
Ai 1093 giorni effettivi di governo Craxi ne vanno aggiunti altri 250, più o meno, ma va da sé che il Governo Meloni nato nella seconda/terza repubblica attraverso il sistema elettorale bipolare ha una tendenza che lo renderà come uno dei più longevi della Repubblica. E la stabilità per i Governi è un valore da non sottovalutare, un elemento di resistenza nel mare delle fragilità strutturali del sistema politico italiano.
Dopodiché difficile promuovere parallelismi o similitudini, del sistema politico diverso si è detto, della composizione partitica vale la pena di ricordare la differenza fra un esecutivo che vedeva prevalente la Democrazia Cristiana (un partito costituzionale) e i suoi alleati Socialisti e laici e un Governo a guida maggioritaria di un partito erede del Msi (un partito che fu a lungo considerato fuori dall’arco costituzionale), un partito che nacque secessionista come la Lega (per poi abbordare a sponde ultra sovraniste) ed una frazione italiana del Partito Popolare Europeo orfana del suo fondatore e dominus della politica italiana per oltre un ventennio;
Così come è imparagonabile la situazione interna ed internazionale nella quale si muoveva il Governo Craxi, in piena guerra fredda, in piena crisi sociale che sfoció nella lunga stagione del terrorismo politico, in una condizione drammatica pensando alla inflazione a due cifre che si mangiava pensioni e salari degli italiani e frenava il dinamismo dell’economia deprimendo l’insieme del quadro sociale.
Nulla a che vedere con i soldi che si è trovata nel cassetto la Premier, frutto della più poderosa immissione di denaro pubblico dal dopoguerra
(Europeo in questo caso) pari a 225 miliardi di Euro, (cifra quasi inconvertibile in vecchie lire), il valore del cosiddetto Piano Nazionale di ripresa e di resilienza.
Al netto di polemiche politiche quotidiane costellata da sbuffi e fastidi per la presenza costante di una opposizione democratica che, divisa e confusa finché si vuole, muove critiche alla gestione generale del Governo la navigazione ha un andamento placido, la
Nave va senza particolari scossoni; anche la comunicazione scarna, essenziale, o assente del governo diventa materia di assuefazione. Si intuisce che la manovra finanziaria sarà il frutto della situazione che c’è e del fatto che “..le cose non si possono cambiare da un giorno all’altro”;
La saggezza, la moderazione, l’equilibrio che sta mostrando la prima donna di Stato che tra un comizio sbraitante, un attacco ai diversi partiti di opposizione, ai corpi disubbidienti dello Stato sembra aver fatto coincidere il suo immobilismo riformatore con la paralisi e le crisi la cui soluzione sono rimandate a data da destinarsi con il protagonismo raccontato sulla scena internazionale dove si è aperta una linea preferenziale con l’amministrazione Trump di cui è partner più che affidabile. Interessa poco quale funzioni abbia assunto, l’Italia è considerata grossomodo ciò che Orban é per la Russia ovvero un paese satellite.
E nel vagare in questo spazio siderale si è alimentata la cosiddetta “narrazione” di una donna inossidabile.
Non sarà facile scalzarne od insidiarne la leadership all’interno del proprio campo politico di destra; non impossibile promuovere in alternativa convincente che tenga conto tuttavia degli elementi positivi che la longevità governativa porta con se.
Per informazioni rivolgersi alla Democrazia Cristiana..
Bobo Craxi

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