
Claudio Guidi ha sta portando un significativo contributo alla storia del XVIII secolo mediante ricerche che utilizzano fonti primarie, soprattutto testimonianze dell’epoca . Tra i suoi numerosi libri che sono anche di agile e piacevole lettura ricordiamo in particolare, Il secolo bello. Il sogno umanitario del settecento francese, Voltaire in salsa amorosa., Le donne all’ombra dell’Encyclopédie., Le follie libertine della Reggenza., Maledetta rivoluzione. L’invettiva degli enciclopedisti scampati alla ghigliottina
E adesso il suo nuovo imponente lavoro Luigi XV. Un regno nel segno della libidine ( Il Nuovo Melangolo, 2022) dedicato a un personaggio chiave della storia del XVIII secolo. Ne abbiamo parlato in questa intervista.
Il regno di Luigi XV è ricordato soprattutto in riferimento alle favorite e questo è
anche il “fil rouge” di questo libro. Quale fu il loro ruolo politico?
La terza ed ultima favorita, la bellissima Mme du Barry, non ha svolto alcun ruolo politico, limitandosi da ex prostituta a regalare a Luigi XV con la sua raffinata arte amatoria delle estasi ancora mai provate prima. Quando questo sovrano confida ad un ministro le scoperte che sta facendo in campo sessuale, gli arriva questa risposta disarmante: “Si capisce bene che non siete mai stato in un bordello”. La prima favorita, Mme de Châteauroux, ha una visione politica che oggi si potrebbe definire progressista e se fosse vissuta più a lungo avrebbe forse salvato con le riforme immaginate l’Ancien Régime, ma gli intrighi di corte ed il veleno l’hanno tolta di mezzo a 27 anni, dopo aver condiviso per soli due anni il letto del monarca francese. Mme de Pompadour è stata di fatto il vero re di Francia ed il suo più grande merito è quello di aver salvato l’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert. In questo senso ha reso un servizio incommensurabile al genere umano. Per disgrazia della Francia era troppo sensibile alle lusinghe e troppo vittima della permalosità. Le prime, riversate a piene mani da Maria Teresa, sono riuscite a farle strappare la Francia dall’abbraccio di Federico il Grande, che su di lei ha ironizzato pesantemente, con conseguenze catastrofiche per il suo paese.
Luigi XV un re che si annoiava spesso definito “neghittoso” . Eppure la Francia era una grande potenza, in certi periodi addirittura la potenza egemone in Europa.
Certamente. Con la sua grande estensione territoriale e con una popolazione di oltre venti milioni di abitanti, la Francia può essere assimilata da questo punto di vista alla Cina attuale. Dispone inoltre dell’esercito più potente e temuto del continente con oltre duecentomila soldati, che incute non solo rispetto, ma soprattutto paura a chiunque si trovi in prossimità dei suoi confini. L’Europa ed il resto del mondo sono dominati nel ‘700 dall’Inghilterra e dalla Francia sugli oceani, mentre nel Vecchio Continente la supremazia francese è incontestata, anche se deve ogni tanto vedersela con Spagna e Austria. Un re volitivo e accentratore come Luigi XIV è riuscito ad allargare considerevolmente i confini del suo paese, ma quando muore lascia un erede al trono di cinque anni, che viene messo sotto tutela prima dal cardinale Fleury, poi dalle sue due principali favorite, Mme de Châteauroux e soprattutto per venti anni da Mme de Pompadour. In fin dei conti un re inadatto al suo ruolo, che ha come unici interessi le donne e la caccia, anche se intellettualmente non è affatto uno sprovveduto, con spiccati interessi per la scienza ed in particolare per l’astronomia. A renderlo inadeguato al compito di governare sono la sua neghittosità ed il suo carattere timido, malinconico, indolente ed irresoluto.
I sentimenti del popolo nei confronti di Luigi XV cambiarono Perché?
All’inizio il re viene osannato dal suo popolo, che auspica grazie a lui un regno in grado di porre rimedio al lascito desolante del Re Sole suo bisnonno, per questo gli attribuisce l’affettuoso nomignolo di Bien-Aimé. Non gli ci vorrà poi molto a rendersi conto di essersi sbagliato di grosso, così il Bien-Aimé diventa a tal punto Mal-Aimé che alla sua morte il suo cadavere deve venire trasportato di nascosto nella basilica di Saint-Denis. Una precauzione che non riesce a risparmiare al feretro lungo il percorso gli insulti della folla, che lo irride da morto al grido di taïaut, taïaut, termine usato per segnalare l’avvistamento di un cervo da abbattere, a causa della sua passione smodata per la caccia.
