
Non é stato sufficiente al governo Sanchez, tentare di porre rimedio ad una delle grandi questioni dell’Europa continentale,ovvero la crisi abitativa, la politica dei veti interni certamente condizionata dalle pressioni delle opposizioni di destra ed anche dalle ostilità internazionali ha posto fine al suo dicastero, non avendo più i numeri per tirare avanti ( che erano garantiti dal centrodestra separatista Catalano di Junts) ma soprattutto non godendo più della fiducia generalizzata che pure molti spagnoli gli hanno accordato in virtù dei successi innegabili sul terreno economico.
Pedro Sanchez, anziché tirare a campare ha convocato elezioni per il 29 novembre e mentre questo accadeva le piazze spagnole, si riempivano di giovani manifestanti che avevano già espresso la loro solidarietà nei confronti di Mari Carmen Abascal, la pensionata in seggiola a rotelle sfrattata, e che oggi stazionano nelle maggiori piazze della Spagna per protestare contro la bocciatura di quel decreto che favoriva in parte anche le giovani generazioni; manifestazioni che si sono trasformate in vera e propria rabbia, qualche volta anche troppo violenta, quando nella tarda serata di mercoledì è giunta la notizia del decesso della signora Mari Carmen che si è trovata così ad essere un vero e proprio martire della questione abitativa, rendendo esplicito quanto il dramma non fosse soltanto Personale, ma che riguardava una moltitudine di famiglie in Spagna, come in Europa.
Nella penisola iberica dal 2018 al 2024 sono state circa 272.000 i cittadini e le famiglie trovatesi senza un’abitazione.
Sarà sufficiente lo shock che questa vicenda ha determinato per far risalire ai socialisti del PSOE la china elettorale? Essa cominciava a mostrare una lenta ed inesorabile erosione a causa del logoramento progressivo delle condizioni politiche generali determinate dalla percezione della fragilità non tanto del leader, quanto dalla pressione che e’ giunta tanto dall’opposizione smodata del partito popolare e dell’ultradestra di Vox quanto dall’offensiva giudiziaria che ha colpito i dirigenti di Partito, l’ex premier Zapatero, la moglie ed il fratello di Sanchez; per non parlare dell’evidente concorso di fattori esterni che ha generato la crisi umanitaria di Ceuta.
D’altronde, la la questione dell’immigrazione e della sicurezza sono i temi dominanti che allargano una sfera elettorale delle destre che cavalcano questi problemi senza produrre alcuna soluzione, inoltre è cresciuto il risentimento di una parte del mondo economico spagnolo che ha subito alcune politiche sociali nel mondo del lavoro, in testa il salario minimo garantito, sottraendo loro profitti. È lo stesso mondo che si è mosso, respingendo la prospettiva del congelamento degli sfratti e degli acquisti facili da parte dei fondi speculativi immobiliari. Fanno riferimento ad una attitudine socialista del Governo Sanchez in senso dispregiativo, non comprendendo che la fonte di tutti i conflitti interni alle società democratico occidentali é il portato di crescenti diseguaglianze che vanno ridotte per non provocare ulteriori fratture nella società che finiscono per ingrossare le fila di una protesta generalizzata sia essa populista che di destra estremista che sta incominciando a generare una nuova violenza che può essere cavalcata dai fautori della destabilizzazione in tutto il continente europeo; Russi in testa che non nascondono la propria capacità di ingerenza nella vita delle nostre democrazie.
Il Socialismo democratico classico a cui fa riferimento Sanchez ha cercato, non senza traiettorie complicate, di ridurre al minimo i conflitti nella società spagnola; ha disinfiammato la crisi della Catalogna generata dalla volontà di una parte di quel popolo di disconnettersi dal regno di Spagna, convinto come era che fosse necessario, innanzitutto restituire a quella Regione la tranquillità della convivenza perduta nei lunghi anni del cosiddetto “processo” verso la Secessione. L’indulto e l’amnistia di cui si sono avvantaggiati i leader della Rivolta tra i quali è apparso anche il capo del partito che ha voltato le spalle nel voto sul decreto abitativo decretando la fine dell’esperienza di Sanchez che è stata, va detto senza servili encomi, innanzitutto una degna pagina di politica attenta alle questioni sociali che si misura con i difficili problemi di oggi non nascondendosi dietro ad un dito sulla estrema complessità delle vicende dell’Europa, del Mediterraneo e del Mondo.
A fine novembre, il verdetto elettorale e come sempre il torto o la ragione lo assegneranno il tribunale dei fatti ed in questo caso i giudici saranno i cittadini ci auguriamo liberi nella loro scelta e nel loro voto di confermare il sentiero tracciato dalla leadership Socialista Spagnola ed internazionale di Pedro Sanchez.
Bobo Craxi

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