È vero che la Spd ha sensibilmente ridotto la propria quota partecipativa, ma allo stato, continua a essere full member dell’organizzazione.

È vero che la Spd ha sensibilmente ridotto la propria quota partecipativa, ma allo stato, continua a essere full member dell’organizzazione come i socialisti e laburisti austriaci, australiani, belgi, brasiliani, canadesi, cileni, danesi, finlandesi, francesi, greci, israeliani, italiani (Psi), giapponesi, libanesi, palestinesi, portoghesi, spagnoli, svedesi e molti altri. Sono invece, invece, membri osservatori i laburisti inglesi, olandesi, norvegesi, maltesi. Nell’ultimo congresso dell’Internazionale socialista in Sudafrica nel 2012 si registrò una spaccatura sul nome del segretario generale. La spuntò il cileno Luis Ayala Longe sulla svedese Mona Sahlin.
In seguito a questa spaccatura alcuni partiti decisero di ‘retrocedersi’ da membro a pieno titolo dell’Internazionale socialista a semplice ‘Partito osservatore’. Luca Cefisi, unico esponente italiano nella Presidenza del Pse, sottolinea che “non sono in discussione i valori del socialismo democratico e della socialdemocrazia. La Spd festeggia con orgoglio il suo centocinquantesimo anniversario il prossimo 23 maggio a Lipsia, sostenendo con fierezza di non avere mai cambiato nome nel corso della sua lunga storia.
Il problema – prosegue Cefisi – è su quale organizzazione i socialisti del XXI secolo debbano darsi per avere un ruolo globale, soprattutto rispetto alla Cina, agli Usa e alla Russia, dove la socialdemocrazia non è presente. Crediamo che la gloriosa Internazionale Socialista abbia ancora un ruolo da svolgere e un richiamo più ampio alle forze progressiste può essere utile, ma non deve necessariamente essere una ragione di spaccatura del nostro mondo”.
(AGI)

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