Nuova offensiva sulla scelta del premier, ritorno in auge delle primarie, a tal proposito mi preme fare alcune considerazioni sul tipo di scelta del Premier, che all’interno della coalizione di Centro-Sinistra sta creando un po di scompiglio.
Mi rendo conto che il tema è da addetti ai lavori, ma è anche vero che può, anzi deve, coinvolgere tutti gli elettori di centro sinistra, al di là delle varie anime che la compongono.
Le Primarie sono uno strumento estremamente avanzato per raggiungere la democrazia perfetta, e nella coalizione di centro sinistra stiamo notando che non siamo ancora pronti ad accogliere tale sistema, noi che ricerchiamo la DEMOCRAZIA.
Le cronache politiche recenti ci fanno capire che si comincia a temere per l’incolumità della leadership di Prodi.
Ma in un sistema elettorale maggioritario incompiuto, che avrebbe dovuto prevedere la netta distinzione tra destra e sinistra con soltanto due grandi partiti, come si può pretendere di svolgere le suddette Primarie, cosa che puntualmente in Italia non è avvenuta, ne mai avverrà.
Vi immaginate voi l’annientamento non tanto ideologico ma affaristico di certi Partiti?
Nel sistema partitico attuale le Primarie sconvolgono la stabilità di una coalizione, incrinano i rapporti tra i Partiti e i Partitini.
La scelta di un candidato Premier deve avvenire, solo dopo aver partecipato alla stesura del suo programma; per cui in prima battuta occorre valutare le scelte programmatiche per poi scegliere la persona che le perseguirà.
Con le proprie strategie, sceglierà qual’ è la strada migliore per raggiungerle, impiegando il minor tempo, utilizzando i migliori uomini come ministri, in buona sostanza cercando di conquistare il consenso di una maggioranza che sarà ben felice di vedere realizzati i propri desiderata e sulla quale i tagli che dovranno essere attuati – per forza di cose la prossima dovrà essere una legislatura con un forte inprint economico – non saranno eccessivi.
La scelta del premier dovrebbe avvenire con delle elezioni di secondo grado, gli elettori dovranno essere coloro i quali sono stati a loro volta eletti negli enti locali:
quartieri, comuni, provincie, regioni, per meglio garantire la rappresentanza elettorale, creando una giusta compensazione, a garanzia di quei partiti che hanno si degli eletti, ma in misura minore dei grandi partiti.
Cosa ben diversa saranno le elezioni amministrative e la scelta del candidato per le politiche nel collegio maggioritario.
Tali candidati, a mio avviso NON dovranno essere sottoposti al preventivo giudizio degli eletti e degli elettori, ma neanche potranno venire fuori dalle segreterie dei partiti, unici enti deputati allo svolgimento e alla trattazione della res politica.
Il percorso di un candidato deve avvenire all’interno del partito, del movimento; il candidato deve crescere insieme agli iscritti, deve essere parte attiva della vita di partito. Solo così si potranno creare due ottimi risultati: l’incremeto delle iniziative dei partiti verso l’elettorato non soltanto sotto elezioni, e il rapporto di fedeltà tra l’eletto e lo schieramento di cui farà parte senza cambi di casacca.
L’Opinione
A proposito di primarie: prima il programma, poi il candidato.
di Giuseppe Patti

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