intitolata una strada della Capitale d’Italia a Giovanni Malagodi. Ad oggi, il giusto omaggio non è stato ancora riconosciuto, benché le strade dell’Urbe, come di altre città italiane, siano dedicate a personaggi che meno hanno dato al nostro Paese.

di Massimiliano Giannocco | 27 Settembre 2016

L’Italia di oggi assomiglia sempre di più al “moribondo sornione” di una bellissima poesia di Stéphane Mallarmé: “raddrizza la vecchia schiena, si trascina e va, non tanto per scaldare la sua putredine quanto per vedere il sole sopra le pietre”. La gravità della situazione sta nel fatto che nessun sole il nostro Paese riesce a scorgere, perché le nubi si sono addensate al punto tale da non consentire neppure ai raggi di sfiorare il volto “stanco del triste ospedale”. Nugoli nerastri a cui il popolo italiano si è abituato  così da confonderne le disgrazie con i benefici, ricercati in uomini che bruciano le menti con una politica leaderistica e demagogica.

Costretti tra promesse pentastellate e piddine illusioni, gli italiani, orfani da lustri di un centrodestra credibile, vivono nella convinzione che la nobile arte di governare sia solo uno strumento di potere e di affarismo, a discapito dei deboli e dei tartassati, salvo poi servirsene per scopi egoistici, giacché, chi può smentirlo?, il politico non arraffa e imbroglia da solo, ma sempre con la compiaciuta connivenza di buona parte della società civile.

In tale contesto, non è da stolti chiedersi cosa intendano fare i pochi, autentici liberali rimasti. Il mondo apparentemente sparuto e silente di nobildonne e gentiluomini i quali, unitamente e dialetticamente ai repubblicani, hanno prima fatto l’Italia e poi vi hanno prestato il proprio servizio con meriti quasi universalmente riconosciuti.

Il ruolo degli eredi di Cavour, di Mazzini e di Garibaldi non si è di certo esaurito. In particolare i primi, cresciuti sotto le illuminanti lezioni di Einaudi e Croce, hanno nobilitato la politica italiana con figure di spicco di cui oggi avremmo vivamente bisogno. Tra tutti Giovanni Malagodi rappresentò il campione autentico, propugnatore di un senso civico e di servizio agli antipodi rispetto alle derive populistiche di chi oggi ci governa o si atteggia a opposizione.

In occasione di un Consiglio nazionale del Partito Liberale Italiano che si tenne a Roma i primi di marzo del 1969, Malagodi evidenziò come l’azione liberale dovesse svolgersi entro il rigoroso argine di una “ferma opposizione a qualsiasi scelta autoritaria”. Allora, come oggi, i liberali sono chiamati a destarsi e a superare le genetiche divisioni interne di chi professa il giusto, etico e giusnaturalistico affermarsi di ogni individuo, non per difendere l’ordinamento attuale perché perfetto, ma per contrastare chi vuole cambiarlo in senso antidemocratico.

Per cimentarsi nella ripresa di quella impresa, occorre recuperare il vivifico impulso malagodiano, riconducibile a queste parole dello statista liberale: “Non si salva la democrazia se non migliorandola e trasformandola, ma per migliorarla occorre che la democrazia sia viva: ecco la necessità di un ordine democratico, nel duplice significato di ordinamento democratico e di ordine pubblico nel rispetto delle leggi”. In sostanza, occorre sviluppare la massima di carattere generale di Winston Churchill “Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare” e calzarla alle problematiche evidenti dell’Italia, a condizione che venga recuperata la vitalità di un sano e reale ambiente democratico.

Un discorso del genere mostra quell’etica della responsabilità, “mai disgiunta dall’etica dei principi”, che Pietro Ostellino riconobbe in Malagodi. Valori ormai scomparsi e scalzati dai motti neodannunziani del “Via tutti! Comando io!”, pronunciati anche in questi giorni, o dalla renziana esaltazione del “leader che va a vincere”.

Chi scrive ha lanciato qualche anno fa una petizione per chiedere al Sindaco di Roma che venga intitolata una strada della Capitale d’Italia a Giovanni Malagodi. Ad oggi, il giusto omaggio non è stato ancora riconosciuto, benché le strade dell’Urbe, come di altre città italiane, siano dedicate a personaggi che meno hanno dato al nostro Paese. Ci si affretta a premiare attori che ci hanno fatto ridere o piangere, cosa indubbiamente lodevole, ma si tentenna quando si è chiamati a concedere il medesimo trattamento ai Servitori dello Stato, qualora non siano appartenuti allo stesso ambiente politico e culturale. Tale lacuna, benché meramente simbolica, dovrebbe far riflettere ulteriormente il variegato mondo liberale, in parte animatosi nella difesa della Costituzione dagli assalti di una riforma dai contenuti preoccupanti. Un segnale, forse, di quella necessaria azione che dovrebbe evolvere in fattiva promozione di una vigorosa impresa liberale a livello politico, economico e culturale.

 

Citando ancora una volta Giovanni Malagodi, “dobbiamo batterci con rinnovata intransigenza, di fronte alla minaccia che incombe sulla stessa sussistenza del sistema democratico in Italia”. Perché ciò accada, i liberali italiani devono riscoprirsi malagodiani e ricreare le giuste condizioni di un’area liberale chiaramente evidente e propositiva, mettendo finalmente da parte i personalismi che ne hanno determinato la disgregazione.

 

Massimiliano Giannocco

 

Pubblicato in : EditorialeTag: costituzione, democrazia, discorso, garibaldi, intitolazione strada, Liberali, Malagodi, memoria cancellata, mondo, opposizione, ordine pubblico, partito liberale, partito liberale italiano, pensiero liberale, personaggi, poesia, politica italiana, politica nazionale, popolo italiano, roma, storia repubblicana

Info Massimiliano Giannocco

Massimiliano Giannocco. Nato a Roma, lavora da anni nel settore petrolifero. Laurea in Economia Aziendale presso la Terza Università degli Studi di Roma e Master di II livello in Istituzioni Parlamentari “Mario Galizia” per Consulenti di Assemblea presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Sapienza di Roma. Attualmente ricopre l’incarico di Consigliere nazionale, Segretario Provinciale di Roma e Vice segretario per il Lazio del Partito Liberale Italiano. I suoi articoli sono stati pubblicati anche da L’Opinione delle Libertà, Rivoluzione Liberale, Geopolitica, LiberalCafè, Modernizzare l’Italia, CapitaleXRoma, SigariAvana, UkPremier.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Tullio Pascoli

    27 Settembre 2016 alle 21:18

    In un Paese come nella nostra povera “Italietta” è ben difficile che si giunga a premiare l’autentico ed onesto merito dell’individuo.

    Il nostro è un Paese dove vale di più la militanza; non per niente alla fine, perfino in fatto di religione si deve riconoscere che la stessa fede oltremodo sovente, si confonde con nient’altro che con semplice la superstizione.

    Del resto, sarà possibile sperare che in un ambiente del genere, ad una straordinaria figura come quella di Malagodi, venga riconosciuto il mero merito di intitolargli una via, se ancora oggi nelle nostre città esistono vie e piazze intitolate a Stalin? Bella figura quella, davvero… ma non basta ci sono pure quelle dedicate a niente meno che all’Unione Sovietica… Se almeno aggiungessero “cimitero della Libertà e di milioni di innocenti assassinati”…

    Rispondi

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