“Con la sinistra europea faremo dell’UE una cosa seria. O l’Italia la cambiamo noi o non la cambia nessuno.”
“C’è oggi in Italia una giovinezza esplosiva e una decrepitezza ingombrante.
Ci sono istituti politici più morti di una cassapanca fessa e tarlata, ma anche demagoghi che credono di aderire alla realtà e non aderiscono se non alla loro camicia sordida”.Gabriele D’annunzio. Ai suoi tempi.
Inoltrarsi su una passerella, sotto i riflettori, fra un pubblico che applaude, è il merito che gli artisti, non i politici, devono ricevere, sostiene un amico. Ma oggi spesso i ruoli si sovrappongono e alcuni politici e ancor peggio figure istituzionali si comportano come pop star. No no, non alludo a Matteo.
Ma facciam finta di nulla che altrimenti si passa da moralisti e pure bigotti.
Il modello tedesco, già, illustra il sindaco di Firenze, quello attuale, insomma quello eletto…., amico del presidente del Consiglio. Dario infatti sostiene che per inquadrare il momento storico in cui si trova il governo italiano bisogna riavvolgere il nastro, allontanarsi dall’Italia verso la Germania e andare indietro nel tempo fino al 14 marzo 2003, a Berlino, cancelliere Schröder. Perchè mai..? Perchè quel giorno il capo del governo tedesco presenta il suo piano di medio lungo termine per la ripresa economica, famoso e , con il senno di poi, vincente.. Un piano predisposto non in mille giorni ma orientato ai successivi sette anni. Rapido calcolo, 2500, per costruire la Germania del 2010 con riforme toste, innovative, decise e, guarda te, persino impopolari. Tanto da rischiare di perdere le elezioni, già. Dunque Dario invita Matteo a seguire la lezione teutonica. “Chi dice con ironia che il governo Renzi ha cambiato passo, inserendo una marcia più lenta, per non dire una retromarcia, ha una visione miope e poco realistica del paese. Per fare delle grandi riforme serve tempo, e spesso molto tempo” ( e viene in mente la faccenda del pennello, non un pennello grande ma un grande pennello… Ma tiremm’innanz)”. Dunque il premier, secondo il sindaco già vice del premier, avrebbe ribadito la promessa, con lo slittamento ai 1000 giorni, fare cose grandi, e non cose piccole, e per fare cose grandi occorre tanto tempo (e riecco il grande pennello…) Inoltre per fare cose grandi, bisogna non aver paura di utilizzare il consenso come mezzo e non come fine: il governo oggi ha una popolarità straordinaria, e se la luna di miele è finita, sarebbe finita soltanto con i giornalisti, sempre secondo il sindaco della città di Dante e tanti altri esimi. E, insiste, “ma come ci insegna la storia quando un paese è in difficoltà bisogna utilizzare il martello pneumatico anche a costo di far innervosire i nostri vicini di casa”. Insomma ancora il grande pennello. ah no.. un pennello grande, boh . Fuori di metafora ribadisce fino alla nausea, che “Il governo oggi può ragionare con l’ottica non di chi deve pensare a come vincere le prossime elezioni, ma di chi deve pensare a come ricostruire il paese, anche a costo di perdere consensi. Ricordo che, per seguire il filo del modello tedesco, che all’epoca la Germania arrivò a tagliare la spesa pubblica in modo molto coraggioso, mettendo mano persino alle risorse destinate alla sanità, e costringendo le corporazioni a stare al passo con i tempi e rottamare, diciamo così, gli atteggiamenti corporativi. Schröder vinse la sua sfida anche a costo di sacrificare la sinistra del suo partito (Oskar Lafontaine ai tempi uscì dall’Spd, ndr). Io auguro a Renzi di vincere anche le prossime elezioni, e ci mancherebbe, ma la priorità oggi è far vincere il paese, e per far vincere il paese qualche volta occorre muoversi sfidando il vento”.
Ovvìa finalmente sagge parole esternate da un uomo saggio o un saggio uomo.
Io mi chiedo spesso, e gli amici lo sanno, se ques’uomo vive la nostra realtà o se ripete slogan triti e ritriti perchè li ha sentiti da qualcun altro. . come la faccenda della tramvia sotto terra o metro che dir si voglia. Si, quella di Firenze. Dato che, sottolinea, a Roma si va sotto terra e non succede nulla nonostante gli inevitabili e presumibili reperti.
