Non so se sono irriverente. Non sarebbe mia
intenzione, anzi. Mi sento invece molto preoccupato. La mia preoccupata
ansia non nasce perché il Presidente del Consiglio dei Ministri ha chiuso
tutto, ma perché lo ha fatto da avvocato (uomo di legge) e non da politico. Mi
riferisco alla cosiddetta autocertificazione dei motivi di esenzione
alle uscite di casa. Uno può certificare da solo che esce per: comprovate
esigenze lavorative; situazioni di necessità; motivi di salute; rientro presso
il proprio domicilio, abitazione o residenza. Durante la conferenza stampa
di ieri, a chi obiettava che che
l’autocertificazione non fosse il mezzo più efficace in un
paese dove i furbetti non mancano, il Presidente ha risposto da avvocato (uomo
di legge) e non da politico. Ha cioè detto che
l’autocertificazione ormai da anni è accettata come atto che regola i rapporti
tra stato e cittadini; quindi chi si autocertifica deve dire
la verità,
perché se dopo un eventuale controllo
risulta che ha detto il falso, nel caso di questa emergenza, commette
tre reati. Uno, ha detto il falso, due, è uscito di casa senza motivo, tre,
mette a rischio la salute di altri. Tutto a posto, un grande atto di
governo, ma senza responsabilità politica, solo quella legale. Lui continua a
fare l’avvocato degli Italiani e non il Presidente del Consiglio dei Ministri.
Non indirizza nulla, non dà segnali forti, parla un po’ meglio di
Azzeccagarbugli, ma la confusione è la stessa. E non poca. Anche i
detenuti che stanno protestando e quelli che sono scappati di
galera hanno commesso reati. Potrebbero autocertificare di averlo fatto
per: comprovate esigenze lavorative; situazioni di necessità; motivi di
salute; rientro presso il proprio domicilio, abitazione o
residenza. Soprattutto la seconda, mi pare cogente.
Gianluigi Corinto, collaboratore Aduc
L’irriverente cerca di capire l’autodenuncia per la mobilità individuale in emergenza
La mia preoccupata ansia non nasce perché il Presidente del Consiglio dei Ministri ha chiuso tutto, ma perché lo ha fatto da avvocato (uomo di legge) e non da politico.

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