
di Giorgio Massari, Stefania Saini e Francesca Silingardi*
Il conflitto in Medio Oriente, giunto ormai alla nona settimana, sta minando le prospettive di crescita dell’economia globale, con inevitabili ricadute anche sull’Italia e la Lombardia. La crisi iraniana ha innescato una rapida escalation nei prezzi dell’energia, ridotto la fiducia di imprese e consumatori e messo a rischio le catene di fornitura e il commercio globale con la chiusura dello Stretto di Hormuz. Questo shock compromette il proseguimento dei segnali di slancio che erano arrivati dall’economia lombarda negli ultimi mesi del 2025 e in avvio del 2026, tra ripresa della produzione manifatturiera e spinta ai servizi grazie alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.
La durata del conflitto e soprattutto le sue ricadute nell’area del Golfo saranno cruciali per determinare in che misura le tensioni in Medio Oriente freneranno la ripresa che era in atto fino a poco più di un mese fa.
Onde d’urto
In uno scenario in cui il conflitto dura tre mesi, stimiamo che l’economia lombarda crescerà dello 0,6% nel 2026, sopra la media nazionale (+0,3%), ma in netto ribasso rispetto al +1,0% previsto a gennaio. Lo shock colpisce più duramente la regione, e in generale il Nord Italia, rispetto al resto del Paese a causa della maggiore concentrazione industriale in questi territori. L’aumento dell’incertezza si trasmette anche ai servizi (lato offerta), ai consumi e agli investimenti (lato domanda): la crescita di questi ultimi è particolarmente ridimensionata per il 2026.
Il quadro lombardo rimane così all’interno della media dell’Eurozona, che secondo le previsioni della Banca centrale europea è attesa espandersi in un intervallo fra +0,9% (scenario base) e +0,4% (scenario sfavorevole), a fronte di precedenti stime del +1,2%. Tra le grandi economie europee, l’Italia è tra i Paesi più vulnerabili al rincaro di carburanti e gas per via del proprio mix energetico. Anche la Germania potrebbe subire ricadute significative, da valutare alla luce della ripartenza che stava iniziando a manifestarsi nel 2025. Un segnale visibile, tra le regioni benchmark per la Lombardia, è stata l’inversione di tendenza sperimentata dal Bayern (+0,5%); tuttavia, la ripresa tedesca non era ancora diffusa e consolidata, come testimonia la fase ancora recessiva del Baden-Württemberg (-0,6%). Al contrario, l’economia spagnola risulta maggiormente isolata dall’impatto del conflitto, almeno sul fronte energetico, in quanto favorita dalla forte penetrazione delle energie rinnovabili e da una dinamica espansiva nettamente superiore alla media europea nell’ultimo triennio, come testimoniato dal PIL della Cataluña, cresciuto del 2,7% nel 2025.
Industria sotto pressione
Dal punto di vista settoriale, ci attendiamo che la crisi iraniana impatti innanzitutto il settore industriale, con ripercussioni più marcate in Lombardia rispetto al resto d’Italia. L’esposizione del comparto è più elevata al Nord, sia per una struttura produttiva maggiormente soggetta ai rincari dell’energia e dei beni intermedi (e alle relative difficoltà di approvvigionamento) sia per la più alta propensione al commercio internazionale. La crescita attesa in Lombardia per il valore aggiunto industriale è pertanto dimezzata a +0,4% dal +0,8% stimato a gennaio.
Anche la previsione per i servizi lombardi è rivista al ribasso, a +0,6% dal +1,0% di inizio anno: la frenata arriva principalmente dai servizi alle imprese e, più in generale, dal deterioramento della fiducia. Le attese di decelerazione per il terziario sono comunque controbilanciate dall’impulso positivo giunto dalle Olimpiadi invernali.
Altre ripercussioni: mercato del lavoro e consumi
Stimiamo che il rallentamento dell’attività economica si ripercuota più lievemente sul mercato del lavoro. Le aspettative per l’occupazione regionale nel 2026 si collocano ora al +0,3% dal +0,5% previsto prima del conflitto. Lo scenario era comunque di una crescita moderata, dopo il record storico raggiunto nel 2025 e con il tasso di disoccupazione ormai su livelli frizionali (3,0%).
Infine, prevediamo che le tensioni in Medio Oriente abbiano un impatto limitato sui consumi regionali nel 2026, ora attesi espandersi del +1,0% rispetto al +1,1% stimato a gennaio. Ci si attende, infatti, che l’aumento dell’inflazione rimanga relativamente contenuto nel breve periodo e che in ogni caso pesi meno sui consumi delle famiglie lombarde rispetto a quelle del Centro-Sud.
Giorgio Massari, Stefania Saini e Francesca Silingardi
*Istituto Ispi

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