Una vera ossessione sessuale quella di Luigi XV che divenne una perversione
quando allestì una sorta di harem per adolescenti, il Parc-aux-Cerfs
La creazione del Parc-aux-Cerfs costituisce una delle ignominie più flagranti di questo regno, che finisce per alienare del tutto a Luigi XV la residua simpatia popolare della quale ancora gode. Si tratta di un autentico scannatoio per vergini che metteranno al mondo un numero consistente ed imprecisato di bastardi, prima di essere date in moglie a qualcuno pronto a chiudere gli occhi in cambio di un forte compenso in denaro. Le disgraziate che non riescono ad essere collocate in questo modo vengono invece spedite in convento e non rivedranno più i loro figli. I maschi vengono messi a convitto e fatti passare per il frutto di avventure passeggere di ricchi cittadini americani, mentre le bambine finiscono dritte in convento, senza che poi se ne sappia più nulla. La libidine del re non ha limiti. All’amico duca di Richelieu, uno dei maggiori libertini del secolo, che raggiunta la sessantina qualche volta a letto fa cilecca, suggerisce come rimedio per lo stimolo della sua sopita libidine di provare con qualche ragazzina, come ha già fatto lui con innegabili risultati.
Questa dissolutezza trovava un riscontro anche nella corte e nella città?
Un attento memorialista dell’epoca arriva a definire la Corte un lenocinium et lupanar, dove l’attività prediletta delle nobildonne è quella di saltare da un letto all’altro, senza disdegnare di concedersi con ancora maggiore voluttuosità ai propri lacchè, che offrono tra le lenzuola prestazioni assai più vigorose e frequenti dei loro mariti, impegnati in attività analoghe con altre gentildonne, poiché il matrimonio è per l’aristocrazia solo un fatto puramente formale. Le cose vanno ancora peggio a Parigi, dove esiste un autentico mercato della verginità, con le madri che offrono al miglior offerente quella delle figlie. A testimonianza della vastità del fenomeno c’è la presenza di non pochi ciarlatani, che girano vendendo boccette ripiene di eau de pucelle in grado di restituire la verginità perduta, facendo credere che la si possa poi rimettere subito in vendita. Alla metà del secolo si contano a Parigi 28.500 prostitute, una ogni diciotto abitanti. Ma l’abiezione dilaga anche in provincia, da dove un padre snaturato scrive a Luigi XV dichiarandosi onorato se volesse degnarsi di deflorare la figlia quindicenne.
Qual è l’importanza delle fonti sulle quasi si basa il tuo libro?
Questa è una domanda molto originale e l’occasione è buona per parlare brevemente di un problema capitale per chiunque si mette ad esaminare una figura o un periodo storico. Napoleone Bonaparte sosteneva, non a torto, che “la storia è la somma delle menzogne sulle quali ci si è accordati”, mentre Talleyrand era convinto con non minore giustezza che “a nulla serve dire la verità quando tutti credono alle menzogne profuse”. Il problema è perché tanti storici abbiano spesso mentito e continuino non di rado a farlo ancora oggi. Forse perché, come si sostiene generalmente, la storia la scrivono i vincitori e non ci si guadagna nulla a mettersi contro, anzi si rischia di perderci parecchio. C’è poi da mettere in conto una naturale tendenza umana, spesso inconscia, che porta a giudicare con maggiore indulgenza personaggi storici “simpatici” a chi li descrive e con maggiore severità quelli “antipatici”, con il risultato che certe “verità” inventate si trasformano nel tempo in verità incontrovertibili.
Come per gli altri miei volumi precedenti, anche per questo ogni citazione virgolettata rimanda ad un riferimento bibliografico, per un totale di 797 note. Si tratta di testimonianze di contemporanei e di storici vissuti in quel secolo ed in quello successivo, che hanno richiesto un lavoro di ricerca più da minatore che da archeologo, nella speranza che il difficile intento dell’obiettività e della completezza delle informazioni sia stato raggiunto.
Come proseguirà il tuo excursus nel ‘700 francese?
