Credo di non avere mai fatto una vera recensione di un film, e non comincerò adesso per non farmi ridere dietro dai critici. Ma Tolo Tolo, il film con Checco Zalone, l’ho visto e volevo parlarvene così, alla buona, perché di questo film si è detto tutto e il contrario di tutto. Eppure è chiaro: sotto la superficie sottile della comicità tipica di Zalone, è un film profondamente antirazzista. Donne e uomini bianchi danarosi, anziani e rifatti, che si comprano il sesso di gigolò bianchi e di prostitute nere – i primi lo vendono per vivere nel lusso, le altre per vivere e basta; imprenditori italiani “modello paradiso fiscale” che sorseggiano drink in un resort africano a cinque stelle mentre si vantano di aver corrotto l’assessore tal dei tali, serviti da camerieri neri più colti di loro che adorano una Italia ideale – quella dell’arte e della storia – verso la quale i ricchi ladroni non nutrono alcun interesse; e così via. Lo stesso Zalone impersona un italianetto evasore, consumista e vuoto – uno che, per capirci meglio, impazzisce dietro costose creme di bellezza per avere le quali sacrificherebbe chissà cosa; un ometto perfettamente in sintonia con questa Italia, che lui cerca ossessivamente di fregare e da cui tenta – altrettanto ossessivamente – di non essere fregato; un quaquaraquà che sente sotto pelle il richiamo del “virus” fascista, dormiente – ma che ogni tanto si risveglia – in molti italiani. Lungo la strada che lo riporta avventurosamente nell’Italia da cui è fuggito, confuso fra i migranti, prima su un camion, poi in una prigione libica e infine su un barcone, il confronto nero-bianco, africano-italiano è continuo, e alla fine si esce dal cinema col sospetto che l’Italia abbia tutto da guadagnare a diventare un po’ più nera; anzi molto più nera. A meno che non facciamo l’ultima porcheria: contagiare i nuovi arrivati con i nostri vizi.
Carlo Barbieri

Condivido in pieno il giudizio del signor Barbieri sul film Tolo Tolo, non è un film sull’immigrazione infatti, ma un film su gli italiani difronte al fenomeno migratorio e al particolare momento che vive la nostra sciagurata politica. Nell’arroganza di civiltà superiore non ci accorgiamo che siamo invece allo stesso livello dei neri: cerchiamo di scappare anche noi da un paese diventato ormai ostile e vessatorio verso una classe sociale medio-bassa che fa fatica ad andare avanti, pensando e sognando, come loro, che esistano paradisi dove tutto è facile. Ignoriamo la storia, la cultura, la realtà dei paesi che ci circondano e non ci interessa nemmeno di documentarci quando andiamo all’estero tanta è la presunzione di appartenere a una civiltà avanzata. Vero, noi italiani siamo tutto e il contrario di tutto, non cattivi ma neanche veramente buoni, intelligenti ma fino a un certo punto, lavoratori ma ci piace vincere facile, Zalone ha messo in evidenza un aspetto dell’italiano che finora nessuno, dopo i film di Alberto Sordi, aveva avuto il coraggio di considerare.