Oggi, 20 aprile 2007, a poche centinaia di metri da casa mia la farmacia di sinistra distilla il suo ultimo sciroppo, il Partito Democratico. La storia nuova con enfasi invocata è già stata vissuta e digerita, ma la dirigenza ex PCI e ex DS non se ne è mai accorta.
Possiamo dirlo con tranquillità, DS e Margherita veleggiano candidamente verso il vecchio. Già il nome, Partito Democratico, di chiara derivazione USA, attesta la superficialità conoscitiva, le ragioni per cui negli “states” la parola democrazia ha valori e attese diverse dalle democrazie europee. La democrazia americana funziona perché è una garanzia senza contenuti, la democrazia americana funziona perché è una garanzia contro la storicità.
Le democrazie europee per funzionare vogliono contenuti, storicità e quindi storia.
La democrazia americana è totalmente risolta nel presente, anche il “dream “ di Martin Luther King era ed è un sogno del presente. La democrazia americana non ha bisogno di verificare il rapporto tra filologia e politica, la sua storia è tutta nelle teste dei presidenti scolpiti sul monte del Dakota o nelle biografie presidenziali scritte dai camerieri della Casa Bianca, il suo futuro non è in alcun progetto che non sia il tecnomercato, la vera frontiera anche ai tempi della frontiera. Ma soprattutto la democrazia americana non deve verificare il rapporto tra politica e filologia.
Che significa questo rapporto, di cui non si parla se non per ricavarne una deriva storicistica, in cui la filologia per non combinare guai si rintana nel suo campetto a coltivare conseguenze fini a se stesse?
La combinazione di diritto naturale e studio degli antichi è alla base della concezione moderna dello stato e della politica. Senza la filologia settecentesca i Borboni tarebbero ancora a Versailles, senza la filologia settecentesca gli “states” sarebbero ancora colonia inglese.
Magari! Mentre però in Europa la rifondazione della politica da parte della filologia ha portato alla rifondazione degli stati, alla democrazia dei contenuti, in America la vittoria europea della filologia ha significato la trionfale verginità degli spazi, la recita del diritto naturale camuffato da diritto positivo, la democrazia dell’ora e qui, senza contenuti coercitivi in vista di un progetto.
In America la vittoria della filologia europea sull’”ancien régime” ha significato il seppellimento della filologia insieme al suo costante debito di rinnovamento nei confronti della politica.
La democrazia americana può senza rischio essere in-coerente, quella europea no.
Quando i commentatori sottolineano che le divergenze tra DS e Margherita nel futuro Partito Democratico verranno dai conti diversi con le rispettive storie, accennano solo alla superficie della questione. Il problema del nascente Partito Democratico italiano è l’obbligo di lasciare alla società cosiddetta civile la falsa elaborazione dei contenuti che invece quella società non può produrre perché le è storicamente negata la verginità degli spazi in cui ristagna la società civile americana. Questa vena di naturalità del diritto permette alla società civile americana di affidare alla politica conflitti di fatto già risolti, contenuti già risolti.
In Europa la società civile affida alla politica conflitti da risolvere, e perciò la democrazia deve essere democrazia dei contenuti, della loro storicità e quindi storia. Il nascente Partito Democratico, se il nome non sia un puro scimmiottare che darebbe ragione alla mediocrità dei suoi inventori, va incontro a queste aporie, perseguire il consenso fingendo di non avere contenuti. Operazione agevole per la tradizione cattolica della componente ex Margherita, ma un vero atteggiamento riconducibile a uno stile di vita estraneo per la componente ex DS. In ciò il Partito Democratico avrà successo solo se sarà il pasticcio mediatico che infatti Berlusconi ha già ben accolto, annusando da un pezzo la sostanziale identità tra le veline di Forza Italia e gli stili di vita dei neo Democratici.
Siamo agli antipodi di qualsiasi ipotesi di politica, la quale potrà rinascere solo se finalmente la filologia si farà male ruzzolando per le scale di antiche biblioteche, tanto da invocare il soccorso del suo naturale medicamento, che è appunto la politica.
Ma senza che i Padri Pellegrini sbarchino a Ostia.
Marzio Siracusa

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