Prima che finisse la fase “uno” dell’emergenza Covid19, è saltata la “tregua politica” tra maggioranza di governo e opposizione. E non è certo un caso che ciò è coinciso con l’avvio della fase “due” di programmazione e ripresa della normale attività di vita produttiva del paese. E allora, sia detto chiaramente: ha senso dividersi ora sulle strategie economico-finanziarie più opportune da adottare?
No, perché se il problema è – com’è vero che è – la mancanza di liquidità necessaria per ripartire, la polemica sugli strumenti economico-finanziari di cui realmente possiamo disporre è da considerarsi assolutamente inutile o dannosa.
E pertanto, sempre al fine di fare chiarezza, diciamo che il NO di Salvini e Meloni al Mes, tanto per semplificare il discorso, non avrebbe alcun senso se il Mes si rivelasse per l’appunto uno strumento utile o addirittura necessario in questa fase – come in diversi modi hanno sottolineato sia il Pd che Iv che Fi e lo stesso Presidente del Parlamento europeo David Sassoli – al fine di far fronte all’emergenza in corso.
E allora: perché il Presidente del Consiglio, da almeno 15-20 giorni e cioè nel corso della fase di trattativa all’Eurogruppo, ha precisato e infine ieri ribadito: “NO al Mes, Eurobond o non firmo”? E, insieme a lui, lo stesso hanno fatto i Cinquestelle? Ma non il Pd e Iv?
La presa di posizione o uscita di Conte, all’esito della riunione del Consiglio europeo del 23 aprile prossimo, che dovrebbe sancire l’accordo politico dell’Eurogruppo, significherà due cose: da un lato, l’impossibilità per Conte e i Cinquestelle o almeno parte di loro (come i 22 che hanno sottoscritto il documento contro il Mes nel pieno della trattativa con l’Ue) di proseguire l’azione di governo in base ai propri assunti presupposti; dall’altro, aprire e giustificare l’ipotesi di una “maggiore responsabilità” di Salvini e Meloni di acconsentire a uno strumento, il Mes, per il quale si sono dichiarati indisponibili ma che viceversa si rende necessario per tutelare e garantire l’azione risarcitoria e produttiva del nostro paese.
Quando le cose vanno bene, non è difficile governare. Ma, è proprio quando le cose vanno male che occorre invece saper governare.
Angelo Giubileo

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