Una libera chiacchierata sentita tra i tavoli di una trattoria, a tratti quasi surreale ma tutta verissima, pone al giornalista l’eterna domanda: ma cosa pensa davvero la gente? E ancora: ma cosa sa davvero la gente e cosa coglie di tutto quello che viene prodotto come informazione tra giornali, televisione, radio social, marciapiedi?
Il dialogo dell’altro giorno mi ha colpito molto. E dovrebbe colpire di più politici e i titolari di poteri vari. “lo dice la gente” sentenzia un’epica Tina Pica, padrona di casa, all’inquilino maresciallo De Sica nel film “Pane, amore e fantasia” sul rapporto con la contadinella Loren. “Chi lo dice? “la ggente! Pubblica opinione cercasi.
E oggi cosa dice la gente su governo, economia, dazi, Europa, tasse e via elencando? E le parole che usiamo su giornali e in televisione sono davvero comprensibili a tutti? Una chiacchierata fortuita casuale, quella carpita al ristorante, che scatena domande fondamentali sul rapporto storico tra comunicazione e politica, su cui ha fatto un bel libro lo storico della comunicazione, e mio amico, Massimiliano Panarari che ho avuto l’onore di presentare *
Un altro mio grande amico e maestro di giornalismo, purtroppo scomparso, Rino Bulbarelli, giornalista di geniale e direttore illuminato della Voce e prima della Gazzetta, soleva ricordare a noi giovani praticanti: le notizie si raccolgono tra la gente, sul marciapiedi e al bar. Più che in una conferenza stampa. Poi ovviamente vanno verificate e raccontate ma la fonte delle fonti, diceva il grande Rino, è sempre la gente.
Ma ecco la chiacchierata che avrebbe fatto sorridere e riflettere anche il direttore Bulbarelli.
“Quello era morto a Tienanmen?”
Scena madre. Mi fermo in una pizzeria mai vista prima in un quartiere popolare di Bologna. Dalle prime battute capisco che i vicini di tavolo sono e saranno uno spasso. Altroché sondaggi o rilevazioni sociali. #sifaperdire
“Era meglio quando c’erano gli altri” dice uno. E l’altro: “Ma gli altri chi?”
“Gli altri di una volta”. E l’altro sbotta: “Ma son tutti uguali”
“Io te lo dico: meglio un disonesto capace che un onesto incapace”. “Ah per me son tutti uguali”
. “Il
problema è che nessuno lavora come una volta” “Io assumerei un
ventenne, basta che abbia voglia di lavorare”
“Sì, come la nostra
Caterina (nome di fantasia) entrata a 19 anni appena diplomata”.
Scena figlia “Vabbeh
ma lei era ragazza madre aveva bisogno”
“Ma no, non era ragazza madre, era lei senza padre”
“Ah vabbè non sapevo che si diceva così”.
“Ragazza madre è una ragazza che ha un figlio con il padre che non c’è. Lei non aveva suo padre”.
Momento di silenzio
“Comunque c’erano
soldi per tutti quando governava lui. Quello morto a Tienanmen”.
Pausa lunga.
Ovviamente era Hammamet.
Disarmante, vero? E per molti versi illuminante. Come facciamo a usare soavemente la parola “cuneo” riferita alla riforma fiscale? Siamo sicuri che qualcuno non prenda la strada per il basso Piemonte?
Paolo Frajese, tanti anni fa, dopo una conduzione del Tg1 delle 20 dove c’era un mio pezzo economico sulle Ferrovie e in cui avevo usato forse incautamente la parola “esubero” mi disse: “Sei sicuro Binacchi che tutti i 13 milioni di spettatori del Tg1 (allora) abbiano capito la parola esubero? Sono domande che ci dobbiamo fare costantemente sia per Hammamet sia per Tenanmen. E anche per Cuneo.
Fabrizio Binacchi
* Per chi volesse approfondire “POTERI E INFORMAZIONE Teorie della comunicazione e storia della manipolazione politica in Italia (1850-1930) Massimiliano Panarari Mondadori Education

Fab è sempre molto preciso ed attento. Avendo avuto la fortuna di poter ascoltare sia gli uomini di potere che la gente comune ha sempre cercato di capire il retropensiero di ognuno.E nei suoi pezzi lo dimostra sempre..sono convinta ormai da molti anni che comunque la classe politica non ascolta molto la gente comune.Fab tu sei bravo e non devi mollare continua sempre con il tuo intuito e le tue sensazioni….alla fine con i tuoi articoli farai un altro libro.. forza, non mollare mai, in abbraccio Titti Farinazzo