In tempo di crisi, si smarriscono le certezze, e tra queste tragicamente annovero lo smarrimento di quelle linguistiche e grammaticali di cui è sempre stata suprema custode l’Accademia Nazionale della Crusca. In una trasmissione televisiva di RaiDue, ho ascoltato il sommo presidente della medesima Accademia rispondere alle domande del pubblico da casa sull’uso appropriato di forme verbali e registri linguistici. L’insigne Professore ha affermato che l’ausiliare ‘potere’ può affiancare sia il verbo ‘avere’ che il verbo ‘essere’ nelle forme composte, indipendentemente dalla regole di coniugazione del verbo principale. Veniva analizzata la forma verbale ‘poter andare’ coniugata al passato prossimo: ‘sono potuto andare’. E il Professore ha sostenuto che con l’ausiliare ‘potere’ non è sbagliato dire ‘non ho potuto andare’ invece di ‘non sono potuto andare’, sebbene ‘andare’ esiga solo il verbo ‘essere’ nelle forme verbali composte. In un istante, davanti ai miei occhi si sono materializzati gli anni della mia infanzia: la scuola, la maestra, il banco, la mia amica del cuore e…la grammatica italiana. E dopo, gli anni delle scuole medie e del liceo (classico): i professori, il banco, la mia nuova amica del cuore, il latino, il greco, e…la grammatica italiana. E i libri, alti, altissimi, soprattutto quelli di grammatica italiana.
E in quello stesso istante ho intuito che la crisi vera e disperata si consuma quando ognuno di noi smarrisce il senso profondo del proprio patrimonio culturale e linguistico e accusa la mancanza di strumenti per esprimere i propri pensieri. ‘Le parole sono importanti’. Le parole sono un’opportunità formidabile per chiunque sappia usarle bene. Ho intuito che c’è veramente la crisi, non solo economico-finanziaria, ma anche socio-culturale, se il presidente dell’Accademia della Crusca avvale come corretto l’uso di una forma verbale forse solo perché acquisito nel linguaggio comune e reso, perciò, consuetudinario.
Secondo le regole della grammatica italiana, gli ausiliari seguono, proprio perché verbi ausiliari, la coniugazione dei verbi principali a cui si legano. Nel caso di ‘andare’, che al passato prossimo si coniuga con il verbo ‘essere’ (‘io sono andato’), anche l’ausiliare ‘potere’ viene coniugato obbligatoriamente con lo stesso verbo (‘io sono potuto andare’). Mi pare che le regole della grammatica italiana siano incontrovertibili anche rispetto all’imperversare di certe tendenze che inducono alla semplificazione linguistica. Non era questa la Crusca che ricordavo e amavo. Non è questa la ‘sacra’ Crusca a cui guardavano come a un faro indicatore i miei insegnanti. Mi sento in crisi…
L’IMPROVVISO SMARRIMENTO DELLA CRUSCA
La crisi vera e disperata si consuma quando ognuno di noi smarrisce il senso profondo del proprio patrimonio culturale e linguistico e accusa la mancanza di strumenti per esprimere i propri pensieri.

Gentile sedicente purista Puccio Cartoni,
Ecco alcuni utili consigli da un ‘amateur’ della precisione linguistica per rendere più credibili le Sue parole di sdegno riguardo al mutamento:
1. Lascerai uno spazio DOPO (e non prima) del punto, della virgola, e del punto e virgola. Viceversa, non lascerai spazio alcuno tra la parola e le virgolette in cui è racchiusa;
2. Eviterai un lessico inutilmente arcaico come “suesposto”, “od”, eccetera. Dirai meglio “esposto sopra” e “o” (lo iato che si viene a creare non rende affatto più cacofonico il ritmo della frase);
3. Rileggerai sempre ciò che scrivi per evitare errori di battitura quali “dimnticando”;
4. Che la lingua sia alla base del pensiero o viceversa, secondo un rapporto di causa-effetto o di condizione necessaria, non è stato dimostrato con certezza, ad oggi, nemmeno dai più credibili filosofi del linguaggio e cognitivisti. Infatti se ne parla ancora come di ipotesi;
5. Pensare SOLO in una lingua non può far altro che impoverire le potenzialità espressive e cognitive di un parlante, ed è quindi in contraddizione con il suo punto precedente;
6. Scriverai tutti i composti di ‘che’ con l’accento acuto e non grave: perché, poiché, alcunché, oltreché, ecc.;
7. Senza i fenomeni del calco e del prestito linguistico, Lei non potrebbe parlare di parabole, angeli, chiese, martiri, basiliche, del sabato, della Pasqua, di arance, limoni, spinaci, zucchero, dogane, magazzini, tariffe, ammiragli, di cifra, di zero, di burro, di cugini, del colore giallo, del giorno, di cavalieri, di scudieri, di gioielli, di guerra, di sapone, di bande, di guardie, di alberghi, di schiena, di banche, ecc. (Gli esempi sono tratti da http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_italiana#Lessico). Solo perché queste parole sono entrate nell’italiano in tempi in cui Lei non era ancora nato, non vuol dire che siano ‘pure’. Senza i grecismi, gli arabismi, i francesismi, i germanismi, gli anglismi e gli americanismi, cosa sarebbe oggi la lingua italiana? Inoltre, di molte parole ed espressioni usate oggi in italiano, nessuno sospetta un’origine straniera, frutto di soluzioni inventate da traduttori e localizzatori. Solo per citarLe un paio di esempi: ‘conto alla rovescia’, ‘fuga di cervelli’;
8. Infine, un purista come Lei non può scrivere così male. Se si rifiuta di accettare lessico ‘barbaro’ nella sua lingua, potrebbe almeno imparare meglio quest’ultima. Il mutamento linguistico, oltre che inevitabile, è paradossalmente ciò che tiene in vita una lingua.
Spero di aver fatto un favore a Lei e alla lingua italiana.
Il “pensierino” suesposto non appare firmato ,ma è certamente fondamentale nella considerazione della nostra situazione attuale. Attualità che appare piena di espressioni proprie di altre culture , in un tentativo di multiculturalità spicciola e caudataria che finisce per annullare le caratteristiche dell’italico pensiero . Oggi la vita corre , travalica confini ,viene spiegato ; e così si autorizzano anche semplificazioni nella costruzione del discorso ,nella declinazione dei verbi ,nella “trasmissione del pensiero “.
Magari dimnticando che una lingua ,con tutte le sue regole e le sue sfumature ,resta comunque alla base del pensiero . Si pensa in inglese ,od in francese ,od in italiano : semplificando o togliendo caratteristiche proprie all’elaborazione del pensiero , si rischia seriamente di diminuire la comprensione reciproca ,oltrechè la stessa elaborazione del pensiero. Come operazione “culturale” ,questa mi sembra deficitaria in partenza.