
Venerdì 10 giugno, come ogni anno, mazzi di fiori e corone saranno deposti ai piedi del monumento, alto 16 metri, che in Lungotevere Arnaldo da Brescia ricorda Giacomo Matteotti, proprio nel luogo dove il martire socialista venne rapito e poi ucciso da sicari fascisti il 10 giugno del 1924. Certo sarà occasione per rendergli omaggio. Ma sarà occasione, anche, per constatare il perenne e indecente oltraggio recato alla sua memoria. Indumenti, sporcizia, rifiuti, buste di plastica, cartoni. C’è un’autentica discarica a cielo aperto dietro al monumento realizzato in bronzo dallo scultore pistoiese Iorio Vivarelli e inaugurato nel cinquantenario dell’assassinio, il 10 giugno 1974.
“Vivarelli aveva voluto rappresentare il dialettico passaggio dalla morte alla vita. La prima è rappresentata, alla base del monumento, da forme simili a ossa come tibie allungate che alle due estremità terminano con lucide rotule («macerazione fisica in un momento tragico della Storia italiana» secondo la definizione dello stesso Vivarelli); la seconda è raffigurata dal grande calice dal quale spunta il germoglio che, da quel tronco, farà nascere una nuova pianta pronta a svettare alta nel cielo, un messaggio che riproduce artisticamente la frase di Matteotti (voi uccidete me, ma l’idea che è in me non muore)”.
L’opera venne inaugurata da Giuseppe Saragat, alla presenza delle massime autorità dello Stato: il presidente della Repubblica Leone ed il presidente del consiglio Rumor.
C’ero a quella toccante cerimonia e ricordo, fra gli altri, il discorso vibrante e sincero del segretario della Cgil, Luciano Lama. Non immaginavo che ciò che era stato pensato e realizzato per ricordare il martire della libertà sarebbe diventato testimonianza dello scarso attaccamento dimostrato dai posteri ai valori incarnati da Matteotti ed al coraggio che lo portarono al martirio con la lucida consapevolezza di ciò che sarebbe potuto accadere e accadde.
Che il Comune di Roma consenta da così tanto tempo questo scempio con totale indifferenza è fatto grave. Altrettanto se non ancora più grave è quanto mi è capitato di apprendere dal presidente della Fondazione Iorio Vivarelli. Si tratta del prof. Giulio Masotti, illustre studioso, già presidente della società italiana di geriatria e gerontologia. Masotti, appassionato di arte, mi ha raccontato che girando per negozi di anticaglie a Roma, gli è capitato di imbattersi nel bozzetto del monumento. Lo ha riacquistato e con molta fatica, essendo di notevole dimensione e peso, riuscì a ricondurlo nella sede della Fondazione Vivarelli, a Pistoia, per aggiungerlo ad altre opere custodite nel museo dedicato al grande scultore. Si tratta del modello, che sarebbe servito poi per realizzare l’enorme scultura presso la Fonderia Michelucci e che era stato donato al Comune di Roma dalla Fondazione Turati di Pistoia. A meno che non si tratti di una copia (ma non risulta che l’autore ne avesse autorizzate e Masotti, in quanto presidente della Fondazione Vivarelli ne sarebbe informato, Il Comune di Roma non deve avere tenuto di gran conto il bozzetto, così come non si prende cura da decenni del luogo ove sorge il monumento. A questo punto, inutile sarebbe aggiungere considerazioni di qualsiasi tipo. I fatti parlano, purtroppo, da soli.
Nicola Cariglia

Cari amici,
c’è un modo per risolvere lo scempio.
Le lamentele e l’invio di fiori tagliati non servono a niente.
In una bella giornata, andate con un camioncino, fate un gruppetto e presto ripulite il posto.
Con un po’ più di sforzo potete anche piantare qualche fiore.
Sfortunatamente abito lontano e non posso occuparmene.
E questo è un buon suggerimento. Potrebbe cortesemente suggerirci qualcosa anche in merito al modello del monumento del quale il Comune di Roma, avendolo avuto in dono, si sarebbe disfatto con tanta leggerezza, oltraggiando così il martire della libertà ed il generoso scultore?
I socialisti romani, se ancora ve ne sono dovrebbero garantire quotidianamente una oresenza che venisse identificata come GUARDIANIA, in modo che nessuno possa approfittare dell’abbandono del monumento. Penso sia il minimo che possono e debbono fare. Significa tutelare la loro storia.
Caro Giampaolo,
ancora più dello stato di abbandono del luogo, mi preoccupa il percorso del modello del monumento dai depositi comunali ad una bancarella o negozio di anticaglia. Magari percorso legittimo (la dismissione di un regalo). Ma anche rozza ignoranza e insensibilità nei confronti di Giacomo Matteotti e Iorio Vivarelli, uno dei maggiori scultori italiani del secolo scorso.
A Roma non é mai esistita , politicamente non è mai esistine ne cultura ne politica…..tutto lo sta a dimostrare e non solo da oggi……