Ma dove ha vissuto negli ultimi ventanni??
Certo non a Firenze, altrimenti saprebbe della tremenda diatriba, la tramvia di sinistra il metrò di destra. Andare sotto?? Giammai! Urlavano ai tempi di Leonardo ( Domenici, non da Vinci) , esponenti autorevoli del suo partito, che poi non sono andati nè sotto e poco poco sopra.
E ora, in momenti di crisi economica epocale, iniziano lavori che sarebbero dovuti terminare un decennio fa.
Il secolo scorso, invece,Lenin così si rivolge agli emissari europei comunisti a Mosca “C’è un solo uomo in Italia, capace di fare la rivoluzione. D’Annunzio” .Ma il Vate, dopo il rifiuto di Mussolini a sostenerlo in quel fatale 1919 e il capovolgimento di fronte del 1920, ne ignorò l’autorità fino alla morte.
« La Federazione Nazionale dei Legionari Fiumani emanò un Ordine del Giorno in data 21 Settembre 1922 di precisa e intraprendente opposizione alla montante marea fascista. Secondo Tom Antongini,segretario di D’annunzio fu in quell’occasione che Mussolini definì D’Annunzio “Malatestino”: mai ingiuria fu sì vituperosa e raggelante nella sua malvagità, poichè D’Annunzio fu autenticamente un rivoluzionario, mentre il buon Malatesta giungeva a proposito soltanto per le insurrezioni da operetta. »
Chissà perchè mi sovviene l’ebetino di Firenze.. No, dai, si fa per dire… fra Lenin Mussolini e Grillo… un abisso!
D’Annunzio, intanto, in varie dichiarazioni affermava invece:
« “Ho voluto rientrare nel silenzio. Ho voluto essere un capo senza partigiani, un condottiero senza seguaci, un maestro senza discepoli. Ho tentato di distruggere in me tutto il gelo e tutto l’ardore della mia vita strategica. Nessuno saprà quale muta battaglia abbia chiuso in sè questo luogo di pace – il Vittoriale – e quanto sia crudele in questo luogo di pace non avere pace mai. C’è oggi in Italia una giovinezza esplosiva e una decrepitezza ingombrante. Ci sono istituti politici più morti di una cassapanca fessa e tarlata, ma anche demagoghi che credono di aderire alla realtà e non aderiscono se non alla loro camicia sordida”. »
In quel periodo accadde qualcosa che forse può dare un senso alla “conversione”: il volo dell’Arcangelo. Il “vate” stesso spiego’ l’accaduto mettendolo in forma onirica.Il volo “fascinoso”avenne alle ore 23 del 13 Agosto 1922. Appoggiato al parapetto della finestra,piuttosto bassa,nella quiete di vestaglia e pantofole,”scivolò” verso il basso, secondo i biografi del “Vate”,fu ritrovato un’ora dopo con meta’ della faccia tumefatta e sangue dal naso. Ma c’è un’altra versione più intima seducente e accattivante,forse costruita dal vate medesimo o da chi voleva strumentalmente mitizzare il personaggio: inseguendo nella foga amorosa una delle sue varie “Ermioni”, sbagliasse la mira per la presa ed abbracciasse il vuoto invece che “ermione”. Un pragmatico e solerte funzionario di pubblica sicurezza ipotizzò invece che fosse un fatto colposo o peggio: il “Vate”non chiari’ mai ,ma non e’ da escludere che la conversione o quantomeno la messa a tacere sia stata opera di emissari squadristi fascisti. Il proverbiale coraggio di D’Annunzio, nel volo o negli assalti, per le sue caratteristiche “aristocratiche”, pare non potesse essere pari dopo una solenne manganellatura, sopratutto con l’onta conseguente di offensivita’ inaccettabile per il personaggio. Dopo il barbaro omicidio di Matteotti ad opera di un gruppetto di fascisti,fra cui ex Arditi, il Vate dichiara, fra l’altro:
« Sono molto triste di questa fetida ruina ».
Dunque l’italico destino dell’uomo solo al comando.
Ma chi è l’Uomo? Ah si.. quello che cercava con la lanterna il filosofo di cui non mi sovviene il nome. Ah ecco, Diogene.

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