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L’ODISSEA DEL PASSAPORTO ITALIANO

Qualcuno, come il sottoscritto, sta pensando di chiedere asilo politico a un qualsiasi Stato, degno di questo nome, che gli consenta di esercitare la propria facoltà di viaggiare. Nell’ufficio italico “come rendere complicate le cose semplici” hanno raggiunto il top; infatti, per ottenere il rinnovo del passaporto, in teoria, si hanno due possibilità: la prima è quella di recarti presso l’ufficio postale di residenza e la seconda è quella di recarsi direttamente in un qualsiasi commissariato però, è questo è già il primo ostacolo, “preferibilmente in quello competente territorialmente in relazione alla residenza o domicilio” ma scoprire se c’è un commissariato dove risiedi è cosa impossibile.

di Raffaele Romano | 14 Novembre 2025

Qualcuno, come il sottoscritto, sta pensando di chiedere asilo politico a un qualsiasi Stato, degno di questo nome, che gli consenta di esercitare la propria facoltà di viaggiare.

Nell’ufficio italico “come rendere complicate le cose semplici” hanno raggiunto il top; infatti, per ottenere il rinnovo del passaporto, in teoria, si hanno due possibilità:

la prima è quella di recarti presso l’ufficio postale di residenza e la seconda è quella di recarsi direttamente in un qualsiasi commissariato però, è questo è già il primo ostacolo, “preferibilmente in quello competente territorialmente in relazione alla residenza o domicilio” ma scoprire se c’è un commissariato dove risiedi è cosa impossibile.  

Provo ad andare al mio ufficio postale dove risiedo e, come temevo, non sono abilitati alla pratica del rilascio dei passaporti.

A quel punto cerco un commissariato che dove vivo non c’è.

Allora ne trovo uno a ben 60 Km e telefonando l’interlocutrice mi conferma ciò che sospettavo lo si può fare solo: “prenotandosi on line nel sistema dell’Agenda Elettronica” e quei milioni di soggetti che non usano o non sanno usare il pc? Semplice: sono esclusi!

Dopo varie suppliche a conoscenti ed amici trovo chi mi aiuta ad entrare nel sito https://passaportonline.poliziadistato.it/ e qui il citato ufficio che rende le cose complicate si supera in quanto ci sono due criptiche possibilità:

“entra con Spid” o in alternativa “entra con CIE”.

A questo punto mi ritorna in mente il comico Enrico Montesano che in molti suoi schetch si chiedeva: “E che vo di?”

SPID vuol dire secondo il sito della polizia di Stato che è “il sistema unico di accesso ai servizi online della Pubblica Amministrazione. Se hai già un’identità digitale SPID, accedi con le tue credenziali. Se non hai ancora SPID, richiedilo ad uno dei gestori.”

Per cui non avendo questo fantomatico Spid sei costretto a chiederlo ad uno dei tuoi gestori.

Ma chi sono i miei gestori? Altra ricerca da affrontare.

CIE, secondo sempre il sito della polizia di Stato, vuol dire “lo schema di identificazione che consente l’accesso ai servizi digitali erogati in rete di pubbliche amministrazioni e privati, mediante l’impiego della CIE, come previsto dall’art. 64 del Codice dell’Amministrazione Digitale”.

Articolo 64 del codice dell’amministrazione digitale? Ma sono finito nella manzoniana Milano dall’avvocato “Azzeccagarbugli?”

Anche qui notte più fonda non poteva esserci.

Quindi nessuna prenotazione!

Ma oltre a Spid e Cie i problemi non sono per nulla terminati; infatti, bisogna scaricare un modulo dal sito della Polizia di stato e da compilare in ogni sua parte. A questo punto altra ricerca di aiuto per poter scaricare il modulo

Avere un Documento di identità in corso di validità.

Due fotografie identiche (formato ICAO) a volto scoperto e su fondo bianco, anche qui ma ICAO che vo di?

Ovviamente Pagamento di € 42,50 da effettuarsi sul c/c postale n.67422808, altra fila alle poste.

Contribuito amministrativo di € 73,50 che però non spiega dove e come pagare

Infine, passaporto eventualmente posseduto.

La pretesa assurda è legata al fatto che tutti devono digitalizzarsi altrimenti perdono i propri diritti.

La pubblica amministrazione applica norme scritte da chi non si cala nella realtà “fattuale” del proprio

paese e crea cittadini emarginati quando occorrerebbe avere anche l’alternativa materiale di uffici verso cui potersi indirizzare per poter ottenere i propri diritti.

Ritornano in mente, con alcuni film del grande Totò, l’epoca degli “scrivani” che sapendo leggere e scrivere stazionavano con tavolini e sedie vicino agli uffici pubblici ed aiutavano la gran parte dei cittadini dell’epoca ad usare per loro conto la scrittura per chiedere o ottenere un diritto.

Rafaele Romano

Pubblicato in : Editoriale

Info Raffaele Romano

Raffaele Romano è laureato ed è iscritto all’Albo dei Giornalisti del Lazio.
Ha fatto studi storici e filosofici.
Da giornalista si occupa di Storia Contemporanea quindi, per inerzia, si deve occupare di geopolitica e di economia e finanza avvalendosi di 15 anni di esperienze in banca.
Non disdegna, ogni tanto, di scrivere articoli sul “Cinema ed il Teatro”.
Ovviamente tifa per il Napoli da sempre.
Ha collaborato con molte testate a partire dal glorioso “Avanti” dove ha imparato il mestiere.
Attualmente collabora con alcune testate on line e, dal 2016, svolge l’attività di volontario per il Messico della Onlus N.P.H. USA (Nuestros Pequenos Hermanos).
Più altre cose.
L’autunno scorso ha pubblicato “Andreotti, Craxi e Moro visti dalla CIA” con documentazione desecretata presso la Centrale di Intelligence statunitense e dal Dipartimento di Stato.
A fine settembre uscirà il sequel che si occupa del movimento sindacale italiano dagli anni ’30 agli ’80 del XX secolo.

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