Sto terminando una monumentale biografia di Federico il Grande, che uscirà presto in quattro volumi per un totale di quasi duemila pagine, nelle quali viene esaminata una delle figure più eminenti della storia di tutti i tempi. Si tratta di un uomo nato con una forte vocazione artistica, che lo porta a comporre in francese un’opera poetica più voluminosa di quella di Molière e che, una volta salito sul trono a 28 anni, decide di indossare l’uniforme da generale, diventando uno dei condottieri più illustri, fatto che porta Napoleone ad affermare ai suoi generali davanti alla sua tomba che “se lui fosse ancora in vita, noi oggi non saremmo qui”. Un re certamente assolutista, ma riformatore e con un senso della giustizia sociale come nessun altro prima e anche parecchio tempo dopo di lui, anche se si porta ancora attaccata addosso dopo oltre due secoli e mezzo l’etichetta di “aggressore” nella Guerra del Sette Anni, una fandonia che ho smontato in un intero volume dedicato a quel primo conflitto mondiale.
La Francia aveva assoluto bisogno di riforme. Si può dire che quello di Luigi XV fu
il regno delle occasioni perdute?
Quando raggiunta l’età adulta Luigi XV comincia a regnare, la Francia è ridotta in uno stato pietoso dal punto di vista economico e necessita di urgenti e profonde riforme sociali, tra cui quella di far pagare le tasse a tutti, invece di permettere che il potentissimo e ricchissimo clero continui ad esserne esonerato come tutta la nobiltà. Come dice Mme de Châteauroux, Luigi XV ha un buon carattere e vuole sinceramente il bene del suo popolo, “a condizione che qualcuno sia in grado di mostrargli cosa fare, poiché da solo non ci arriverà mai”. La cosa più urgente da fare sarebbe di annullare la revoca dell’Editto di Nantes, che nel 1685 ha messo al bando gli ugonotti, la parte più industriosa e ricca della società francese, in modo da richiamarli in Francia, invece di fare arricchire la Prussia, che ne ha accolti a braccia aperte decine di migliaia. L’altra idea geniale di questa giovanissima favorita è quella di eliminare il parassitismo della nobiltà, costringendola a lavorare come avviene in Inghilterra, un proposito rimasto irrealizzato come tanti altri, poiché qualche mano ignota la toglie di mezzo con il veleno ed abbandona al suo destino l’Ancien Régime.
Un posto speciale fu quello di Mme de Tencin, la madre di d’Alembert.
Si tratta di una delle figure più rilevanti e affascinanti di quel secolo, un’intelligentissima e molto avvenente suora smonacata, che per tentare di assicurare la poltrona di primo ministro al fratello, dopo essere riuscita a farlo diventare cardinale, non esita durante la minorità di Luigi XV ad infilarsi nel letto del Reggente, Filippo II d’Orléans, che la scarica quasi subito affermando di non sopportare “una puttana che parla di politica tra le lenzuola”. La macchia indelebile su questa protagonista della prima metà del secolo è di aver abbandonato il figlio appena nato, d’Alembert, che diventerà uno dei più eminenti matematici e condirettore dell’Encyclopédie. Diderot non esiterà a definirla per questo “bella e scellerata”, soprattutto perché anche quando d’Alembert sarà divenuto celeberrimo, si rifiuterà sempre di incontrarlo, mentre nel suo famoso salotto riceve tutte le personalità più illustri.Ciò non toglie che Mme de Tencin ha formulato con una chiarezza ed una preveggenza uniche il giudizio più impietoso sull’incapacità a governare di Luigi XV. “Quello che accade nel suo regno sembra non interessarlo affatto ed approva tutto ciò che gli viene presentato. Viene da strapparsi i capelli al pensiero di avere a che fare con un uomo simile”.
Gabriele Parenti

Claudio Guidi ha iniziato la sua carriera professionale all’ufficio stampa del Teatro Stabile dell’Aquila, poi è stato Dramaturg in grandi teatri a Berlino, per svolgere in seguito durante molti anni un’intensa attività di critico teatrale a Parigi, dove ha anche compiuto lunghi studi e ricerche sul Settecento francese. Rientrato in Germania, ha lavorato a lungo come corrispondente di agenzie di stampa e quotidiani italiani, prima di dedicarsi interamente all’attuale attività di scrittore e storico del XVIII secolo.

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