
L’Ue valuta ulteriori misure di salvaguardia contro la sovraccapacità cinese
Bruxelles si è detta aperta allo sviluppo di una nuova e potente arma commerciale in grado di estromettere rapidamente le aziende cinesi dal mercato dell’Ue in caso di ritorsioni contro le misure difensive applicate dal blocco contro la sovraccapacità industriale della Repubblica popolare. Lo riporta il SCMP, secondo il quale giovedì, alla riunione del Consiglio europeo, i 27 paesi e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen hanno valutato la possibilità di introdurre provvedimenti di salvaguardia (come quote e dazi) nei settori chimico e dei macchinari industriali. Gli sviluppi seguono la recente giravolta della Germania: Berlino, da sempre principale oppositore di misure aggressive verso Pechino per i propri interessi commerciali, nei giorni scorsi ha co-firmato con Parigi la proposta di uno strumento d’emergenza per escludere quasi immediatamente dal mercato unico aziende o paesi ritenuti sleali.
Non si tratta ancora di una vera e propria guerra commerciale. Dopo l’accordo sui veicoli ibridi, a Bruxelles si ritiene di aver trovato una formula efficace basata su due binari paralleli: dialogo intensivo, che ha prodotto risultati, e mantenimento della pressione con nuove misure di difesa commerciale. A dimostrazione di tale orientamento, secondo Bloomberg l’Ue sarebbe in trattativa con la Cina per una rimozione reciproca di sanzioni. I termini negoziati prevedrebbero una revoca delle restrizioni su un’azienda cinese accusata di supporto all’industria bellica russa in cambio della revoca cinese delle sanzioni sulla tedesca Sindlhauser Materials GmbH, piccola azienda bavarese di precisione nella catena di fornitura di ASML, che rischia la chiusura nei prossimi mesi per la quasi totale dipendenza dalle terre rare cinesi. Il governo tedesco era ignaro della dipendenza di Sindlhauser, mentre funzionari Ue temono che la revoca delle sanzioni riduca l’urgenza per le aziende europee di diversificare i fornitori. Nel frattempo, l’accordo sugli ibridi ha incentivato Bruxelles ad adottare una linea ancora più assertiva.
Il de-risking cinese passa per l’eolico
Intanto nell’incertezza del momento, anche la Repubblica popolare sta portando avanti un suo “de-risking”. Le aziende cinesi del settore eolico stanno sostituendo sistematicamente i componenti e i sistemi di controllo occidentali nei parchi eolici esistenti con apparecchiature nazionali per rafforzare la sicurezza nazionale e l’autosufficienza. Lo rivela uno studio del Centro OSW per gli studi orientali che ha analizzato 1.686 documenti relativi ad appalti pubblici emessi da società di servizi cinesi e dalle loro filiali a partire dal 2022. Circa 250-300 di questi documenti richiedevano esplicitamente la sostituzione delle tecnologie straniere o occidentali, come controller, azionamenti e software, utilizzate nella gestione dei parchi eolici, con alternative cinesi. Pechino sta portando avanti una campagna più ampia sulle infrastrutture critiche per garantire che i sistemi siano “sicuri e controllabili”, riducendo la dipendenza dall’influenza e dai software stranieri. La manovra avrà costi sostanziosi per le aziende europee che, per quanto deboli in altri comparti legati alle rinnovabili, sono finora rimaste competitive nell’import-export di turbine eoliche e componenti specializzati.
CICA: Wang Yi presenta quattro proposte per la stabilità in Asia
Il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha partecipato giovedì al Settimo Vertice della Conferenza sull’Interazione e le Misure di Rafforzamento della Fiducia in Asia (CICA) e ha presentato quattro proposte per promuovere la cooperazione tra gli Stati membri della CICA. Il capo della diplomazia ha invitato i paesi membri a “salvaguardare congiuntamente la pace e la stabilità”. Secondo Wang, l’Asia “non ha bisogno di una mentalità da Guerra Fredda” che rischierebbe di provocare uno scontro tra blocchi. “I problemi dell’Asia dovrebbero essere affrontati in ultima analisi dai popoli asiatici attraverso la solidarietà e la cooperazione”, ha affermato il ministro citando la situazione in Medio Oriente e Afghanistan. Come in altre occasioni, la soluzione avanzata da Pechino si basa sulla promozione dello sviluppo economico come ricetta per stabilizzare il continente.
Li Qiang promette aumento delle importazioni ad alto valore per riequilibrare la bilancia commerciale
In occasione delle celebrazioni per il 70° anniversario della Fiera di Canton, il premier cinese Li Qiang ha dichiarato che la Cina è pronta a incrementare l’importazione di merci ad alto valore aggiunto, nell’ottica di promuovere scambi commerciali più bilanciati. Nel suo discorso di apertura davanti a oltre 32.000 espositori e più di 200 mila acquirenti internazionali, Li ha difeso il ruolo di Pechino quale “super venditore” e “super compratore”, respingendo le accuse di condotte distorsive e invitando i partner stranieri a non trasformare la connettività di mercato in un’arma geopolitica. L’apertura giunge in un momento di forte pressione sui dati del commercio estero: a settembre l’export cinese ha registrato un balzo del 36,3% su base annua, spinto dalla domanda di semiconduttori e tecnologie per l’intelligenza artificiale, mantenendo il surplus annuale su traiettorie da record nonostante la recente intesa siglata con l’Unione Europea per contingentare le esportazioni di auto ibride.
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