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Lo schiaffo di Tunisi

Centoquaranta anni fa, nel 1881, un contrasto tra Italia e Francia gravido di funeste conseguenze.

di Gabriele Parenti | 11 Gennaio 2021

Centoquaranta anni fa, nel 1881, la Francia instaurò il protettorato sulla Tunisia provocando una forte reazione dell’Italia che è durato a lungo…fino al 1943, sopravanzando anche le recriminazioni risorgimentali  relative a Nizza e alla Savoia. 

Il risentimento italiano (si parlò a lungo di schiaffo di Tunisi) aveva varie motivazioni. La Tunisia si trovava a breve distanza  dalla Sicilia, molti coloni italiani vi si erano stabiliti e avevamo lì interessi economici come la ferrovia. Inoltre, il ricordo del dominio di Roma su Cartagine, la motivazione più debole che  dette, però, fiato alla retorica imperiale ovvero il ricordo del dominio di Roma su Cartagine.

In effetti la questione di Tunisi fu tra le principali motivazioni che avevano spinto nel 1882  l’Italia ad aderire alla Triplice Alleanza con la Germania e l’Austria-Ungheria Proprio in  funzione antifrancese. si schierò con una potenza tradizionalmente ostile  come  l’Austria (dove alcuni  importanti capi  militari come Conrad von Hötzendorf chiedevano una guerra preventiva  contro il nostro Paese ).

Ancora trent’anni dopo ne I Vecchie e i giovani (1913) Pirandello fa esclamare a un suo personaggio  “..Guardate: Tunisi è là! […] E ci sono i francesi là, che ce l’hanno presa a tradimento! E domani possiamo averli qua, in casa nostra, capite”. 

L’acredine nei confronti della Francia fu, poi, alimentata dal fascismo anche per giustificare il ralliement con la Germania hitleriana. Ad esempio, nel discorso tenuto a Roma il 26 marzo 1939,  Mussolini esclamò  che i problemi  nei confronti della Francia  avevano  un nome: “si chiamano Tunisi, Gibuti, Canale di Suez! ” (grido entusiasta  dell’uditorio )… Aggiunse che con la Francia il solco sarebbe divenuto così profondo che sarebbe stata  “fatica ardua se non impossibile colmarlo” (un anno dopo ci sarebbe stata la pugnalata alla schiena).

Ma quanto era giustificata tale recriminazione? Ricostruiamo la vicenda del 1881.

Nel corso del XIX secolo circa 25.000 italiani si stabilirono in Tunisia dove si dedicarono all’agricoltura o alla costruzione di strade e ferrovie. (Coloni, non colonizzatori  come è stato sottolineato  da  A. Troiano, in  Quando i Savoia parlavano francese in   Il Corriere della sera  2 ottobre 1996 )

Ma  il governo di Roma cominciò a pensare che questa presenza legittimasse una sfera d’influenza, tant’ è vero che nel  1868  fu  stipulato con il Bey di Tunisi un  trattato  italo-tunisino in base al quale gli  italiani emigrati conservavano la loro nazionalità d’origine e per le cause civili (escluse quelle immobiliari) dipendevano dalla giurisdizione consolare ed altre clausole assegnavano un particolare status alle imprese. Ma negli anni successivi, in Italia si cominciò a pensare ad un controllo politico, quando , all’improvviso il 12 maggio  1881,  con il Trattato del Bardo  (dal  nome del  Palazzo  ove venne firmato) fu  la  Francia a instaurare  il  protettorato sulla Tunisia.

 L’episodio, per la particolare posizione geografica e strategica di Tunisi,   provocò le dimissioni  del Governo  presieduto da  Benedetto Cairoli  e una grave  crisi diplomatica  con la  Francia.  restò come un vulnus nell’immaginario collettivo; 

Tuttavia, bisogna ricordare che la Francia  aveva avuto via libera per Tunisi  al Congresso internazionale di Berlino (1878). Nel corso delle trattative, la delegazione francese concesse Cipro alla Gran Bretagna e  questa avallò  ii disegni  francesi sulla Tunisia. Londra  preferiva che le due sponde del canale di  Sicilia non fossero entrambe controllate dall’Italia e Bismarck non si oppose perché le ambizioni  coloniali della Francia avrebbero potuto distoglierla dall’esprit de revanche per l’Alsazia e Lorena.

