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L’Italia tiene nonostante lor signori

Poco più di un anno fa il 17 luglio 2025, il ministro delle Imprese Urso annunciava al congresso della Cisl, che l’Ilva era salva. Un ministro intelligente e capace come Urso, una volta posta l’Ilva e da oltre due anni, come una priorità, era riuscito nel suo intento. Il governo aveva aperto un tavolo interministeriale coordinato dall’eccellente sottosegretario Mantovano. Svolgeva riunioni collaterali al Ministero del Lavoro, così come al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Tutte in perfetta unità di intenti.

di Riccardo Bruno | 1 Agosto 2026

Poco più di un anno fa il 17 luglio 2025, il ministro delle Imprese Urso annunciava al congresso della Cisl, che l’Ilva era salva. Un ministro intelligente e capace come Urso, una volta posta l’Ilva e da oltre due anni, come una priorità, era riuscito nel suo intento. Il governo aveva aperto un tavolo interministeriale coordinato dall’eccellente sottosegretario Mantovano. Svolgeva riunioni collaterali al Ministero del Lavoro, così come al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Tutte in perfetta unità di intenti. Questa coesione era sfociata nel decreto approvato a novembre dello scorso anno, che dava ai commissari le risorse necessarie per realizzare la manutenzione degli impianti dell’ex Ilva, aumentare la capacità produttiva e soprattutto garantire la massima sicurezza dei lavoratori. Per non parlare della formazione professionale necessaria alle nuove tecnologie.

Di più, il governo si era detto pienamente consapevole del contesto locale molto difficile, anche per l’eredità del passato e delle gravi ferite riportate nella città, come della compromessa funzionalità degli impianti. Ciononostante vi erano quattro operatori in campo. Due con specifiche manifestazioni di interesse e gli altri chiedendo l’ingresso in Data Room. Infine, Urso si era convinto che il nuovo contesto europeo, determinato dal governo Meloni, avrebbe incoraggiato gli investimenti di operatori che non producevano in Europa.

Lo stesso decreto legge Transizione 5.0, infondeva certezza. Urso definiva il decreto “un bellissimo cigno che tutti desiderano”. Il governo aveva superato già i 4 miliardi di prenotazioni che, sommati ai 2,3 di Transizione 4.0, raggiungevano un ammontare complessivo di 6,3 miliardi di euro. Un trionfo. Tanto che quando il ministro Urso, il giugno scorso, parlando ai giovani industriali aveva detto che l’Ilva andava incontro a una soluzione soddisfacente, c’era da restare un poco perplessi. Con quasi un altro anno di tempo rispetto alla prospettive decantate come le più rosee, si credeva in qualcosa di meglio. Infine la notizia di ieri l’altro, l’Ilva, tempo novanta giorni, ha chiuso. Tanti saluti. Il governo si era dimenticato delle bonifiche totali da portare a termine secondo le richieste della magistratura. L’Italia disponeva di un colosso mondiale dell’acciaio. In dieci anni è stato distrutto, quattro sotto questo governo che si è perso in chiacchiere inutili.

Mentre l’Ilva andava a fondo, l’attenzione si concentrava su Ceuta, in Spagna, dove gli immigrati extracomunitari restavano a galla. Sanchez era considerato un emulo della Meloni avendo costruito dei Cpr in Mauritania, così come il governo italiano li aveva fatti in Albania. La differenza è che i centri in Mauritania funzionano come vere e proprie galere. La Mauritania riceve tutti i migranti del Sahara che puntano alla rotta delle Canarie, è una specie di governatorato militare, la Spagna l’ha riempita di soldi e i centri costruiti sono pieni. I centri in Albania sono invece vuoti, perché il governo deve portarceli i migranti. Per cui il modello Sanchez non è l’Italia della Meloni ma l’Italia che usava Gheddafi come argine. Ciononostante, Mohamed Ould Ghazouani, non è proprio un difensore dei diritti civili, la Spagna è stata presa d’assalto lo stesso. Come abbiamo reagito in Italia? Comprendendo che se non servono a niente in lager in Mauritania, figurarsi quelli a nord dell’Albania? Figurarsi. Il ministro Salvini ha chiesto la chiusura di Schengen, che con il traffico dei cittadini europei, regola anche il passaggio delle merci. Fermi Schengen e non è che arresti gli immigrati irregolari. Semplicemente fai arretrare il progresso del commercio italiano di trent’anni e questo dopo aver inflitto un colpo che potrebbe risultare fatale all’Ilva e sperperato risorse miliardarie in Albania. I lager albanesi devi chiudere, non Schengen.

Con un simile governo, con simili ministri e un presidente del Consiglio che forte di un piano Mattei non ha un soldo per far abbassare la benzina, la crescita del Pil italiano nel primo trimestre, ha superato le aspettative. Niente di eccezionale, ma basta che il paese non venga chiuso da un governo Conte, per dimostrare capacità straordinarie. Il capitalismo italiano regge ad ogni prova e nel suo piccolo, migliora. Viene da chiedersi cosa sarebbe l’Italia governata da qualcuno che ci capisse.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Economia, Editoriale

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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