
Mentre il governo pensa all’elezione diretta del premier, l’Italia sta sprofondando in una crisi pesante e pericolosa.
Lo testimoniano i dati ISTAT che attestano nel terzo trimestre una crescita uguale a zero del PIl. Praticamente stiamo entrando in una condizione di recessione, la quale, se si protrarrà anche nel 2024, metterà in crisi i conti dello Stato, previsti nella legge di bilancio, e aumenterà i costi del debito pubblico costringendo a nuovi tagli.
L’inflazione a ottobre scende; ma il governo non vi ha nessun merito, perché il calo dei prezzi è provocato principalmente dalla diminuzione dei prezzi dell’energia.
Crescono invece i generi alimentari: la spesa registra un aumento del 6 per cento, mostrando l’inutilità totale delle iniziative come quella del “carrello tricolore” intrapresa dal ministro Urso.
Pochi giorni fa, sempre l’Istat, aveva diffuso dati allarmanti sulla povertà in Italia, con lo scandalo di quasi sei milioni di persone, di cui molti bambini, che vivono in condizioni di indigenza tali da non potersi garantire un’alimentazione adeguata, le cure e l’istruzione.
Di tutto questo però non si vuole discutere durante l’approvazione della legge di bilancio in Parlamento perché la premier ha deciso che deve essere approvata così com’è, senza emendamenti.
L’indifferenza della grande stampa nazionale verso i temi sociali e il controllo delle reti pubbliche da parte del governo stanno infatti creando un clima paradossale e soffocante in cui non si discute dei problemi dei cittadini e delle prospettive del Paese.
Si aggiungono le tragedie e le stragi quotidiane della guerra, che occupano giustamente gran parte dell’informazione.
Anch’essa, come sempre è avvenuto, contribuisce in modo determinante alla rimozione della questione sociale.
All’opposizione politica spetta il compito di rompere questo accerchiamento e di farsi sentire anzitutto con la mobilitazione e gli scioperi.
C’è un nesso tra la lotta per la pace e quella per salari e pensioni decorose, per la sanità pubblica e un’istruzione di qualità, per i diritti e la dignità del lavoro.
Le piazze organizzate dalla sinistra si sono riempite quando si è affermata una visione della società e una speranza di cambiamento generale e di giustizia che tenesse insieme la condizione individuale delle persone con quella della collettività e del mondo grande e terribile in cui viviamo.
Per la sinistra nessuno può salvarsi da solo.
Sugli egoismi privati è invece la destra che vince facendo il suo mestiere.
Il PD ha indetto una manifestazione a Roma per l’11 novembre, per i diritti sociali e per la pace.
Può essere un buon inizio per una stagione diversa.
Ma il PD da solo non basta.
È tutta l’opposizione insieme che deve mobilitarsi per essere veramente efficace.
Enrico Rossi

Lascia un commento