Il suo testo è un colabrodo. E i buchi più efficaci sono quelli dei deputati e senatori che fino a pochi giorni fa militavano sotto la stessa bandiera.
Poi, come di incanto, Fini ha detto che FLI voterà la riforma ed anche questo è uno dei tanti (grandi e piccoli) misteri italiani.
Il dibattito si è poi spostato sopra i tetti dove si sono recati leaders di partito alla ricerca di improbabili nuovi o antichi consensi.
La protesta degli studenti, è stato annotato positivamente, ha anche richiamato l’attenzione della pubblica opinione sul miserevole stato dei nostri monumenti, la qual cosa non era tra gli obbiettivi della Riforma universitaria.
Si va al voto dopo aver parlato di tutto, vedute dai tetti, monumenti, protesta giovanile, e dimenticato piccole questioni come Università e ricerca, dispersione della didattica in mille rivoli e in altrettante sedi, scarsità di finanziamenti, rapporti con i privati, riconoscimento del merito, etc.
Dopo tanto casino, forse, ancora una volta, la vecchia Università non sarà scalfita.
LODO UNIVERSITA’
Chi tocca l’Università, in Italia, si scotta e la Gelmini non fa eccezione.

La maggior parte delle Università Pubbliche italiane sono di buon livello, così come i docenti (ordinari, associati e ricercatori) che vi insegnano con passione, dedizione e serietà.
Le statistiche che di tanto in tanto vengono pubblicate e che relegano le nostre Università in posti “non di alta classifica” sono in genere redatte tenendo conto di molteplici fattori oltre al livello di preparazione dei docenti: strutture, mezzi a disposizione, alloggi per studenti, biblioteche, prestiti per studenti, accesso al lavoro ecc. Ebbene, se si analizzano i dati, sono questi ultimi fattori che incidono negativamente sulla valutazione delle nostre Università e non, invece, la qualità della docenza. E’ evidente, dunque, che per raggiungere una “miglior posizione in classifica” occorre investire nel settore della educazione (scolastica e) universitaria e non diminuire ulteriormente i fondi. La battaglia contro la c.d. “parentopoli” (che di certo non è un fenomeno esclusivamente universitario!) e le sedi decentrate , sacrosanta ovviamente, appare più che altro una scusa per giustificare le forbici di Tremonti.
Vorrei suggerire di nominare Massimo Moratti Preside dell’Università di Pisa o Firenze con incarico dal Governo e dal Presidente di utilizzare il sistema INTER per comprare i migliori professori al Mondo, come fossero Calciatori, con fondi dello Stato e dei Privati chiamati a salvare la Patria, poi concentrare lì tutti i Collegi di eccellenza, che senso ha come ora avere una Normale di Pisa e poi solo Università che sarebbero di serie C in Africa?