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L’umanità rischia più danni dalla pandemia o dalla carestia?

Da l’uomo scimmia ad oggi, viviamo tutti col virus della fame incorporato. Una pandemia, che senza il vaccino miracoloso del cibo e dell’acqua uccide quotidianamente migliaia di esseri umani se non possono “inocularSì” per via orale un piatto di minestra e un bicchiere d’acqua almeno una volta al giorno. Di Franco Luceri

di Franco Luceri | 13 Febbraio 2022

Davvero la razza umana rischia l’estinzione ogni 50 o100 anni se entra in collisione con un virus assassino; e tutte le risorse mondiali devono essere convogliate e finalizzate per combattere l’intruso e salvare il genere umano? 

No. Questa è la più grande corbelleria culturale e politica di tutti i tempi, e rischia di devastare millenni di civiltà e progresso.

Da l’uomo scimmia ad oggi, viviamo tutti col virus della fame incorporato. Una pandemia, che senza il vaccino miracoloso del cibo e dell’acqua uccide quotidianamente migliaia di esseri umani se non possono “inocularSì” per via orale un piatto di minestra e un bicchiere d’acqua almeno una volta al giorno. Una settimana senza acqua e si riparte a l’altro mondo. Un mese senza cibo e ci si avvia per l’aldilà.

Quindi ostacolare o fermare a colpi di lockdown, greenpass e minchiate sanitarie assortite l’operosità e la produttività degli umani che lavorano producono spendono e consumano per tenere funzionante e salvifico il sistema economico mondiale che ci protegge dalla pandemia della fame e ci salva la vita, è una imbecillità senza precedenti storici.
Fermare la circolazione mondiale di uomini, merci e capitali è più devastante che fermare la rotazione terrestre. La quantità di persone che uccide la pandemia della fame se mandi in tilt il sistema economico è migliaia di volte superiore a quelle che potrebbero morire di pandemia virale, posto che oltre il 30% della popolazione mondiale è naturalmente immune al covid-19 e a tutte le sue possibili e fantasiose mutazioni.
Tant’è che dopo due anni di lockdown e genialate sanitarie assortite, in Italia il costo dell’energia è schizzato alle stelle, e il carovita rischia di decollare allo stesso livello e sarà incalcolabile il numero dei poveri malati e morti e miliardi di debito pubblico di cui avremmo bisogno per mettere riparo.
L’economia di qualunque Popolo è la selezione millenaria delle migliori tecniche inventate dall’uomo per procurarsi il vaccino alimentare contro il virus della fame, ricavando dalla natura il massimo sostentamento al minimo costo.

Insomma il lavoro, la produttività economica e il consumo sono l’unico vaccino senza controindicazioni o effetti collaterali in grado di garantire il diritto alla vita all’intera comunità mondiale.
Ostacolare o fermare l’economia a colpi di lockdown è come rifiutare cibo e acqua ad un povero che sta morendo di fame e promettere di salvargli la vita vaccinandolo contro un virus di cui potrebbe già essere naturalmente immune.

Per chi è allenato ad osservare il dito quando gli indichi la luna, preferisco puntualizzare che io sono vaccinato e assolutamente non sono novax. 

Il vaccino è una benedizione se riesce ad impedire al virus di fare danni. 

Ma se, per uccidere il virus, si scatena nel sistema economico mondiale un terremoto di fallimenti e speculazioni assassine (vedi costo dell’energia è il carovita in decollo verticale) si rischia di fare più danni e vittime innocenti del comunismo e nazismo assommati.

Sul banco degli imputati non va messo il vaccino, perché il vaccino salva l’uomo, ma non se gli toglie il pane di bocca devastando l’economia.

Franco Luceri

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, capitali, comunismo, danni, debito pubblico, effetti collaterali, italia, lavoro, mondo, natura, persone, selezione, sistema economico

Info Franco Luceri

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

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