Centoquaranta anni fa, nel 1881, la Francia instaurò il protettorato sulla Tunisia provocando una forte reazione dell’Italia che è durato a lungo…fino al 1943, sopravanzando anche le recriminazioni risorgimentali relative a Nizza e alla Savoia.
Il risentimento italiano (si parlò a lungo di schiaffo di Tunisi) aveva varie motivazioni. La Tunisia si trovava a breve distanza dalla Sicilia, molti coloni italiani vi si erano stabiliti e avevamo lì interessi economici come la ferrovia. Inoltre, il ricordo del dominio di Roma su Cartagine, la motivazione più debole che dette, però, fiato alla retorica imperiale ovvero il ricordo del dominio di Roma su Cartagine.
In effetti la questione di Tunisi fu tra le principali motivazioni che avevano spinto nel 1882 l’Italia ad aderire alla Triplice Alleanza con la Germania e l’Austria-Ungheria Proprio in funzione antifrancese. si schierò con una potenza tradizionalmente ostile come l’Austria (dove alcuni importanti capi militari come Conrad von Hötzendorf chiedevano una guerra preventiva contro il nostro Paese ).
Ancora trent’anni dopo ne I Vecchie e i giovani (1913) Pirandello fa esclamare a un suo personaggio “..Guardate: Tunisi è là! […] E ci sono i francesi là, che ce l’hanno presa a tradimento! E domani possiamo averli qua, in casa nostra, capite”.
L’acredine nei confronti della Francia fu, poi, alimentata dal fascismo anche per giustificare il ralliement con la Germania hitleriana. Ad esempio, nel discorso tenuto a Roma il 26 marzo 1939, Mussolini esclamò che i problemi nei confronti della Francia avevano un nome: “si chiamano Tunisi, Gibuti, Canale di Suez! ” (grido entusiasta dell’uditorio )… Aggiunse che con la Francia il solco sarebbe divenuto così profondo che sarebbe stata “fatica ardua se non impossibile colmarlo” (un anno dopo ci sarebbe stata la pugnalata alla schiena).
Ma quanto era giustificata tale recriminazione? Ricostruiamo la vicenda del 1881.
Nel corso del XIX secolo circa 25.000 italiani si stabilirono in Tunisia dove si dedicarono all’agricoltura o alla costruzione di strade e ferrovie. (Coloni, non colonizzatori come è stato sottolineato da A. Troiano, in Quando i Savoia parlavano francese in Il Corriere della sera 2 ottobre 1996 )
Ma il governo di Roma cominciò a pensare che questa presenza legittimasse una sfera d’influenza, tant’ è vero che nel 1868 fu stipulato con il Bey di Tunisi un trattato italo-tunisino in base al quale gli italiani emigrati conservavano la loro nazionalità d’origine e per le cause civili (escluse quelle immobiliari) dipendevano dalla giurisdizione consolare ed altre clausole assegnavano un particolare status alle imprese. Ma negli anni successivi, in Italia si cominciò a pensare ad un controllo politico, quando , all’improvviso il 12 maggio 1881, con il Trattato del Bardo (dal nome del Palazzo ove venne firmato) fu la Francia a instaurare il protettorato sulla Tunisia.
L’episodio, per la particolare posizione geografica e strategica di Tunisi, provocò le dimissioni del Governo presieduto da Benedetto Cairoli e una grave crisi diplomatica con la Francia. restò come un vulnus nell’immaginario collettivo;
Tuttavia, bisogna ricordare che la Francia aveva avuto via libera per Tunisi al Congresso internazionale di Berlino (1878). Nel corso delle trattative, la delegazione francese concesse Cipro alla Gran Bretagna e questa avallò ii disegni francesi sulla Tunisia. Londra preferiva che le due sponde del canale di Sicilia non fossero entrambe controllate dall’Italia e Bismarck non si oppose perché le ambizioni coloniali della Francia avrebbero potuto distoglierla dall’esprit de revanche per l’Alsazia e Lorena.
