Chiedo scusa se il mio approccio con il nuovo anno avrà toni che poco si addicono al roseo buonismo tipico della circostanza. Ma si stanno profilando speranze e iniziative che, se non attentamente meditate e preparate, inevitabilmente porteranno amarezze e delusioni già sperimentate, a più riprese, in passato.
Dunque: le aspettative di leggi elettorali con il metodo proporzionale, unite alla crisi degli attuali partiti che appare irreversibile, stanno dando carburante al sogno, mai abbandonato di dare vita ad un partito nuovo che raccolga una buona parte degli insoddisfatti dell’attuale panorama politico italiano.
Senza girare troppo attorno al nocciolo del problema, ancora una volta la grande assente, in questo panorama, è la cultura politica laica, liberale e socialista. In Italia non è mai stata maggioritaria, ma nel corso della prima repubblica ha avuto parte fondamentale nelle scelte più importanti e positive: quelle che hanno fatto crescere il Paese collocandolo dalla parte giusta quando il Mondo era diviso tra Occidente liberale e blocco sovietico e comunista. Senza disconoscere i meriti della Democrazia Cristiana, gradissimo elemento di stabilità nonostante le sue numerose correnti, i partiti che rappresentavano questa cultura si accollarono il compito di dettare i tempi dello straorinario processo di crescita che portò l’Italia a diventare, da Paese prevalentemente agricolo, la quinta potenza industrializzata del mondo. Le riforme, fatte e non solo proclamate, la fecero crescere economicamente, culturalmente, civilmente. E a queste riforme i partiti di cultura laica, liberale e socialista, ancorchè minoritari, fornirono la spinta propulsiva.
Ma togliamo subito ogni dubbio: nessuno pensi di riproporre quei partiti. Viviamo in un altro mondo, quei partiti non esistono, e, se esistessero, sarebbero solo chiamati a rispondere degli errori che, nella fase finale si aggiunsero agli indubbi meriti. Perché in politica, si sa, nessuno ti premia per i meriti e, come se non bastasse, nessuno ti perdona gli errori.
Da quella cultura e da quelle radici politiche potrebbe, invece germogliare un soggetto nuovo, a condizione di non ripetere gli sbagli che hanno accompagnato i precedenti, sfortunati e improvvisati tentativi.
Due sono, a mio avviso, gli errori da evitare come la peste. Il primo: non esiste un patrimonio politico da preservare e nessuno ne è il detentore. Chi si illudesse di mettere a frutto antiche sigle e siglette si metta l’animo in pace:non funziona.
Il secondo è ancora più importante. Chi volesse con serietà perseguire la strada verso un soggetto che rappresenti una valida alternativa, politicamente e culturalmente più credibile degli attuali squinternati partiti, non faccia affidamento sulle incrollabili e generose militanze, sulle fedeltà agli ideali ed altri requisiti individuali che pure rappresentano elementi identitari importanti. Al principio di tutto, per una impresa del genere, non c’è il “verbo”, il credo, la discussione. All’inizio, mi si scusi la volgarità, ci sono i soldi, il propellente finanziario. Insomma: lo volete questo benedetto partito nuovo, questa opportunità per uscire dalle frustrazioni di un brontolio inconcludente? Se si, cacciate i soldi. Si parta da diecimila italiani disposti a mettere ognuno due o trecento euro, tanto per partire. Il resto, i sofismi, il capello spaccato in quattro, le cariche, etc., venga dopo. Per una volta, si eviti il rito delle “grandi” e strombazzate riunioni con le centinaia di adepti che nessuno è in grado di controllare. No, solo un gruppo di lavoro per raggiungere l’obbiettivo dei diecimila italiani che versano i soldi. Due o tre galantuomini che siano i garanti e poi, tagliato questo primo traguardo, una Convention per deliberare statuto e organizzazione. Per cortesia, non mi dite che occorre prima stabilire identità, collocazione, programmi. Non di questo c’è bisogno (dopo tanti anni sarebbe assurdo non darlo per scontato), ma di sapere se abbiamo intenzioni serie. E niente vincola e garantisce quanto la sottoscrizione di una quota associativa.
Dimenticavo: buon anno e buona fortuna a questa pazza idea.
