
Il panorama economico e sociale che ci introduce a questo inverno delinea una crisi che non possiamo più permetterci di ignorare. L’impennata inflazionistica e il caro bollette stanno progressivamente erodendo il potere d’acquisto dei ceti medio-bassi, spingendo una fascia sempre più ampia di cittadini verso una soglia di povertà non più tollerabile. Di fronte a questo scenario, la retorica governativa della “coperta corta” rischia di trasformarsi in un pericoloso alibi per l’immobilismo. La stabilità democratica non si difende attendendo che l’esasperazione sfoci in piazze ingovernabili o manifestazioni quotidiane di dissenso; si garantisce anticipando i problemi con la lungimiranza della pianificazione sociale. In una visione autenticamente progressista e riformista, la carenza di fondi straordinari non è un destino ineluttabile. Le risorse esistono, ma vanno cercate con coraggio laddove si sono accumulate, a partire da una tassazione rigorosa degli extraprofitti energetici e delle speculazioni finanziarie, fino a un’operazione di chirurgia redistributiva tra le pieghe del bilancio dello Stato. Non è tempo di bonus temporanei o misure assistenziali a pioggia. Serve un intervento strutturale a tutela del lavoro e del welfare: scudi tariffari efficaci, indicizzazione reale dei salari e un potenziamento dei servizi pubblici essenziali. Restituire dignità sociale e giustizia economica alla collettività non è una concessione, ma il dovere primario di una politica laica che mette al centro il benessere delle persone prima delle rigide compatibilità di mercato.
Raffaele Amendola

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