Nello stesso Congresso quando l’Italia sostenne che il “via libera” all’Austria per l’occupazione della Bosnia avrebbe dovuto portarle compensi nelle terre irredente. Ma il ministro degli esteri tedesco von Bülow suggerì di pensare, piuttosto a Tunisi, pur precisando che sarebbe occorso il benestare della Gran Bretagna.
Il ministro britannico lord Salisbury rispose che nel Mediterraneo c’era spazio per tutti e fece capire che era Tripoli il compenso destinato all’Italia. Dal canto suo, la Francia affermò che non intendeva annettersi Tunisi ma avrebbe impedito a chiunque d’ installarsi in un territorio che era un prolungamento dell’Algeria. Suggeriva, quindi, all’Italia di pensare piuttosto all’Albania o alla Libia.
Ma il governo Cairoli preferì la “politica delle mani nette”: non conveniva accettare compensi che l’avrebbero impegnata a rinunciare a Trento e a Trieste..
Due anni dopo, il 2agosto 1880, il ministro francese Freycinet esortò l’Italia a non pensare alla Tunisia, cosa che avrebbe potuto compromettere i reciproci rapporti e a volgere piuttosto osto gli occhi su Tripoli.
Nonostante le cautele del linguaggio diplomatico, le mosse francesi verso la Tunisia erano prevedibili perché, sebbene la colonia italiana fosse più numerosa, i francesi avevano effettuato maggiori investimenti e avevano il controllo dell’economia tunisina. Proprio la garanzia per i crediti concessi al Bey, insieme al desiderio di compensare la penetrazione inglese in Egitto, convinse Parigi a rompere gli indugi.
Ma gli investimenti italiani stavano crescendo (la ferrovia Tunisi-Goletta) preoccupando il Quai d’Orsay, mentre una campagna di stampa spronava il governo ad agire.
Quando, nel gennaio 1881,in occasione di una visita di Umberto I in Sicilia giunse a Palermo una delegazione tunisina guidata dal fratello del Bey che fu ricevuta dal re, la Francia capì che non poteva più attendere.
II 5 aprile 1881 con il pretesto di sconfinamenti di tribù nomadi, il Quai d’Orsay fece sapere a Roma che per fermare le incursioni di tribù stanziate in territorio tunisino per proteggere la linea ferroviaria Bona-Tunisi avrebbe inviato da Tolone un corpo di spedizione .
Poche settimane dopo, ingenti reparti francesi oltrepassarono confine ed il 12 maggio il fu firmato il trattato del Bardo, che istituiva il protettorato. Il Bey di Tunisi consentiva che l’autorità militare francese occupasse i punti che avrebbe giudicati necessari “per assicurare il ristabilimento dell’ordine e la sicurezza delle frontiere e del litorale”; Il Bey delegava alla Francia la politica estera. Due anni dopo, un governatore francese assunse il pieno controllo del Paese, riducendo il Bey ad un ruolo rappresentativo.
Nemesi.
Quasi per un’ironia della storia, nella seconda guerra mondiale la Tunisia entrò in possesso degli italiani, (così come Mussolini aveva rivendicato nel 1939 nel suo discorso contro la Francia ) quando Hitler pose fine al regime di Vichy nel novembre 1942 e le truppe italo-tedesche del Nord Africa occuparono Tunisi.
Il possesso durò pochi mesi perché all’inizio del 1943 la Tunisia fu accerchiata dagli inglesi che avevano conquistato la Libia e dagli anglo americani sbarcati Algeria. L’11maggio 1943 ci fu la resa dell’ultima guarnigione italiana, Capo Bon (da dove si può scorgere la costa della Sicilia) .La Tunisia divenne la testa di ponte per lo sbarco in Sicilia che provocò il crollo del regime fascista e l’armistizio dell’ 8 settembre.
Gabriele Parenti

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