Nicola Cariglia

Nicola.l’attuale millantato partito socialista non esiste perché viola costantemente lo statuto. quindi non può più rappresentare i voti socialisti. Sulla tua iniziativa che come detto mi trova concorde serve un nuovo simbolo ed una nuova “ditta” che, non essendo posssibile sostituirsi alla vecchia proporrei PARTITO SOCIALISTA D’ITALIA O PARTIDO DEI SOCIALISTI ITALIANI. Potrebbe andare?
Scusate, apparte il fatto che come ho cercato di dirvi, il periodo storico è il meno propizio per esperimenti di questo tipo, la gente ne ha le balle piene della politica in generale e per questo vota l’anti-politica, c’é poi di mezzo la crisi, prima degli ideali viene la pancia.
Poi quale sarebbe il “socialismo”? Quello alla francese che si comporta peggio della bieca destra?!? Quello alla Valls che distrugge i diritti dei lavoratori e per fare approvare l’orrenda legge non voluta da nessuno la fa approvare con la forza e con l’areticolo 49.3?
No, per pietà, allora meglio l’originale, la destra piuttosto che questa ipocrisia di un PS che di socialista conserva solo il nome. Rendendo lo Stato piu burocratico e applicando misure peggiori di quelle di destra, ma per favore….io continuo a sperare che il M5S possa migliorare e farsi portavoce dei bisogni della gente, anche le loro decisioni sui migranti mi paiono le piu sagge. Lasciate stare gli esperimenti alla Frankenstein.
Nicola ha ragione, senza lilleri…non si lallera. Inutile poi sarebbe la colletta per organizzare la tombolaccia della Befana….si parla di soldi, quelli veri, e per fare un partito ce ne vogliono tanti, le buone idee e i buoni propositi non portano, senza denari, da nessuna parte, e questo non solo in politica….altrimenti rischiate di fare come i 4 amici al bar, di paoliana memoria.
Quanto al fatto di non vedere le cose in positivo, preferisco figurarmi i peggiori scenari per poi dovermi ricredere in meglio, piuttosto che fare l’ottimista a prescindere e risveglarmi con sonore legnate….nel mondo odierno poi, pochissimo c’é da essere ottimisti.
Caro Paolo, mi sxembra impossibile non trovare in Italia 5000 socialisti convinti che non investirebbero 2/300 @ per vedere realizzata la loro idea. 5.000×300= 1.500.000 @ chi non risica non rosica.
Sfondi una porta aperta Nicola, Tu sai che è dal primo incontro di molti anni fa che io propendo poer questo. Per farti un piccolo esempio mi sono sempre attivato per qualsiasi iniziativa.
Ma qui ora si tratta di fare un censimento e chiedere quanti “affezionati” sarebbero disponibili. Poi si parte e che Dio ce la mandi buona!
Oltre le ideologie, condivido che un partito cosiddetto di area, nuovo, costituirebbe comunque uno “spazio”, all’interno dell’agone politico italiano prossimo venturo, che per quanto mi riguarda caratterizzerei in modo il più “aperto” possibile, secondo l’impostazione del liberalismo “classico”. Condivido anche che occorrerebbe piuttosto partire da una base minima di raccolta e quindi di finanziamento. Ma – in ordine alla matrice “culturale” e tanto più alle prospettive d’azione, ravvisando la necessità, almeno così ritengo, che oggi un partito si riconosca e sia riconosciuto nell’ambito di uno dei gruppi politici presenti nel Parlamento europeo – nutro forti dubbi sulla possibilità che sia facile determinarne la collocazione. Se all’interno del gruppo dei socialdemocratici o invece, come riterrei personalmente, all’interno del gruppo dei liberaldemocratici.
la collocazione avverrebbe in un secondo momento mi par di capire..
.
Beh, il “tesoro” ancora non c’è e già ci sono i dubbi? Piuttosto mi preoccupa quello che scrive Paolo Francia. Sono il primo a dargli ragione. Ma sono anche il primo ad affermare che senza la condizione preliminare di un impegno anche finanziario a dimostrazione della serietà e della forza della adesione, non se ne deve fare di niente. Anche le vuote chiacchiere ed i velleitarismi hanno stufato. O, almeno, hanno stufato me.
già.. come non fare nulla per paura che qualcuno rubi…
via via, ci meritiamo ciò che abbiamo
per quanto riguarda il Francia non ho mai sentito da lui qualcosa di positivo..
Si credo che sia giusto quanto si afferma, le perp0lessità riguardano la trasparenza nella gestione finanziaria
Non credo Nicola che il motto “armiamoci e scucitevi* sortirebbe in questo periodo molto successo.