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L’Italia e la Francia sorelle?

Si parla tanto di Patto del Quirinale, secondo me con qualche ingenuità.

di Fabrizio Amadori | 9 Dicembre 2021

Se l’immigrazione è aumentata lo dobbiamo ad una sconsiderata politica francese in Libia, come quella che, imperterrita, vediamo esprimersi ora nel Golfo persico, dove Macron, primo capo di stato, incontra e prova a sdoganare il saudita Bin Salman, l’assassino di Khassoggi e il capo di una feroce dittatura, per interessi nazionali. La Francia sfrutta l’Africa occidentale tramite il franco cfa, aiuta la dittatura egiziana contro i dissidenti, vende armi a chiunque sia disposto a comprargliele, desidera realizzare il suo sogno, ossia guidare l’Europa, aumentando il proprio peso economico e internazionale, e per riuscirci non può permettere a nessun paese europeo, soprattutto di rilievo, di fargli concorrenza in casa: è successo con gli italiani per i cantieri Saint Nazaire, che alla fine non sono stati ceduti, è capitato con la fusione tra PSA e Fca, dove il governo di Parigi ha preteso all’ultimo momento un consigliere in più, per comandare. Peccato che se gli italiani non avessero venduto molte note aziende ai cari cugini si sarebbero alzate alte grida di sabotaggio del libero mercato da Parigi (mentre Sarkozy, ad esempio, venne a Roma a battere i pugni sul tavolo davanti ad un Berlusconi recalcitrante nel caso della Parmalat). L’abbraccio con la Francia, insomma, può stritolare l’Italia: speriamo che a Roma ne siano consapevoli. Infatti, con Draghi i rapporti possono essere (quasi) alla pari: ma non ci sarà sempre un premier di questo prestigio a Palazzo Chigi a difendere i nostri interessi contro l’avidità e l’ambizione smodate dei cugini d’Oltralpe.

Fabrizio Amadori 

nerosubianco.blog

Pubblicato in : EditorialeTag: berlusconi, draghi, europa, francia, golfo persico, governo, immigrazione, italia, libia, mercato, palazzo chigi, parigi, roma, sarkozy

Info Fabrizio Amadori

Genovese, nato nel 1971, diplomato al liceo classico “Mazzini”, laureato in filosofia all’Università Statale del capoluogo ligure, amo la letteratura in lingua tedesca e russa. Residente a Milano dal 1999, dopo varie esperienze, prima come responsabile di pizzeria (Germania) e poi come docente in Italia e all’estero (Zambia), mi occupo da gennaio 2007 di comunicazione per le aziende (dalle piccolissime alle multinazionali). Al mio attivo ho numerose pubblicazioni – articoli e interviste – su giornali e riviste culturali nazionali (“Ideazione”, “Filosofia”, “Poeti e poesia”, etc.). Da studioso in ambito letterario ho scritto soprattutto di teoria della scrittura (si veda, ad esempio, il mio breve saggio “Ragionare alla Poe”, “Avanguardia” n. 59). Sono stato il primo a parlare di “narratologia deduttiva” (“Prometeo” n. 145).
Ottenuta nel 2000 una borsa di studio e ricerca da una Fondazione italo-americana per sviluppare il discorso iniziato col mio pamphlet “Giovani e potere” – o “Giovani, sesso e potere” a seconda dell’edizione – (prefazione di Dino Cofrancesco), ho potuto lavorare a stretto contatto, tra gli altri, con Anita Desai e Philip Levine. Polemista, ho scritto per i giornali anche di cultura. Di recente ho iniziato a pubblicare alcune poesie – o “testi rimati” come li definisco io – sulla rivista “Poeti e poesia”. Già membro della segreteria della “Enzo Tortora” di Milano e Consigliere generale della “Coscioni”, mi sono occupato come oratore del referendum per l’abrogazione della Legge 40 portando a casa anche un importante risultato: convincere il quotidiano “Liberazione” – di ispirazione comunista – ad usare come allegato per la campagna il materiale dell’associazione radicale.

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