“Ci sentiamo presto, Nicola. Abbiamo ancora un mucchio di cose da fare assieme” E invece, quelle cose, non solo non le faremo, ma interrompendo brutalmente un sodalizio umano di mezzo secolo, nemmeno ne potremo più parlare. E’ stata la telefonata di un comune amico a darmi proprio nell’ultimo giorno di questo sciagurato 2021, la notizia che Luigi Nidito ci aveva lasciati improvvisamente. E’ stato un personaggio poliedrico che ha fatto moltissime cose nella vita: editore, giornalista, scrittore, manager. Ma, soprattutto, con una passione smisurata per la politica, come era d’uso in molti della nostra generazione, diventati adulti col finire degli anni sessanta del secolo scorso. La sua prima vita si è svolta a Prato, città alla quale è rimasto indissolubilmente legato e dove, negli anni ’80 fondò quella che ancora è la TV locale di maggiore successo. Roberto Baldi, anche lui suo compagno di una vita, e personaggio versatile, medico, giornalista e con passione per la politica, ricordando l’amico scomparso lo ha definito come meglio non si poteva: “l’uomo che coltivava i sogni”. Aggiungo, senza fare torto a Baldi, che Luigi i sogni sapeva spesso realizzarli. Infatti non è mai stata l’ambizione personale la molla del suo impegno appassionato per la politica. La spinta era la conoscenza profonda che aveva dei bisogni della società. Profonda e concretamente vissuta nelle sue molteplici articolazioni, tanto che tutta la vita di Nidito non ha mai rispettato il confine tra realtà e utopia. Come se si divertisse a passare continuamente da un campo all’altro e viceversa. Un “politico della prima repubblica”? Non si sentirebbe offeso da questa definizione. Perché Luigi era convinto che la politica merita rispetto e che, soprattutto, “bisogna saperla fare”. Fu più volte assessore comunale a Prato, consigliere provinciale a Firenze, segretario regionale del PSDI in Toscana e concluse il suo impegno nel PSI. Posso dire per la nostra lunga frequentazione, per le posizioni non sempre coincidenti ma sempre nell’ambito della amicizia e del rispetto, che Luigi, proprio perché riteneva la politica una cosa seria, ne conosceva certo le bassezze pur non avendole mai praticate. La lealtà era un’altra delle sue caratteristiche più evidenti. E questo vale a maggior ragione per le molteplici attività svolte in ambiti diversi dalla politica che, nell’ultima fase della sua vita si collocavano tra l’Italia e l’Albania, tra Tirana e Prato. Da venti anni, infatti, Luigi risedeva stabilmente nella capitale albanese: quasi un ritorno alle sue radici, che affondavano in uno dei tanti paesi della Basilicata nei quali la lingua è, appunto, albanese. Era diventato un riferimento imprescindibile per tanti imprenditori italiani e albanesi. Quel “mucchio di cose da fare assieme” cui aveva fatto cenno nel suo ultimo messaggio si riferiva a questo. E l’ultima volta che è venuto in Italia (e ci siamo visti) è stato per un bel convegno da lui organizzato nel palazzo comunale di Pistoia per intensificare i rapporti tra Italia e Albania. Poi, quella telefonata di un amico mi ha raggiunto per raccontarmi che il ragazzo con cui avevo per lunghi anni “coltivato i sogni”, quella mattina aveva preso il taxi per andare a lavorare ma il tassista lo aveva condotto all’ospedale. Dove è giunto per fare i conti con la realtà della morte.
Nicola Cariglia

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