
Per il trasferimento dell’oro della Banca d’Italia, restano i dubbi della Bce nonostante l’emendamento del testo in Manovra.
La Manovra di Bilancio prevedeva esplicitamente il trasferimento delle riserve auree allo Stato Italiano. Se inizialmente le perplessità della Banca Centrale Europea si erano concentrate sulla formulazione della disposizione che anticipava un passaggio di gestione delle riserve auree (terze al mondo dopo la Federal Reserve e la Bundesbank), ora, anche dopo la modifica del testo, secondo il quale l’oro apparterrebbe al popolo italiano, permangono dubbi sulla norma stessa in quanto ritenuta “Poco chiara e discutibile“.
Le osservazioni della Bce infatti hanno riguardato la possibile violazione del trattato Ue, che garantisce l’indipendenza delle banche centrali, come la Banca d’Italia, sulla detenzione e sul controllo dei beni.
Una autonomia che non può essere compromessa con sollecitazioni o istruzioni imposte da altri organi, comprese le autorità governative. Una questione che era stata già trattata nel 2019, quando era già stato precisato, in risposta ad una bozza di legge simile, che una cessione di proprietà avrebbe potuto violare il principio che impone il divieto di finanziamento del settore pubblico da parte degli istituti centrali.
Per il trasferimento dell’Oro di Bankitalia, la Bce contro l’emendamento del governo scrive: “Chiarisca la finalità o riconsideri la norma”.
Un nuovo emendamento sul trasferimento dell’Oro Bankitalia allo Stato, arriva la correzione del testo, firmata dal capogruppo di FdI al Senato Lucio Malan, che ha ridefinito la norma, come un passaggio di gestione delle riserve auree, che se prima stabiliva l’appartenenza “Allo Stato in nome del Popolo” ora diventa direttamente “Del Popolo Italiano”.
Un emendamento che non cambia la sostanza sulla gestione delle riserve auree che demagogicamente Fratelli d’Italia vorrebbe affidare al governo.
Tuttavia per la Bce non basta la sola modifica a prevenire una eventuale violazione dell’autonomia degli Istituti centrali, perchè, come ha spiegato il comunicato, pubblicato poi sul sito ufficiale della Banca Centrale Europea, resta poco chiara la finalità stessa del provvedimento, che ora il governo è stato invitato a spiegare o riconsiderare. La manovra, come anticipato da Milano Finanza, avrebbe portato ad un “esproprio” di beni di riserva attualmente detenuti nei caveau della Banca d’Italia, pari ad un totale di valore di 275 miliardi di euro, una riserva superiore a quella detenuta dal Fondo Monetario Internazionale.
Appare ormai evidente la politica del Governo e l’ingordigia di Fratelli d’Italia che vogliono mettere le mani sui risparmi degli italiani attraverso l’operazione del MPS per acquisire Mediobanca e, come se non bastasse, attraverso la finanziaria per scippare il Tesoro aureo degli italiani custodito dalla Banca d’Italia, una riserva che contribuisce a dare stabilità all’euro.
Un’operazione che ci potrebbe far ricordare la campagna ‘l’oro alla Patria’ fatta da Mussolini per farsi consegnare l’oro degli italiani necessario a finanziare la guerra in Etiopia.
Sia pure in forme diverse e con abile demagogia, il governo Meloni sta riesumando sostanzialmente la politica mussoliniana a partire da cento anni fa.
Salvatore Rondello

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