Nello stesso Congresso quando l’Italia sostenne che il “via libera” all’Austria per l’occupazione della Bosnia avrebbe dovuto  portarle compensi nelle terre irredente. Ma  il ministro degli esteri tedesco von Bülow suggerì di pensare, piuttosto a Tunisi, pur precisando che sarebbe occorso il benestare della Gran Bretagna.

Il ministro britannico lord Salisbury rispose che nel Mediterraneo c’era spazio per tutti e fece capire che era Tripoli il compenso destinato all’Italia. Dal canto suo, la Francia affermò che non intendeva annettersi Tunisi ma avrebbe impedito a chiunque d’ installarsi in un territorio che era un prolungamento dell’Algeria. Suggeriva, quindi, all’Italia di  pensare piuttosto all’Albania o alla Libia.  

 Ma il governo Cairoli preferì la “politica delle mani nette”: non conveniva accettare compensi che l’avrebbero impegnata a  rinunciare a Trento e a Trieste..

Due anni dopo, il 2agosto 1880,  il ministro francese Freycinet  esortò l’Italia a non  pensare alla Tunisia, cosa  che avrebbe potuto compromettere i reciproci  rapporti  e a volgere piuttosto  osto gli occhi su Tripoli.

Nonostante le cautele del linguaggio diplomatico, le mosse francesi verso la Tunisia  erano prevedibili perché, sebbene la colonia italiana fosse più numerosa, i francesi avevano effettuato maggiori investimenti e avevano il controllo dell’economia tunisina. Proprio la garanzia per i crediti concessi al Bey, insieme al desiderio di compensare la penetrazione inglese  in Egitto, convinse  Parigi a rompere gli indugi.

Ma gli investimenti italiani stavano crescendo (la ferrovia Tunisi-Goletta) preoccupando il Quai d’Orsay, mentre una campagna di stampa spronava il governo ad agire.

Quando, nel  gennaio 1881,in occasione di  una visita di  Umberto I  in Sicilia  giunse a   Palermo una delegazione tunisina guidata dal fratello del Bey che fu ricevuta dal re, la Francia capì che non poteva più  attendere.   

II 5 aprile 1881 con il pretesto di sconfinamenti di tribù nomadi, il Quai d’Orsay fece sapere a Roma che per fermare le incursioni di tribù stanziate in territorio tunisino per proteggere la linea ferroviaria Bona-Tunisi avrebbe inviato da Tolone un corpo di spedizione .  

Poche settimane dopo, ingenti  reparti francesi oltrepassarono confine ed il 12 maggio il fu firmato il trattato del Bardo, che istituiva il protettorato. Il Bey di Tunisi consentiva che l’autorità militare francese occupasse i punti che avrebbe giudicati necessari “per assicurare il ristabilimento dell’ordine e la sicurezza delle frontiere e del litorale”; Il Bey delegava alla Francia la  politica estera. Due anni dopo, un governatore francese assunse il pieno controllo del Paese,  riducendo il  Bey  ad un ruolo rappresentativo.

Nemesi.

Quasi per un’ironia della storia, nella seconda guerra mondiale la Tunisia entrò  in possesso degli  italiani, (così come Mussolini aveva  rivendicato  nel 1939 nel suo discorso contro la Francia ) quando  Hitler pose fine al regime di Vichy  nel  novembre  1942   e le truppe  italo-tedesche  del Nord Africa  occuparono  Tunisi.

Il possesso durò pochi mesi perché  all’inizio del 1943 la Tunisia  fu accerchiata dagli inglesi che avevano conquistato la Libia e dagli anglo americani sbarcati Algeria. L’11maggio 1943 ci fu la resa dell’ultima guarnigione italiana, Capo Bon (da dove si può scorgere la costa della Sicilia) .La Tunisia divenne  la testa di ponte  per lo sbarco in Sicilia che  provocò  il crollo del regime fascista e l’armistizio dell’ 8 settembre.

Gabriele Parenti

Pubblicato in : Cultura ed eventiTag: anni, congresso internazionale, corriere della sera, crisi, dimissioni, discorso, fascismo, francia, germania, giovani, governo, gran bretagna, guerra mondiale, il corriere della sera, italia, la germania, libia, mussolini, palermo, parigi, regime, roma, savoia, seconda guerra mondiale, sicilia

Info Gabriele Parenti

Giornalista professionista e scrittore, ha svolto per numerosi anni, all’interno della RAI, attività di progettazione e conduzione di programmi radiotelevisivi per le reti nazionali e per la Sede Rai Toscana.

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